,

LETTURE DEGLI ANNI 00 – Novella 4 – (Elena Ferrante – I giorni dell’abbandono)

I giorni dell'abbandono

TUTTE LE LETTURE —> LETTURE DEGLI ANNI 00

Lettura n.4

I giorni dell’abbandono di Elena Ferrante.

C’eravamo tanto amati eppure non è contato niente. E, quando è stato il momento è successo ugualmente.
E io non avevo letto il libro della Ferrante. Avevo letto tante storie nelle quali incidentalmente capitavano conflitti familiari che poi sfociavano in separazioni. Altri libri dove l’egoismo o la passione produce tradimenti devastanti che toccano le corde del cuore. Ma capita che ci si commuove e poi ci si consola: perché dovrebbe capitare a me!
Quando è stato il momento è successo ugualmente.
Così un giorno di primavera, lei dice dobbiamo parlare.
Gelo. Ho preso il mucchietto di cenere da sotto il lavello, pronto a cospargermi il capo.
Invece, quello non serviva, perché era finita.
Lo sapevo che non serviva, ma ci ho provato lo stesso, rendendomi ridicolo.
Così sono rimasto seduto, svuotato, mentre la primavera sbocciava. È una sensazione lacerante, dove lacerante non è una metafora.
È un dolore che non avevo mai provato.
In un attimo, in quello sgomento cosmologico, ricordai come ci eravamo messi insieme e come eravamo arrivati al matrimonio e poi alla decisione di avere figli.
Feci appello a quei sentimenti antichi e cercai di richiamare il patto di lealtà e la complicità che ci aveva unito e tenuti insieme per tanti anni.
Scoprii che non c’era più nulla. Era finito l’amore, era finita la fiducia, era finito il rispetto. Non ero più nemmeno un uomo.
Poi col tempo le colpe e le cause non hanno più la minima rilevanza. Ma all’inizio sono un tormento e riempiono la vita. Diciamo che sono il cicatrizzante che tenta di chiudere le parti più lacerate. E tengono occupata la mente per impedire che il vuoto costringa a raggiungerlo gettandosi dal balcone.
Io ero consapevole che ci sono tre cose che uccidono l’amore: il tradimento, l’indifferenza e la disistima.
Lei non aveva sofferto di quello.
Forse aveva sofferto del fatto che mi ero innamorato della famiglia e dei figli. Di quell’accusa mi sarei dichiarato colpevole: amavo più i figli di lei; figli per i quali mi ero addirittura sperimentato nel cambio di pannolini, nella preparazione delle pappe, nella cura della loro crescita, sacrificando la mia carriera per andare a prenderli alla scuola materna, coprendo i sessanta chilometri che mi separavano dalla sede di lavoro con delle folli corse in auto. Ero innamorato.
Ma che importanza ha. Nessuna.
Poi ho letto la Ferrante nei I Giorni dell’abbandono.
Ogni pagina è stata una sofferenza atroce. Ho rivissuto momento per momento le infiniti morti che l’abbandono procura. Pagina dopo pagina morivo, identificandomi.
E morivo ogni volta che tentavo di resuscitare cercando di rimanere legato proprio alla persona che ti ha fatto morire. Si muore tante volte, ma tante e tante, finché non passa.
Non so quale masochismo mi ha fatto andare avanti nella lettura. Non ricordo nemmeno come finisce. E di certo non lo andrò a recuperare adesso, quel finale.
Ho il mio.
Che è meraviglioso.

9 Novelle Giovanni Bergamini

0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Fornisci il tuo contributo!

Rispondi