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LETTURE DEGLI ANNI 00 – Novella 7 – (Ernest Hemingway – Per chi suona la campana)

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Lettura n. 7

Ernest Hemingway – Per chi suona la campana

La pistola del nonno.
Ho letto il romanzo giovanissimo. Tante cose mi avevano colpito ma la pistola no.
La scrittura di Hemingway mi risuonava dentro come se fosse mia. Per questo i suoi romanzi mi hanno accompagnato tutta la vita.
Dopo che mio padre è morto ho sentito il bisogno di rileggere Per chi suona la campana. É stato cosi che ho scoperto la pistola del nonno. Ed ho scoperto come il protagonista, Jordan, sentiva il proprio padre.
C’è un episodio. Siamo alla vigilia dell’attacco. I pensieri sulla morte si fanno più fitti e densi. Jordan ripensa alla pistola del nonno e vine colto da una crisi di panico. Il ricordo del nonno è solido e rassicurante, ma quello del padre, no. Vigliaccheria, dice Jordan. E teme di esserne stato infettato, nel profondo. Anche lui come il padre! Infettato dalla vigliaccheria del padre che non aveva saputo resistere ad una moglie strega, così, alla fine, aveva rinunciato a combattere. Si era sparato con la pistola del nonno.
Non avevo notato quell’episodio, alla prima lettura… mi era scivolato via senza lasciare tracce nell’animo e nella memoria. Eppure mi riguardava… anzi forse, era la cosa che mi riguardava di più in tutto il romanzo. A volte ci vuole della distanza per riconoscersi.
Mio nonno non possedeva una pistola… ma viveva rintanato, passando il tempo tra la sua stanza e la chiesa, eseguendo nel percorso decine di gesti rituali.
Mio padre guidava in silenzio. Stavamo andando al mare, territorio di libertà. Ci lasciavamo dietro la casa, spinosa, difficile…
Mia madre parlava tra sé… dolce, dimessa, anzi sottomessa.
Quasi tra se, disse: non si va più a Venezia.
Sospirò.
Sapevo cosa intendeva… a Venezia per viverci. Era stato proposto a mio padre un prestigioso incarico, ma lui aveva rifiutato. Allora e per sempre rimase misterioso il motivo di quella rinuncia.
Poi disse: neppure a Bergamo, quello stronzo!
Sapevo cosa intendeva… la seconda occasione di carriera che mio padre aveva avuto era appunto la città di Bergamo. Purtroppo anche un suo collega si era candidato e mio padre aveva rinunciato, rispettoso della maggiore anzianità del concorrente, lo stronzo.
Aggiunse, come se le cose fossero legate: io al Rotary club non ci posso venire; non ho da mettere niente e debbo stare con i figli.
Sapevo cosa intendeva… non poteva compiacerlo, facendo la moglie di rappresentanza, perché lei era una madre. Si vestiva il peggio possibile, si acconciava solo quando la parrucchiera, vedendola passare, le diceva… ma signora!
Sapevo anche che, non intendeva dichiarare la sua autonomia… anzi! Appena lui usciva di casa per le sue cene di rappresentanza, lei moriva di paura, tanto che non era più in grado di gestire la famiglia… e la sua famiglia, in casa esplodeva, per il resto viveva fuori casa.
Qualcuno mi disse: tuo padre è venuto qui giù, per stare vicino a tuo nonno…. quello dei rituali tra la chiesa e la camera.
Così, niente Venezia, niente Bergamo. E fu cosi che arrivammo ad abitare a Macondo tra persone grette ed altre, nascoste dalla boscaglia, che sapevano fare magie.
Mio nonno non possedeva, orgogliosamente una pistola.
E piano piano, mio padre, senza la gloriosa pistola, si rintanò in casa, tra libri e poesie e censendo i libri e gli appunti di suo padre… finì come il nonno.
Vigliacchi?

 9 Novelle Giovanni Bergamini

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