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LA MEZZALUNA E LA SVASTICA di Gowan Inuvièl

Il Mufti di Gerusalemme, Haj Amin al-Husaini, a colloquio con Adolf Hitler, nel novembre del, 1941

Il Mufti di Gerusalemme, Hag Amin al-Husayni, a colloquio con Adolf Hitler, nel novembre del, 1941

La mezzaluna e la svastica di David G. Dalin e John F. Rothmann indaga le dinamiche storiche che, nei primi tre decenni del secolo scorso, innescarono le fratture e le tensioni nella regione medio-orientale, le stesse di cui stiamo vivendo il cruento epilogo, ormai esteso anche alle zone vicine. Uno scacchiere ed una partita interminabile: il Medio Oriente e il suo equilibrio geopolitico. In questo contesto confuso e rovente si mossero tre pedine le cui azioni contraddittorie dettero scacco ad ogni possibile futuro di pace, ad eterna dimostrazione di quanto siano piccoli gli uomini anche quando sono chiamati a creare il destino di terre e popoli, e quanto lunghe siano solo le ombre che lasciano dietro di sé.

Herbert Samuel era senza dubbio un privilegiato dalla sorte. Di ricca famiglia anglo- ebraica, fu il primo membro del Governo inglese ( 1910- 1914) ed il primo capo del Partito Liberale ( 1931- 1935). Fu anche il precursore del progetto della fondazione di uno stato ebraico nei territori di Palestina, nel 1915, una sua idea che ispirò la famosa Dichiarazione Balfour. Alla fine della Prima Guerra Mondiale, l’Impero ottomano fu smembrato tra le potenze europee vincitrici. La guerra in Levante era stata vinta anche grazie alle promesse, poi in realtà tardivamente e mai del tutto mantenute, di indipendenza, fatte ai futuri governi arabi. La Palestina rimase per diversi anni un protettorato inglese. Samuel, nominato nel 1920 Alto Commissario per la Palestina, si trovò al centro di cocenti polemiche. Molti dubitavano dell’equità con cui avrebbe svolto il proprio mandato, o della legittimità del suo potere, dato che gli inglesi lo avevano posto ad amministrare terre la cui giurisdizione era ancora oggetto di contesa tra diversi governi. Samuel, come quasi tutti avrebbero fatto al suo posto, cercò di attuare un equilibrio politico locale tendendo quanto più poteva la mano alla fazione musulmana locale, e attuò a loro favore diverse concessioni, finendo per scontentare tutti e generare discordie e rivalità inestinguibili. Uno dei suoi primi provvedimenti fu l’amnistia a favore dei detenuti politici islamici responsabili dei moti di Nabi Musa.

Nabi Musa era la celebrazione islamica del compleanno di Mosè; da diversi anni era anche il giorno in cui i radicali musulmani attuavano forme di intimidazione verso le comunità cristiane locali. Considerato l’alto livello di tensione generatosi tra arabi ed ebrei, molti temevano il verificarsi di episodi analoghi nei confronti dei semiti.

In effetti, le vittime di quel giorno furono morti annunciate; i leader sionisti chiesero alle autorità inglesi il permesso di armarsi per difendersi, ma questo fu loro negato. Il Presidente dell’ Organizzazione Sionista mondiale, Chaim Weizmann, dichiarò: “Il pogrom è nell’ aria”. Quel giorno diversi oratori arabi, tra cui Hag Amin al Husayni, incitarono gli arabi a rivoltarsi contro gli ebrei; il quartiere ebraico fu saccheggiato e chi si trovava per strada percosso a morte. Il comportamento contraddittorio dei militari britannici, guidati spesso da superiori che condividevano, con la popolazione locale, i pregiudizi anti-semiti, permisero che gli attacchi contro le case e le famiglie ebree continuassero per quattro giorni. Dopo la fine dei tumulti, Hag Amin al Husayni, riconosciuto responsabile, fuggì in Siria, e fu condannato in contumacia a dieci anni di carcere. L’amministrazione militare britannica fu completamente defenestrata per il suo ormai evidente anti-semitismo, e sostituita dal governo civile di Samuel. L’amnistia promulgata escludeva solo poche persone; tra queste vi era proprio Hag Amin al- Husayni.

