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L’AMANTE DEL VULCANO

master_study__lady_hamilton_with_velociraptor_by_obywatelsowa-d7auqccAutunno 1772. Siamo in una casa d’aste londinese. Lord Hamilton ha messo in vendita un quadro di Correggio, ma l’asta è andata deserta e il gentiluomo oscilla tra la delusione per la mancata vendita e il compiacimento per il possesso del capolavoro. Lord Hamilton è un uomo flemmatico, ma ha due grandi passioni: i vulcani e le antichità classiche. È attratto dalle forze incontrollabili della natura. Forse esorcizza la sua paura dell’irrazionale e delle energie imprevedibili latenti nel mondo, concentrandosi nello studio delle eruzioni e dei terremoti.

Sir Joshua Reynolds, Lord W. Hamilton, olio su tela, 1776-1777

Sir Joshua Reynolds, Lord W. Hamilton, olio su tela, 1776-1777

La sua seconda moglie Emma Lyon ha il fascino dei cataclismi. Viene da una famiglia poverissima, non ha uno straccio di istruzione, ma sa ballare e ha un talento da attrice. Precocemente iniziata al sesso, ragazza madre, puttana e poi mantenuta, si insedia con disinvoltura nel nuovo ruolo sociale che le garantisce l’accesso alla corte borbonica.

Portrait of Emma Hart, later Lady Hamilton, George RomneyFa girare la testa a tutti, uomini e donne, compresa la regina Maria Carolina, moglie di Ferdinando I° di Napoli. Quando tra Emma e l’ammiraglio Horatio Nelson scoppia una passione erotica, Hamilton la osserva da una prudente distanza, come uno dei fenomeni naturali di cui è curioso.

A narrare, con lenti moderne e in maniera romanzata, il triangolo amoroso tra Lord Hamilton, sua moglie Emma e l’ammiraglio Nelson, è stata la scrittrice statunitense Susan Sontag, che nel 1992 pubblicò The Volcano Lover: A Romance, una “commedia grottesca”, come fu definita da Julian Barnes, sullo sfondo della Napoli borbonica, insanguinata dalla repressione antirivoluzionaria e dominata dal pennacchio fumante del Vesuvio. La fredda ossessione di Hamilton per i minerali e gli oggetti esumati dall’archeologia trasponeva un’inibizione sessuale e un’incapacità di gestire le passioni e gli impulsi erotici? Lo scavo psicologico che la Sontag fa del protagonista lo lascia credere. Emma appare, al contrario del marito, una donna dominata dal calore dell’istinto e dall’umana empatia, nonostante la volgarità della sua indole. Ceduta dal suo antico amante al proprio zio in cambio di un sostanzioso prestito, Emma Lyon diventa Lady Hamilton, seconda moglie dell’aristocratico scozzese che cerca, Pigmalione a rovescio, di plasmare la bellissima plebea in una raffinato simulacro di gentildonna da salotto.

Collezionista ossessivo, Hamilton ottiene un’intera collezione di donne sposandone una. Emma, con il suo temperamento istrionico, riesce a essere la sgualdrina dei sobborghi londinesi ma anche a interpretare la dama contesa dai salotti napoletani; la pietosa infermiera del corpo straziato di Nelson e la spietata sobillatrice di condanne esemplari contro i ribelli antiborbonici; la Musa dei pittori e dei poeti e la frivola protagonista delle cronache mondane; l’icona chic dello stile Regency e la popolana irrimediabilmente sguaiata.

I pittori riescono a malapena a ritrarre i suoi multiformi aspetti. George Romney la dipinge in tempi diversi come una ingenua e pensosa fanciulla biancovestita,George_Romney_-_Emma_Hart_in_a_Straw_Hat

poi come dama cinta di bende e panneggi neoclassici.

by George Romney, oil on canvas, circa 1785

In un poliedrico gioco scenico, Emma indossa di volta in volta i panni di un’ammaliante Calipso,Emma Hart (c.1765–1815), Lady Hamilton, as Calypso by George Romney NT Waddesdon Manor

di una scarmigliata e furente Medea,george romney lady hamilton medea

della shakespeariana Miranda,George Romney, Portrait of Emma Hart as Miranda (later Lady Hamilton), 1785

di una penitente Maddalena,George_Romney_-_Lady_Hamilton_as_The_Magdalene

di una mistica Sibilla,Hamilton_-_Emma_Hamilton (1)

di una estatica Vestale,Lady Hamilton as a Vestal George Romney

di una soave Santa Cecilia,Lady Hamilton as St Cecilia by George Romney, 1785

di una statuaria Circe.lady hamilton nelle vesti di circe

La Vigée-Lebrun la vede ora come Arianna abbandonata,Vig-e-Lebrun-Lady-Hamilton-as-Ariadne

ora come discinta BaccanteLady Hamilton as a Bacchante, by Marie Louise Élisabeth Vigée-Lebrun, 1790–1791

ora come austera Sibilla persica.Lady-Hamilton-as-the-Persian-Sibyl-1792-by-Elisabeth-Vigee-Lebrun

