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APOCALISSE DIETRO L’ANGOLO di Angelo M. De Cicco

      apocalypse_by_sethpda-d33hvxo Un fantasma si divincola per liberarsi da una casa sanguinosa. Altri fantasmi escono dalla doccia, non finiscono mai, come un’immensa cascata di anime che si impossessano di tutti i corpi che trovano.

La città vive come tutti i giorni: i bambini escono per andare a scuola, le fabbriche aprono, i treni partono. Tutti sono tranquilli, ma una falce spunta da dietro l’angolo. Il giorno ormai ha i minuti contati e la notte sta calando. In quella casa i fantasmi sono agitati. La gente inizia a innervosirsi. Nei treni i pendolari continuano a controllare l’orologio, nelle fabbriche gli operai si tagliano, si ustionano e si schiacciano dita e gambe. I bambini piangono senza motivo, accasciati sui banchi. Piangono perché vedono la morte. Gli operai si infortunano perché l’inferno si sta avvicinando. Alcuni cercano di scappare dagli incubi della loro mente, ma gli incubi incalzano e non lasciano tregua. Altri si armano, sparano contro le proprie ombre, ma le ombre sono invulnerabili. Gli uomini muoiono in un lago di sangue, colpiti dalle proprie pallottole. Le ombre a cui hanno creduto di sparare non sono altro che loro stessi. La città è avvolta dalle tenebre anche se è giorno. I corpi sono delle bambole nelle mani degli spettri che abitano in quella casa. Dappertutto corpi distesi come se dormissero, disseminati per le vie della città.

I sopravvissuti provano a cercare altri scampati come loro alla morte. La morte si sta impossessando della città, inondata da un mare di sangue. Ma i fantasmi non sono sazi. Pochi valorosi provano a fronteggiarli e a patteggiare con loro. Ma gli spettri sono sordi alle preghiere e alle minacce. Un ultimo pensiero alla loro vita passata e ai loro figli, poi la morte li stritola, come un serpente che avvolge le spire intorno alla propria preda.

I bambini senza più genitori sprofondano nell’oblio di loro stessi,  credono di essere animali, si muovono come gatti, scivolano come vermi, cercano di volare come uccelli con le ali rotte ma precipitano nel buio, come una pioggia di rane. “E infatti dalla bocca del drago, della Bestia e del falso profeta, escono spiriti immondi simili a rane a convocare i re della terra”.

La morte arriva in aria con un’orda di corvi. In mare sbuca sotto forma di un gigantesco squalo che divora le navi in fuga. In terra affiora sotto forma di catrame che  sommerge a poco a poco gli ultimi superstiti. L’inferno somiglia adesso a una valanga di corpi di bambini che rotola per l’eternità.

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