LA VETRINA TIRATA A LUCIDO di A. Masoni

Meta ambita da milioni di visitatori di tutto il mondo, curiosi di scoprire particolarità di culture straniere o esotiche, che per la nostra civiltà occidentale a volte sembrano ancora così distanti, Expo Milano 2015 avrebbe dovuto concentrarsi sull’argomento dell’alimentazione, ma nessun Paese ha perso l’occasione per pubblicizzare le principali attrazioni turistiche e i punti di forza delle loro economie.

Essendo ormai alla fine di questa manifestazione, possiamo dire che l’afflusso di turisti è stato sicuramente positivo ed ha potuto dare un buon sostegno alla nostra economia. Ancora non è certo se i costi per la costruzione dei padiglioni e delle infrastrutture verrà coperto dagli introiti dei biglietti. Forse per coprire totalmente la voragine delle spese ci sarebbe voluto un flusso di persone insostenibile per la macchina Expo.

Per quanto riguarda poi il tema “Alimentazione”, mi sarei aspettato che fosse dato più spazio alle problematiche legate alle carenze e alla povertà delle nazioni dove la fame non è ancora debellata o dove l’efficienza agricola è più scarsa. Ma dei problemi reali dell’accesso al cibo e alla distribuzione ineguale delle risorse non c’è traccia. Una speranza più frivola riguardava l’aspettativa di un punto di assaggio gratuito di prodotti tipici in ogni padiglione. Nonostante ci sia stato due volte, sono ben lontano dall’avere visto tutti i padiglioni. In quelli più gettonati e presi d’assalto da torve umane non ho potuto mettere piede. Tuttavia un’idea complessiva me la sono fatta: Expo è una gigantesca vetrina, ben addobbata, dove ogni Paese, anche il più umile, mette in mostra quanto ha di meglio da offrire e forse anche quel che non ha. Resta l’impressione di avere assistito a un’abile messinscena dove tutto sembra un po’ finto.

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