SIERRA LEONE: AMORE CONTAGIOSO di G.Marozzo

Da pochi giorni ho lasciato la mia seconda destinazione, la Sierra Leone, un paese di una bellezza straordinaria, un paese che cerca di riscattarsi nonostante le immani tragedie che sono avvenute all’interno dello Stato.

Pensate che inizialmente la Sierra Leone era una colonia britannica e veniva utilizzata come prigione per gli schiavi, infatti il nome della capitale è Freetown (città libera); chiamata così per ricordare la vicenda della liberazione dei suddetti prigionieri.

Inoltre nel corso degli anni il paese si è risollevato da pesanti conflitti e da fasi in cui era in stato d’emergenza ma nonostante questo la Sierra Leone risplende, come il sole che scalda il suo territorio.

Il mio viaggio è iniziato all’aeroporto, subito dopo aver fatto tutte le vaccinazioni idonee, quando sono arrivato a Freetown.

A primo impatto la città era diversa da come me la immaginavo, non era la solita città industrializzata ma piena di colori e i cittadini che la abitano sono simpatici e ospitali. 

Nei giorni successivi sono partito verso le Tingi Mountains e le Tiwai Island per fare bird watching, un’attività a me consigliata da alcune persone.

Forse è stata una delle esperienze più belle che abbia fatto, perché ho capito quante specie bellissime di animali esistono al Mondo.

La Sierra Leone ha una vasta gamma di volatili, di colore e di aspetto divers. i miei preferiti sono stati il turaco, un uccello dal colore verdastro con una sorta di cresta verde, il gonolek, una sorta di pettirosso con la testa giallognola ed il succiacapre, un uccello con delle ali particolarissime; ma la lista potrebbe andare all’infinito perché erano tutti bellissimi.

Nei giorni successivi sono ritornato a Freetown ed ho potuto ammirare le sue bellissime spiagge, affiancate da una fitta vegetazione tropicale e incorniciate dalle montagne della Sierra Leone.

L’ultima giornata l’ho trascorsa esplorando la flora del posto, dove le foreste tropicali si uniscono ad alcune cascate e ruscelli che diventano la dimora degli ippopotami.

The Mabang River

Infine ho avuto l’occasione di parlare con gli indigeni del posto; per fortuna la lingua principale della Sierra Leone è l’inglese, mi hanno raccontato la distruzione della guerra civile che hanno visto con i loro occhi e le morti dei loro parenti per colpa dell’ebola, ma ora sembra tutto passato.

Sono stati gentilissimi con me, così tanto che mi hanno regalato una collanina, con una rappresentazione in miniatura di una maschera tribale, una delle più importanti rappresentazioni artistiche dell’arte del posto.

Il giorno dopo sono ripartito e sono tornato a casa, arricchito di una nuova esperienza forse un po’ più speciale di tante altre.

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