KENYA: SAFARI IN TERRA E IN MARE di A. Albo

Ebbene sì, mi ritrovo di nuovo qui a scrivere di un viaggio che ho fatto in un luogo particolare ed entusiasmante: il Kenya. Come sono arrivata fino a qui? Non è importante. Importante è invece raccontarvi le emozioni che ho provato una volta arrivata.   Stavo camminando per la strada che dall’aeroporto di Mombasa mi portava a Watamu, quando vari pensieri affiorarono la mia mente; quel posto aveva un qualcosa di magico che mi avvolgeva, ma allo stesso tempo sentivo una parte di me che si rattristiva: mi sentivo, forse, un po’ in colpa a camminare per quei sentieri sterrati privi d’acqua corrente prima di andare a dormire in una bella camera con tanto di aria condizionata. Vedevo intorno a me la povertà e questo mi faceva sentire molto piccola. Arrivo finalmente a Watamu: la meta turistica per eccellenza, per il mare e le splendide spiagge che presenta. Non ho saputo rinunciare a un tuffo in quelle splendide acque azzurre, ma quando sono tornata a riva non ho potuto fare a meno di notare sulle spiagge  tanti “beach boys”, ovvero dei ragazzi molto gentili e allegri che sono lì per offrire ai turisti qualsiasi tipo di pacchetti più convenienti rispetto ai resort. Io ho deciso di acquistarne uno che comprendeva: Safari allo Tsavo Est, Safari Blu e giro per Malindi, una città vicino a Watamu che non mi ha colpito particolarmente rispetto ai Safari, nei quali ho lasciato un pezzo di cuore.

Tsavo Est National Park                                                                

Questo Safari mi è piaciuto veramente tanto! Dista circa tre ore da Watamu ed è forse il più visitato. Rappresenta il Kenya come ce lo immaginiamo e come il cartone animato “Tarzan” ci mostra. Tutti gli animali sono liberi nei loro habitat e vicini alle jeep: giraffe, elefanti, leoni, rinoceronti ecc.. L’autista ha fatto poi una piccola sosta, prima di entrare nella savana, per osservare meglio i coccodrilli e le scimmie. Sono stata all’interno del Parco due giorni ed è stato davvero emozionante quando all’alba mi sono svegliata e davanti ai miei occhi avevo un tale spettacolo!

L’indomani mattina mi sono svegliata e degli uomini sono venuti a prendermi con una strana barca a due piani: sopra stava chi voleva prendere il Sole e sotto invece chi preferiva l’ombra. Io mi sono posizionata al piano superiore e siamo partiti per la prima tappa di questo secondo “mini-viaggio”: il mare! Tutti siamo stati forniti di maschera, boccaglio e pinne e abbiamo fatto snorkeling. E’ stata un’esperienza fantastica che non avevo mai provato prima e a dir poco “colorata”! Purtroppo però ci hanno chiesto di risalire velocemente sulla barca perchè il tempo non era molto mentre le cose da vedere sì!

Abbiamo raggiunto l’isola di Waka Waka. Non potevo non ricordarmi della famosa canzone di Shakira, che aiuta a spiegare la spensieratezza e l’allegria che caratterizzano quei luoghi e soprattutto le persone che io ho avuto modo di incontrare. Infatti un gruppo di kenyoti ci ha accolti con la loro divertente  “danza nuziale”, nella quale hanno invitato le donne a ballare con loro. Quando è giunta l’ora di pranzo ho avuto la possibilità di gustare del cibo a base di crostacei e altre prelibatezze. Nel pomeriggio mi sono goduta un po’ di quelle belle spiagge e sono andata ad osservare meglio ciò che avevo intorno.

Mentre facevo il viaggio di ritorno per poi partire per la mia terza tappa mi sono ritrovata a pensare a quello che avevo visto ed effettivamente ci sono alcune cose che mi hanno colpito particolarmente di questo posto: le persone che ci abitano e ancora di più i bambini. I bambini del Kenya mi hanno insegnato molto perchè, nonostante vivano in una situazione di difficoltà, nonostante non sognino nemmeno ciò che noi abbiamo, sorridono sempre. Giuro di non aver mai visto un bambino triste. Quando mi allungavano le mani, essendo italiana, pensavo chiedessero dei soldi, ma in realtà chiedevano solo un qualcosa che li potesse rendere un po’ più felici; come una caramella o un pennarello ad esempio. Un’altra cosa che ho avuto occasione di notare e di imparare da loro è stato il fatto di condividere qualsiasi cosa, anche la più piccola; un esempio che mi rimarrà sempre impresso è quello di quando un signore, italiano come me, aveva in mano un cornetto al cioccolato e un bimbo gli si è avvicinato quindi lo ha spezzato e glielo ha donato, il bambino prima di mangiarlo è andato da un suo amico o dal suo fratello e gliene ha dato un pezzo. Incredibile. Quindi l’insegnamento più grande che mi porterò dietro da questo viaggio è quello che mi hanno dato proprio i bambini: noi rappresentiamo una fonte di ricchezza per loro, ma siamo noi che abbiamo solo da imparare da loro.

 

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