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LETTURE DEGLI ANNI 00 – Novella 2 – (Gabriel García Márquez – Cent’anni di solitudine)

Cent'anni di solitudine

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Lettura n.2.

Cent’anni di solitudine di Gabriel García Márquez.

Non avevo letto Cent’anni di solitudine, forse perché era stato appena scritto.
Se l’ avessi fatto avrei avuto un idea più precisa di cosa capita quando quegli ormoni invadono il cervello.
Avevo già letto diverse opere che narravano l’amore. Addirittura avevo letto il Piacere dannunziano. Ma quelle espressioni poetiche, quelle allusioni metaforiche erano scivolate via senza insegnarmi nulla.
Invece l’inseguimento dell’odore di fumo in Cent’anni è preciso. Ti dice cosa ti capita e come sorge la prima volta. Ti dice come improvvisamente lasci indietro gli affetti e le complicità che fino a quel momento ti sono stati cari.
Poi io vivevo a Macondo. Non era quello il nome del mio paese, ma il tasso di irrealtà, l’epica sgangherata, il senso dell’avventura, erano più o meno le stesse. Dunque avrei capito.
Ma non l’ avevo letto. Quindi non lo sapevo.
Ed era un doposcuola. Un pomeriggio primaverile , uno normale, uno senza pretese e senza palpiti.
Si era insieme, ragazzi e ragazze, di varie età; forse più bambini che ragazzi.
Ero intento a fare nulla, assieme ad un amico, quando un gruppo tre quattro ragazzine si avvicina e dice che hanno una sorpresa per me, ma che non debbo farmi vedere da nessuno.
Così faccio un giro per il cortile della scuola e le raggiungo dietro l’edificio, vicino alla discarica.
Quando arrivo sono tutte in cerchio, poi si aprono a ventaglio e se ne vano correndo.
Mi hanno preso in giro. Già mi aspetto il coro… invece una di loro è rimasta. È ferma ed aspetta che mi avvicini, poi mi prende per mano e mi fa accostare al muro, dicendo che nessuno ci deve vedere.
Non conosco questa bambina. So che è la sorella piccola di un mio compagno di scuola.
Le mi sussurra all’orecchio: mi vuoi sposare?
Sento un bruciore ovunque. È una totale eruzione ormonale e di sentimenti.
Sto per dirle di sì… non so perché, forse per il semplice motivo che quel calore è meraviglioso.
Lei sente un rumore e scappa via.
Mi evita per tutto il pomeriggio, e io non trovo il modo di dirle il mio sì… e poi la voglio baciare… non so bene.
Allora, l’aspetto all’uscita. Invece di correre in bici dagli amici, aspetto. Lei esce. Aspetta pure lei. Mi dice che il padre è in ritardo. Non si avvicina, si scosta se provo io, non mi da modo di parlare.
Idea: ti porto a casa io con la bicicletta. Lei accetta e io le dirò a breve quello che sento.
Pedalo da pochi minuti, pieno di fiducia e di attesa.
Dietro la curva incrociamo il padre.
Scende dall’auto e la strappa da me. La fa salire in macchina, mentre le rifila uno scappellotto.
Da allora, non sono più riuscito a darle la mia risposta.
Mi sentivo in colpa. Avevo paura che il padre l’avesse picchiata a casa, per colpa mia.
In breve, rimossi l’accaduto. Non ricordo neppure se venne mai più al doposcuola, né ricordo cosa fece suo fratello a scuola.
Non sapevo che l’odore di fumo va inseguito anche al buio e nel pericolo. L’ho scoperto più avanti.
Peccato non aver letto i Cent’anni…

9 Novelle Giovanni Bergamini

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