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LE FORMULE SEGRETE DI POE

CatturaL’uomo di Poe è sottoposto sempre a perfide leggi algebriche, a inesorabili teoremi di geometria. A volte ne è la vittima, a volte l’architetto.

Esemplare per questo rispetto l’indagine esistenziale allegorizzata nel meccanismo di Il pozzo e il pendolo, in cui la condizione umana appare sottoposta a un’equazione di tempo e spazio. Non per nulla l’eroe di Poe è l’individuo che possiede i mezzi per dominare lucidamente il mistero gravido di spaventi di una situazione limite. È il detective, l’uomo dotato di abilità cognitive altamente affinate, che gli consentono di ridurre in rapporti matematici e logico-deduttivi l’essenza oscura degli eventi. Conoscere le leggi che presiedono ai rapporti di causa-effetto consente di non essere travolti dalla massa variabile degli accidenti e di ricondurre le allucinazioni o le deformazioni ottiche, alimentate da paure irrazionali, a soluzioni plausibili. La mostruosa sfinge che terrorizza il protagonista del racconto omonimo si rivela un insetto.

Con Poe si può dire di essere davvero usciti dal Romanticismo. Tutti i riferimenti alla vita intima dell’io, nonostante la maggioranza dei racconti siano in prima persona, sono estremamente abbreviati e semplificati, senza risultare peraltro aridi, perché tutto l’interesse emotivo scaturisce in realtà da una regola costruttiva intellettuale, dall’applicazione di un modulo astratto, in precedenza elaborato dall’autore, che deve poi verificarlo sperimentalmente nel laboratorio della pagina scritta. I mattoni che vengono cementati, strato dopo strato, per murare vivo Fortunato nel Barilotto di Amontillado sono numerati con una progressione aritmetica tanto precisa (undici strati) quanto indefettibile; le dimensioni e la pianta geometrica del carcere del Pozzo e il pendolo, e le stesse oscillazioni periodiche del micidiale meccanismo contengono la formula matematica del plot. C’è una pendola d’ebano che batte le ore e scandisce il climax ascendente del terrore anche nelle sette sale di La maschera della morte rossa, scoccando i dodici colpi della mezzanotte per segnare l’apparizione soprannaturale, e cessando del tutto alla morte dell’ultimo invitato. Il gorgo di Una discesa nel Maelström è dominato da una legge di incremento progressivo. Morella si basa su una semplice equazione a una incognita; così come il nucleo che racchiude tutto il vero orrore della Caduta della casa Usher risiede nella corrispondenza biunivoca tra la lettura dei passi del libro di sir Launcelot Canning e i sinistri rumori provenienti dalla cripta. E il terrore di essere stato sepolto vivo, che fa urlare il protagonista di Il seppellimento prematuro, nasce dalla circostanza che le misure esigue della cuccetta dove si è addormentato sono simili a quelle di una bara (“La sua ampiezza massima non superava i quarantacinque centimetri. La distanza del suo fondo dal ponte sovrastante era precisamente la stessa.”). È non è il ritmo del cuore che progredisce in maniera geometrica a spingere alla confessione il protagonista di Il cuore rivelatore?

Le situazioni apparentemente varie sono sempre riconducibili a quantità esatte ed esprimibili in formule numeriche, una volta espunto l’attrito di contingenze qualitative, e semplificate così nei loro meri elementi condizionali, permettendo l’accadere del caso paradigmatico preso in considerazione in ciascun racconto come sommatoria di dati. Ogni altro elemento descrittivo non solo è secondario ma viene destinato al fine ancillare di rimpinguare con una fittizia apparenza di carne, sangue agghiacciato nelle vene, capelli ritti e sudori freddi i meccanismi inflessibili che si muovono sulla scacchiera dell’affabulazione. Si tratta di ovvi pretesti, superfici trasparenti che non appannano, se non lievemente e con discontinuità, il cristallo solido di queste costruzioni nitide che intrappolano l’incubo dentro le proprie sfaccettature adamantine.

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