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INDIRIZZI CELEBRI: DICKENS, ALTRO CHE CASA DESOLATA

59cfd0ca5513c987f178f00fafd9a024“L’aspetto che, in un mattino d’estate, mostrano le strade di Londra un’ora prima dell’alba, sorprende molto anche i pochi costretti ad avere molta familiarità con quella scena, a causa della sfortunata ricerca del piacere o della quasi altrettanto sfortunata ricerca di un guadagno. C’è un’aria di gelo, di solitaria desolazione per le strade silenziose che, in altre ore del giorno, siamo abituati a vedere pullulanti di una folla di gente indaffarata e impaziente; e fa ancora più impressione vedere vuoti e silenziosi quegli edifici che, invece, durante tutto il giorno brulicano di una vita incessante e frenetica.”

L’uomo che all’alba percorreva insonne le strade di Londra era Charles Dickens, indagatore dei misteri, dei drammi e delle singolarità della capitale inglese, come se fosse un territorio straniero, una frontiera dove il mondo reale indagato dalla sociologia e il mondo fantastico inventato dalla letteratura si mescolavano. Il primo racconto pubblicato da Dickens, da cui è tratto il brano in apertura, è proprio un’escursione per le vie di Londra. Fu pubblicato nel 1836 in un’antologia di «articoli di giornalismo letterario quotidiano» intitolata Sketches by Boz. Illustrative of Every-day Life and Every-day People.

Boz era lo pseudonimo scelto dal poco più che ventenne scrittore per il suo primo libro, dove confluirono articoli apparsi tra il 1833 e il 1836 in periodici come il “Morning Chronicle” e l’ “Evening Chronicle”. Questo affresco composito della vita metropolitana, pullulante di figure e bozzetti si può leggere in italiano nel volume Il grande romanzo di Londra, Mattioli 1885.Charles_Dickens_il_Grande_Romanzo_di_Londra

Il suo atlante londinese era frutto di una memoria sensibilissima ai dettagli, che si trasfiguravano nella topografia visionaria dei suoi romanzi. Esempi della prodigiosa capacità di catturare particolari negli ambienti urbani sono le insegne di bottega e di taverne annotate da Dickens; e collocate a miniare le pagine dei suoi romanzi, come The Dog and Pot, the Little Wooden Midshipman and the Goldbeater’s Arm, la cui esistenza è attestata da vecchie foto, in mostra nel museo londinese dedicato al romanziere. Ma la Londra vittoriana di mattoni, pietra e fango forniva solo lo spunto per una reinvenzione geniale, in cui gli aspetti labirintici delle vie e dei quartieri cittadini diventavano scenari animati di trame variegate e piene di umori vitali.1280px-Engraving_of_Dickens_at_Gad's_Hill,_Samuel_Hollyer

Ancora oggi i fantasmi dickensiani vengono evocati dai cultori dello scrittore che vanno a Londra sulle tracce degli itinerari dei suoi romanzi: da Farrington Road, dove il povero Oliver Twist finisce nelle grinfie di Fagin; a Rose Street, dove David Copperfield festeggia il suo compleanno; dal Royal Exchange in Threadneedle Street, dove lo Spirito spinge Ebenezer Scrooge nel Canto di Natale; al Lincoln Inn Fields, dove si trovava la casa della piccola Nell nella Bottega dell’antiquario; tra gli isolati tra Portland Place e Bryanstone Square, dove sorgeva la casa d’angolo di Paul Dombey.

3071d10a064624c5_7523-w618-h258-b0-p0--home-designI pellegrini della letteratura, in cerca dei luoghi nominati nei romanzi, compiono l’itinerario della fantasia a rovescio, tentando di rendere di nuovo concreti e corporei quegli enti immaginari che lo scrittore aveva ricavato con grande fervore creativo dalla realtà. Esuli dal mondo vivido dei grandi capolavori narrativi, cerchiamo conforto nei residui materiali, rimestando nelle scorie bruciate dalla fantasia dello scrittore per alimentare le sue immagini.The home of Charles Dickens. 46 Doughty Street, Bloomsbury,

L’indirizzo di 48 Doughty Street era invece quello reale della dimora di Dickens, oggi museo, dove videro la luce alcuni dei suoi figli: le sue figlie di carne Mary e Catherine Elizabeth; e i suoi figli di carta Oliver Twist e Nicholas Nickleby; e dove morì giovanissima l’adorata cognata Mary, il cui spettro aleggia ancora al primo piano, dove resta, macabra reliquia, l’abito che indossava più di un secolo e mezzo fa il giorno in cui ebbe l’attacco fatale.

Cosa speriamo di capire, spiando tra le masserizie domestiche di un grande scrittore, setacciando le stanze tappezzate di carta da parati, tra ponderosi mobili Regency di mogano? Cosa presumiamo di sorprendere, esaminando i volumi sigillati nelle teche delle librerie, e controllando fin nel focolare dei caminetti in marmo tracce di cenere? Siamo sicuri di cogliere il segreto della grandezza interrogando la stanza da pranzo color azzurro Wedgwood, con tanto di apparecchiatura formale sulla tavola dove il genio mangiava o, brancolando alla cieca peggio dell’Omero foscoliano, penetrare nell’intimità della casa e, anziché le urne, abbracciare le sedie stile Sheraton? Ma perché privarci dell’illusione che gli oggetti materiali serbino un po’ dello spirito di chi tra loro è vissuto? Dopotutto, anche i libri forse non sono che pallide tracce lasciate dalle menti che li hanno concepiti. Labili impronte lasciate sulle immense arene del Tempo.

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