Angelica Kauffmann la dipinge una volta, come un’eroina tragica in un peplo greco,

(c) Paintings Collection; Supplied by The Public Catalogue Foundation

e un’altra la vuole in veste di Talia, la Musa comica.Angelica Kauffmann Lady Hamilton as the Comic Muse Thalia (1791)

Una versatilità sconcertante di attitudini e pose istrioniche che non poteva che affascinare Goethe, autore di un romanzo sulla vocazione teatrale. Tra i personaggi storici convocati nel romanzo della Sontag c’è anche lo scrittore tedesco, ospite illustre di palazzo Sessa, che non manca di sentenziare: “Il grande fine dell’arte è quello di colpire l’immaginazione e….a volte è necessario per l’artista di deviare dalla rigorosa verità storica.” Una massima che sembra messa apposta dalla scrittrice per giustificare il procedimento del suo romanzo, che si libra volubilmente tra documenti storici e libera interpretazione.

Ma qual è la verità storica? Hamilton, inviato straordinario della Corona britannica, sbarcò a Napoli il 17 Novembre 1764 e in seguito fu nominato ambasciatore presso il trono di Ferdinando di Borbone fino al 1800, con un intermezzo a Palermo nel 1798, durante la Repubblica Partenopea. Nella capitale del regno, risiedette a Palazzo Sessa, ubicato nel quartiere San Ferdinando, in via Santa Maria a cappella vecchia 31, vicino all’attuale Piazza dei Martiri, oggi sede del Goethe Institut.

p1070026 Ma il diplomatico possedeva anche un casino di delizia sul promontorio di Posillipo, che egli chiamò poi Villa Emma, di cui non resta nulla se non una vaga traccia del sito.

Come Plinio, il lord scozzese era erudito e dilettante di scienza, goloso di eruzioni vulcaniche, avido di fenomeni sismici, ingordo di scosse telluriche. Come base per le sue escursioni sul Vesuvio fumante, prese in affitto Villa Angelica, un edificio barocco progettato da un allievo di Ferdinando Sanfelice. Lord Hamilton, nella sua corrispondenza, pretendeva fosse collocata a Portici, (oppure, come in una lettera al conte di Morton, presidente della Royal Society, tra Ercolano e Pompei) forse perché faceva più fine nominare la località prestigiosa dove sorgeva la Reggia borbonica, piuttosto che i rustici vigneti di Torre Annunziata, nei cui pressi in realtà la villa è stata individuata. Un mese sì e uno no, il diplomatico saliva sul cratere del Vesuvio, per le sue osservazioni vulcanologiche e per raccogliere minerali piroclastici da aggiungere alla sua collezione. Quando tornava dalle sue spedizioni, scriveva infervorati e dotti resoconti alla Royal Society: “Ho passato tutta la giornata, fino a mezzanotte, sulla montagna, seguendo il corso della lava che, come un torrente, eruttava dal versante del monte, fino a circa un mezzo miglio dalla bocca del vulcano, accompagnato da violente esplosioni, che lanciavano in aria materiale infiammato fino a considerevole altezza” (“…I passed the whole day and the night of the twelfth upon the mountain, and followed the course of the lava to its very source: it burst out of the side of the mountain, within about half a mile of the mouth of the Volcano, like a torrent, attended with violent explosions, which threw up inflamed matter to a considerable height…”).

La raccolta delle sue lettere finì per comporre il volume Campi Phlegraei. Obsevations on the volcanos of the Two Sicilies, (Napoli, 1776-79), illustrato con 59 tavole incise in rame da altrettante guaches di Pietro Fabris, un pittore napoletano molto apprezzato da Hamilton. Queste illustrazioni, mirabili per accuratezza scientifica e risultato estetico ne fanno uno “tra i libri illustrati più belli del XVIII secolo” ( vedi campi flaegrei).fig. 2(1)

Alla passione per la lava e i lapilli, Hamilton aggiunse presto quella per le antichità greche e romane. Tombarolo impenitente, impegnato in scavi clandestini sui siti delle sepolte Pompei ed Ercolano, accumulatore seriale di vasi, fibule, bronzi, terrecotte, statuine, coppe, càntari, anfore attiche, buccheri etruschi, dadi, busti, gioielli d’età imperiale, sigilli, castoni, bassorilievi votivi, e ogni sorta di aggeggi e carabattole purchè a. C. , il lord scozzese trapiantato nel Regno di Napoli, semmai vide a teatro La Famiglia dell’antiquario di Goldoni, dovette turbarsi a vedersi rispecchiato nel palermitano conte Anselmo, caricatura di un fanatico delle anticaglie, talmente assorbito dalle sue maniacali collezioni da non porre mente a quello che succedeva in casa sua. 