Fu l’intervento di altri leader arabi a convincere Samuel a revocare la condanna nei confronti della persona che forse avrebbe danneggiato ogni futura possibilità di equilibrio politico e razziale nei territori mediorientali. Hag Amin proveniva, come lo stesso Samuel, da una famiglia potente, una delle più influenti del luogo. Suo zio era stato sindaco di Gerusalemme, il fratello maggiore ne era il Grande Mufti, la massima autorità religiosa. Alla morte di quest’ ultimo, fu lo stesso Samuel a decidere chi avrebbe ricoprire la carica vacante, e l’alto Commissario nominò Hag Amin. Decisione irrazionale, dato che il prescelto era conosciuto per la sua intolleranza religiosa; inoltre non aveva decisamente i requisiti per svolgere la funzione di cui venne incaricato ( non aveva mai terminato i propri studi religiosi), era troppo giovane, forse, per quel ruolo e non era certamente ben accetto neppure tra gli arabi di tendenze moderate. Una decisione inconsulta, da parte del britannico, una scelta che la real-politik giustifica fino a un certo punto. Le sorti dello territorio medio-orientale furono in quel momento decise, in modo negativo, fino ai nostri giorni.

Hag Amin usò con molta spregiudicatezza il potere che gli era stato assegnato; non abbandonò mai la veemenza con cui contrastava l’immigrazione ebraica in Palestina, e nel 1922 riuscì ad unire alla sua carica quella di Presidente del Supremo Consiglio Islamico, sempre con l’approvazione di Samuel. Il Presidente di questo Consiglio amministrava gli istituti religiosi islamici, le scuole, le moschee ed i santuari, oltre a nominarne i funzionari. Hag Amin collocò in diverse posizioni strategiche, in questo modo, almeno 21 tra i suoi familiari. Altri due pogrom avvennero durante il mandato religioso di Hag Amin, nel 1929 e nel 1936-37; solo dopo il secondo episodio una commissione d’inchiesta decise la sua responsabilità morale per queste stragi. Condannato, fuggì nuovamente dalla Palestina, confermando così come nella sua indole non fosse connaturata solo la violenza ma anche la vigliaccheria. Oltre confine, però, proprio gli atti che aveva compiuto usando il potere conferitogli dagli inglesi lo avevano reso un idolo per gli estremisti, molti dei quali militavano nella neonata Organizzazione dei Fratelli Musulmani, di cui divenne un esponente di spicco.

Nasser, Sadat, Arafat, lo conobbero in quest’ambito, e crebbero politicamente sotto la sua ala. Un altro leader politico molto noto alle cronache di qualche anno fa lo conobbe personalmente durante la propria infanzia, in quanto Hag Amin era uno dei più cari amici dello zio; Saddam Husseyn. Tutti affilarono le lame del proprio estremismo avvalendosi del carisma e del profondo odio anti-semita di quest’ uomo, che fu in grado di spargere i semi della sua estrema ideologia proprio grazie al potere che gli Inglesi gli avevano concesso, e che non osarono mai apertamente contestare. Prima del suo tramonto politico, avvenuto solo nei tardi anni Cinquanta, Hag Amin completò il suo lavoro di tessitura politica avvicinandosi al partito nazista, di cui abbracciò le basi razziste ed il sogno di dominio mondiale. Fece diffondere in Medio Oriente i famigerati Protocolli dei Sette savi di Sion, che, dopo aver contribuito a diffondere tra i cristiani lo spauracchio di presunti complotti ebraici, divennero un testo fondamentale per molti musulmani, seguaci del Muftì. Nei suoi soggiorni nei territori iugoslavi, aiutò le potenze occupanti dell’ Asse a costituire milizie locali della Gestapo, come testimonia il ricco materiale fotografico conservato ancora, parte del quale si trova al centro del libro. Indubbiamente gli autori del libro sono di parte, e mettono in evidenza quanto oscure, ambigue e criminali siano state le azioni della fazione avversa, come se non sapessimo che in ogni guerra l’equilibrio del terrore si mantiene grazie alla violenza comune. Ma per poter avere una visione chiara della genesi di un conflitto che ormai tocca anche noi non si può, secondo me, prescindere da queste letture, in un momento in cui troppe interpretazioni storiche sono sbilanciate nel senso opposto.

 

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