LA DIGA DELLE TRE GOLE di M. Bertolaccini

Atterrato al Wuhan Tiahne International Airport, ho deciso di dirigermi immediatamente verso la mia prossima meta: la Diga delle Tre Gole, in cinese 三斗坪镇.

Qualche mese fa vidi in televisione un documentario sull’impatto di costruzioni ingegneristiche sull’ambiente e mi colpì profondamente questo luogo.

Se da una parte con questo progetto si genera ogni anno la stessa disponibilità energetica di 140 milioni di barili di petrolio, dall’altra per portarlo a termine si è dovuta far evacuare dal territorio natio un’intera popolazione.

Sceso dal mio taxi, sono capitato proprio davanti a uno degli ingressi del complesso ingegneristico ed ho notato immediatamente la forte umidità presente proprio presso le rive del fiume Azzurro, dovuta all’enorme quantità di vapore acqueo, abbattersi contro l’enorme muro di cemento.

La guida che mi ha accompagnato era esattamente come mi immaginavo che fosse: il tipico Han bassino, di carnagione lievemente scura, con intelligenti occhi a mandorla.

Come prima tappa del giro alla Diga delle Tre Gole, ho visitato il bacino idrico.

Esso è posto a una quota non molto più alta del secondo livello (185 m di dislivello) ed è composto dal primo dei due tratti in cui il fiume resta diviso dalla diga.

Mentre la guida mi illustrava la via attraverso la quale compiere il tour, mi ha anche raccontato la storia di questo progetto, ossia la più grande opera idroelettrica del mondo dell’ingegneria civile.

Le acque del fiume Azzurro trasportano 500 milioni di metri cubi di terreno alluvionale ogni anno e di queste, 300 milioni finiscono nel mare, contribuendo ad allungarne il delta di circa 23 metri l’anno. L’acqua attraversa il Bacino di Sichuan, tagliando la catena montuosa di Wushan e formando le magnifiche Tre Gole.

La Diga delle Tre Gole si trova all’interno della terza gola (Xiling), la valle più larga, e poggia su un strato di granito; fattori che hanno consentito di completare il progetto in tempi record, precisamente il 20 maggio 2006.

La diga è larga di 2 309,47 m mentre il bacino è lungo oltre 600 km e contiene 22.000.000.000 m³ su 39.000.000.000 m³ di capienza massima.

Terminata visita del bacino, la guida mi ha accompagnato dentro l’impianto. Una volta all’interno il rumore si faceva sempre più assordante. Passavamo accanto alle turbine e ho potuto leggere su un schema tecnico alcuni dati che hanno catturato la mia attenzione: le turbine hanno complessivamente la capacità di 22.500 megawatt e ogni anno generano 98,8 terawatt/h .

La centrale elettrica è provvista di 27 turbine Francis (700 MW). Nel 2012 sono state attivate altre cinque turbine  e il potenziale di produzione annua adesso è di 104 TW/h.

Finita la visita alla diga, mi sono recato a Zigui, una città limitrofa. Durante la cena in un tipico ristorante del luogo, mi sono intrattenuto con il cuoco che mi ha raccontato della sua esperienza all’estero e della sua  vita trascorsa a Londra. Così spontaneamente abbiamo iniziato a parlare della diga e di quale enorme cambiamento avesse apportato alla popolazione del posto. Tanti sono stati gli aspetti positivi come il lavoro e l’autonomia energetica, ma sicuramente troppi quelli negativi.

Fin dall’inizio della costruzione della diga sono stati violati l’ambiente e la cultura locale:  i cantieri sul territorio, l’inquinamento prodotto dalle industrie locali e dall’eccessivo traffico navale, hanno causato la distruzione di habitat naturali e di conseguenza la scomparsa di molte specie animali e vegetali ; un esempio è il lipote, dichiarato estinto fin dal 2006.

Inoltre sono stati sommersi oltre mille siti archeologici e centosedici paesi, causando l’evacuazione di circa un milione e mezzo di abitanti.

Si prevede il trasferimento entro il 2023 di almeno altri quattro milioni di persone. Le cifre sono eclatanti.

A fine giornata mi sono ritrovato nella mia stanza di albergo a riflettere e paragonare la situazione in Cina e quella in Italia.

Mi sono domandato a lungo se in Italia, in presenza di condizioni geografiche opportune,  si sarebbe deciso per la costruzione di una diga del genere o forse, in modo civile, saremmo arrivati ad un referendum per la scelta della costruzione e delle sue inevitabili conseguenze.

In realtà anche in Italia, purtroppo,  ci sono state diverse occasioni in cui le industrie, pur di perseguire i propri profitti, hanno distrutto l’ambiente e di conseguenza la salute della collettività.

L’industria porta innovazione, ma ha un prezzo elevato; anche quando si pensa alla produzione di energia dall’acqua, si associa a un sistema di produzione “pulito”, ma mi sono reso conto che non è sempre vero.

 

 

 

 

 

0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Fornisci il tuo contributo!

Rispondi