Negli anni 1766–1767 pubblicò quattro volumi di stampe che riproducevano la sua intera collezione di reperti etruschi, greci e romani, avvalendosi nientemeno che della collaborazione di Winckelmann: A Collection of Etruscan, Greek, and Roman Antiquities from the Cabinet of the Hon. W. Hamilton (1766-76) che influenzò gli artisti neoclassici. Collection_of_Etruscan,_Greek_and_Roman_antiquities_from_the_cabinet_of_the_Honourable_William_Hamilton_(1766)_(14594370727)

Josiah Wedgwood a uno dei vasi riprodotti nel catalogo si ispirò per le porcellane della sua celeberrima manifattura

Vaso Wedgwood and Co. ca. 1780, manifattura dello Staffordshire

Vaso Wedgwood and Co. ca. 1780, manifattura dello Staffordshire

e non mancò di riprodurre entro un pregevole cammeo di porcellana il profilo di Hamilton in vesti romane.Hamilton is here shown in the guise of a Roman. Jasperware with is gilt wood frame. Wedgwood & Bentley (impressed mark), 1779. 

L’intera raccolta si trova adesso al British Museum, a cui il Lord la vendette nel 1772.

Pezzi della collezione Hamilton sono ancora visibili in un dipinto del 1770 di quello stesso Pietro Fabris che illustrò il volume sui vulcani; dipinto che oggi si ammira presso la Scottish National Gallery di Edimburgo. Pietro_Fabris_Mozart a Napoli. In un dipinto di Pietro Fabris custodito a EdimburgoSolo recentemente si è scoperto che il quadro ritrae, fra gli altri, Leopold e Amadeus Mozart che suonano nel corso dell’intrattenimento musicale offerto dall’ambasciatore britannico nel suo palazzo. Una rara testimonianza del soggiorno napoletano dei Mozart, ospiti di Lord Hamilton, secondo il musicologo Domenico Antonio D’Alessandro, (I Mozart nella Napoli di Hamilton, Napoli, Grimaldi, 2006).

mozart_NapoliInfatti, nel corso della loro tournée italiana del 1770, Leopold Mozart e il suo rampollo prodigio Wolfgang Amadeus giunsero a Napoli e, dopo essere stati ricevuti dal primo ministro Tanucci nella Reggia di Portici, furono ospiti degli Hamilton, da loro conosciuti a Londra. Catherine, la prima moglie dell’ambasciatore britannico, suonò l’arpicordo in una maniera così soave da commuovere il piccolo Mozart.

 David Allan, William e Catherine Hamilton

David Allan, William e Catherine Hamilton

Contagiato dalla passione vulcanologica e archeologica di Lord Hamilton, anche Mozart andò in gita sul Vesuvio e visitò gli scavi di Pompei e di Ercolano, rimanendone entusiasmato. L’incontro tra Mozart e Hamilton non poteva mancare di essere ricordato anche nel romanzo di Susan Sontag.

Peccato che dopo aver narrato lo scabroso ménage tra la favorita della regina di Napoli, e l’eroico ammiraglio vincitore di Trafalgar, sotto lo sguardo connivente del marito di lei, il romanzo tace sulle ultime tristi peripezie di Emma. Tornati tutti in Inghilterra, Emma partorisce una bambina. Il padre è ovviamente Nelson, tant’è che la chiamano Horatia. L’ammiraglio compra Merton Place, una modesta palazzina dalle parti di Wimbledon, dove va ad abitare con Emma. Al centro dei pettegolezzi mondani, Emma è anche il baricentro della moda londinese e tutte le donne ne imitano le acconciature, gli abiti e persino i menu delle sue cene. Ma con la morte di Lord Hamilton e poi di Nelson, le cose si mettono male per la regina dei salotti. Rimasta senza un soldo, dimenticata da tutti, si copre di debiti e finisce persino in prigione. Per sfuggire ai creditori ripara in Francia, dove, alcolizzata e in bolletta, muore per una misteriosa infezione.

Il romanzo della Sontag si chiude invece con il testamento postumo di Eleonora Pimentel, animatrice della Rivoluzione partenopea e per questo giustiziata sul patibolo, vittima delle epurazioni sanguinose suggerite proprio da Emma Hamilton a Nelson.

La scrittrice si serve della voce della Pimentel per congedare l’intera vicenda che ha appena narrato con una triplice e lapidario explicit: “Si credevano civili. Erano spregevoli. Che siano dannati.” (“They thought they were civilized. They were despicable. Damn them all.”)vulcano

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