LA CADUTA DELL’IMPERO ROMANO di C. Sani

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Perché crollò l’impero romano, visto che era molto più avanzato, sotto vari aspetti, delle popolazioni cosiddette barbariche che lo hanno spazzato via.

Se guardiamo i conflitti di classe, le insurrezioni schiavistiche e le ribellioni delle province dei secoli precedenti, dovremmo dire che la fine dell’impero era meno prevedibile nel V secolo, quando sembrava più forte.

Certo, sotto l’impero era aumentata la corruzione, la decadenza dei costumi, l’immoralità, ma fortissimo era il potere politico, amministrativo e militare.

Però un impero di sicuro non può crollare solo perché i costumi sono corrotti. Peraltro, va detto che non tutto l’impero crollò, ma solo la parte occidentale (quella più sviluppata), poiché quella orientale, ribattezzata nel nome di Cristo, sopravvisse per altri mille anni.

Il motivo per cui la parte orientale dell’Impero non solo non sia crollata ma addirittura sia sopravvissuta per altri mille anni, non è mai stato sufficientemente spiegato dagli storici.

Probabilmente le popolazioni delle regioni orientali avevano nei confronti delle cosiddette “popolazioni barbariche” un atteggiamento meno ostile, più aperto di quello che avevano le popolazioni delle regioni occidentali, che erano più ricche e quindi meno disposte a dividere le loro ricchezze.

Allora, quali furono i motivi della caduta dell’Impero Romano d’Occidente?

Oltre che ai problemi interni (corruzione fiscale, militarismo ecc.), c’erano molti altri grandi problemi legati a fattori successivi:

  • Mutamenti climatici e migrazioni barbariche. Nel III, IV e V secolo il clima dell’Asia centrale divenne più ostile alle tribù di nomadi dedite alla pastorizia, probabilmente a causa di una temperatura fredda e un  grande tasso di siccità.  Queste cercarono nuovi pascoli e spinsero verso sud-ovest le tribù di cacciatori-coltivatori abitanti nelle foreste e intorno ai grandi fiumi dell’Europa orientale.  Costoro penetrarono entro i confini romani in cerca di sussistenza, erano dapprima come immigrati, poi come invasori. Questo avvenimento causò a sua volta la spinta dei nomadi provenienti dalle steppe e la creazione di confederazioni barbariche molto più forti e organizzate, le quali  ebbero un ruolo importante nella crisi finale dell’impero.  Così come l’aggressività del nuovo impero persiano che, a partire dal 230 d.C., obbligò l’esercito romano a stanziare ingenti forze nel Medio Oriente.
  • Guerre civili. Dopo il lungo periodo di pace gli eserciti romani tornarono a scontrarsi tra loro proprio durante il III secolo, mentre carestia, pestilenza endemica e attacchi barbarici alle frontiere rendevano già critica la situazione. La grande crisi militare del 235-285 che scompose l’esercito, fu caratterizzata da imperatori momentanei, provocò una serie interminabile di guerre civili e permise ai barbari di invadere molte province dell’impero.
  • Cristianesimo. La nuova religione si contrappose radicalmente agli ideali classici.  Era intollerante ed esclusiva e predicava una sorta di non-violenza diffondendo un’ideologia remissiva che contrastava con le necessità di difesa e di organizzazione civile in un momento molto difficile per l’impero (III-V secolo).  Inoltre prediligeva la castità inducendo molti seguaci a non sposarsi contribuendo così alla crisi demografica già creata da pestilenze, guerre civili e difficoltà sociali.   La Chiesa cristiana, molto bene organizzata e, dal III secolo anche molto ricca, creò una specie di stato nello stato che, a partire dal IV secolo divenne dominante politicamente.  Molti cristiani, soprattutto fino a quando l’impero fu pagano, non volevano combattere contro i nemici esterni.  Era l’esaltazione del martirio.

Quando gli imperatori iniziarono ad accettare il cristianesimo, illudendosi di poter risolvere la crisi dell’impero, non si rendevano conto che una contraddizione antagonistica di tipo sociale ed economico non può essere risolta in maniera meramente culturale. Gli imperatori arrivarono a fare la cosa giusta solo sul piano sovrastrutturale, ma saranno i barbari che porranno fine allo schiavismo, all’economia di mercato e al dominio della città sulla campagna.

Così finì uno dei più grandi Imperi, che aveva totalizzato un numero importante di conquiste, ma che in poco tempo capitolò.

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                                                                                                                                                              Cosimo Sani 1D

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