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IL TRONO DI… SPUTI

trono di sputi

Autore Articolo: malattia01

 

Le cronache del ghiaccio in casa (perchè

mancano i soldi per pagare le bollette) e del

fuoco (del rogo della costituzione)

Con la rinuncia al titolo di Re della Repubblica da parte dell’illuminato Giorgio I, il cui motto

della casata è “State fermi che sennò fa più male”, il trono è vacante e subito la Regina Renzi di

casa Arcore, (a cui da giovane è stata fatta una profezia, ovvero che sarebbe stata colei che

avrebbe cancellato per sempre la parola “Sinistra” dal vocabolario, causando peraltro un ingente

numero di problemi alla viabilità) si prodiga per porvi un uomo di fiducia, che sia in grado, con la

grazia e i salvacondotti, di liberare suo padre spirituale, il potente e sommo B, il cui motto di

casata è “odi la mia stronzata” (motto peraltro ripreso dalla figlia) dai temibili servizi sociali

forzati ai quali è stato condannato dagli irreprensibili magistrati di casa stark, il cui motto

originario era ” La giustizia deve azzeccarci ogni tanto altrimenti poi non ci crede più nessuno”

(ora è diventato “L’inverno sta arrivando, ma non abbiamo soldi per accendere i condizionatori”).

La Renzgina convoca dunque i candidati che più gli sono af ini, seguendo le direttive della

profezia del nazareno: Il molto Amato gran maestro Sottile, il cui nome è sinonimo di

“opportunismo”, il maestro del conio Fassino, ricordato da tutti per il suo motto “siamo padroni di

una banca?” , la maestra di inciuci Finocchiaro (che magari spera di poter scagionare anche il

marito, imputato per un appalto senza gara) e infine Chiamparino, che prima ­e dopo­ l’essere

politico è banchiere di ferro. Le banche, uniche ad arricchirsi con la crisi del continente, ricevono

costantemente conio proveniente dalle gabelle che i governi impongono al popolo, conio speso

per comprare le obbligazioni degli stati, obbligazioni che comporteranno altre tasse sul popolo e

altri soldi a loro.

Intanto dal basso della casata della Renzgina sale un canto di speranza: l’elezione al trono del

Sommo Septon Romano, scomparso dopo la Grande Sfiducia, il cui motto, se lo avesse, sarebbe

“Ci vuole poco, ma fra ‘sti qua sono il meno peggio”. La Renzgina è interdetta: se i primi quattro

scrutini non portassero all’elezione, lei non potrebbe opporsi all’elezione di una persona Pia come

il rubicondo Septon Romano, nel qual caso comunque lei si arrogherebbe il merito della vittoria

lodandone l’operato e salutando l’idea di un ritorno di B. Ma chissà che la regina non abbia altri

piani per la testa: con la vittoria ottenuta con la nuova legge elettorale (chiamata italicum perchè

unica parola più of ensiva di porcellum) otterrà il dominio totale dei seggi e l’epurazione dei

dissidenti interni del parlamento, in vista di ciò potrebbe puntare a fare la sua mossa finale, la

magia possibile solo a chi dispone delle larghe intese… Perchè dopo la quarta votazione, non

proporre direttamente B, ultimandone la sua resurrezione?

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