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L’arte come emulazione dell’arte: la pittura di Claudio Bravo

Possedeva tre palazzi in Marocco, viveva circondato da uno stuolo di camerieri, segretari, portieri e giardinieri. Il cileno Claudio Bravo è stato uno dei più quotati e richiesti pittori del mondo. In un mercato artistico dominato dalle estrosità provocatorie, dal ready made, dal collage multimediale, saper dipingere alla vecchia maniera è una tara estetica imperdonabile.  

Ricco e prolifico come Rubens, ritrattista portentoso come Holbein, nitido come Ingres, meticoloso come un Manet fiammingo, Claudio Bravo abbina il limpido lirismo di Vermeer con la mimesi esasperata degli iperrealisti. Le sue nature morte così terse da essere allucinate ci osservano dalle pareti del MoMA e del Metropolitan Museum di New York, del Boymans-van Beuningen di Rotterdam, del Museo Rufino Tamayo di Città del Messico, i suoi colori brillanti riverberano da Santiago del Cile a Colonia, dal Pacifico all'Oceano Indiano.


Ragazzo prodigio come Van Dyck, ritrae impassibile i peggiori ceffi del potere, compresi Francisco Franco e i coniugi Marcos. La sua arte virtuosistica è in grado di riprodurre con l’autorevolezza epica di Velázquez e di Zurbarán la carta sgualcita e gli spaghi che legano un pacco, le matasse di filo e le confezioni di detersivo, i fiori in vaso e i guantoni da box, in virtù di una tecnica illusionistica che sfida la verosimiglianza. A differenza del semplice iperrealismo, i suoi quadri riproducono enfaticamente la percezione ottica del reale, ma solo per emulare i maestri del Rinascimento e del Barocco. Le sue finestre non si affacciano sul mondo visibile ma sulle pinacoteche.

Le tele di Bravo colgono i riverberi cromatici che il Prado e il Louvre imprimono nella memoria culturale che condiziona la sua visione del mondo. Quando Tangeri diventa la roccaforte della sua arte, il Marocco tinge di esotismo il repertorio delle sue opere ma non ne altera la sostanza metapittorica. Il suo apparente realismo accademico è in realtà un dialogo irriverente con la storia dell'arte. La sua bravura è sfacciata fino all’arroganza, così compiaciuta da essere sprezzante e da sfidare la realtà sul suo stesso terreno.

Ancora una volta sembra che sia la natura a cercare di imitare l’arte. Ma la natura si riconosce sconfitta davanti a Bravo.

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