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LETTURE DEGLI ANNI 00 – Novella 6 – (Stephen King – Il Corpo)

Stand by Me

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Lettura n. 6

Stand by me (Il Corpo, Stagioni diverse) di Stephen King

Era agosto, albeggiava appena e tutti gli adulti in vacanza dormivano profondamente. Io no. Ero appena uscito dalla finestra per correre alla spiaggia. Davanti al fornaio incontrai il mio amico e un paio di bomboloni ricchi e caldi.
In spiaggia non c’era nessuno. Trascinammo la barca sulla riva. La armammo di vele, timone, deriva, remi e la facemmo galleggiare.
Il tempo era bellissimo, il mare piatto, non un alito di vento. Con i remi mi allontanai dalla riva seguendo la scia del sole nascente.
Alzammo le vele e aspettammo. Poi un refolo cominciò a muovere lo scafo.
Ci venne da ridere e da urlare. Tutto il mare era nostro. Gli ombrelloni erano lontani, come una pennellata indistinta sullo sfondo.
In quella risata c’era tutta l’infanzia del mondo.
A metà mattina, quando ormai era chiaro a tutti il perché mancava quella barca che si vedeva sull’orizzonte beccheggiare pigramente e gli adulti indicavano col dito e con rabbiosa ansia i due monelli troppo piccoli anche per quella barchetta, il tempo cambiò.
Si alzò un vento teso che veniva da terra. Un bellissimo vento che faceva planare la barca, velocissima sull’acqua immobile. Perdemmo la sensazione del tempo, follemente impegnati a dominare quella cosa potente e imbizzarrita, bizzosa e mutevole che voleva trascinare la barca a suo piacimento. Le vele sbattevano rumorosamente.
Rumore velocità eccitazione rischio.
Quando fummo stanchi e misi la barca contro vento per riposare e così seppi che eravamo nei guai.
Il tempo era diventato tempestoso e già cominciava a cadere un pioggia dura e fredda che colpiva con spilli. Il vento ci aveva portato lontano. La terra era una striscia collocata al di là del muro ruggente che ci stava martellando.
Mi misi a fare lunghe boline. Dopo un ora non avevo conquistato che poche braccia di mare verso la costa. A riva, sotto la pioggia, non erano rimasti che i genitori e il capo bagnino. Guardavano quel guscio bianco che appariva e spariva dietro le onde che crescevano. Le madri imploravano un motoscafo per venirci a prendere. Il bagnino diceva: ce la stanno facendo.
Quando arrivammo a riva eravamo gonfi d’orgoglio.
Il bagnino ci aiutò a portare sulla sabbia la barca… era serio, ma ghignava senza guardarci negli occhi.
La mamma, invece, piangeva disperata… mi fece sentire morto. E fece di tutto per strapparmi dall’anima la mia sensazione eroica. Mio padre per la prima volta mi colpì sul viso col dorso della mano, era indignato.
Da adulto ho letto Il copro (Stand by me) racconto di Stephen King. Mi sono commosso.
É un racconto dolce, nostalgico. Coglie bene le sfumature ambigue delle avventure adolescenziali di un eroismo da poco, ma che rimane completo patrimonio degli infanti che le hanno compiute.
Dopo che mi fui asciugato alcune lacrime, mi accorsi che nel racconto non compaiono adulti. Il racconto possiede molte più sfumature amare, rispetto al mio ricordo dell’adolescenza, ma gli adulti sono fuori dall’orizzonte… nel bene e nel male.
E… per lo più, sono cattivi.
Esattamente la sensazione che è rimasta nella mia memoria. Quando entri in contatto con gli adulti, ti portano via qualcosa.

9 Novelle Giovanni Bergamini

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