LA TERRIBILE DEA KALÌ di L. Marchetti

Eccomi in India, più precisamente a Nuova Delhi. Dopo aver visitato la città, ho deciso di ricercare qualche informazione su aspetti meno noti della religione induista, un culto politeista e teriomorfo che venera anche alcuni animali.

Sono stato particolarmente colpito dalla leggenda che circonda il nome della dea Kalì. Spesso viene rappresentata seminuda, con gli occhi rossi e spalancati, una collana di teschi, quattro braccia con le mani sporche di sangue e una bocca aperta intenta a divorare i cadaveri; caratteristiche che rendono questa figura macabra e spaventosa.

Nei testi sacri viene descritta come la moglie del dio Shiva, entrambi considerati dei della distruzione; in particolare Kalì fu mandata sulla terra per uccidere dei demoni che la infestavano, ma infervorata dalla sete di sangue cominciò ad uccidere anche gli umani e a magiare i loro corpi. Unico in grado di fermarla fu proprio suo marito, che gettatosi tra i cadaveri, fece riscuotere la dea che interruppe la propria ira.

Nonostante Kalì sia probabilmente una delle divinità più feroci, è considerata una dea benefica e in tutta l’india sono presenti templi a lei dedicati nei quali si fanno spesso sacrifici in suo onore. Particolarmente devota le era la setta dei Thug, che le dedicavano sacrifici umani in cambio di protezione per i loro crimini, visto che avevano fama di banditi e di assassini spietati. La fama sinistra di questa setta si deve più che altro alle invenzioni romanzesche di Eugène Sue, nell’Ebreo errante, seguito da Jules Verne, nel Giro del mondo in 80 giorni, e dal nostro Emilio Salgari, fino a Conan Doyle che in un episodio di Sherlock Holmes crea una sfida tra il detective più intelligente del mondo e la setta più sanguinaria.

 

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