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IL SISTEMA PERIODICO (PARTE II)

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Il sistema Periodico di Sabrina Manetti

(continua dal precedente articolo)
Ma la corsa del nostro atomo di carbonio è solo all’inizio.

Dopo essersi “imparentato e legato con 5 compagni (….) in una bella struttura ad anello” cioè nella forma ciclica del glucosio a sei atomi di carbonio e “sciolto in acqua, anzi nella linfa della vite”, si troverà casualmente a passare, sotto forma di glicogeno, nel tessuto epatico e poi muscolare di un inconsapevole bevitore ove sarà veicolato nel, solitamente asettico ed impersonale, ma qui eccezionalmente vivo, processo di fermentazione lattica, consentendo così alla materia inorganica, fattasi organica, di trasformarsi in materia vivente:

“E’ destino del vino essere bevuto, ed è destino del glucosio essere ossidato. Ma non fu ossidato subito: il suo bevitore se lo tenne nel fegato per più di una settimana, ben aggomitolato e tranquillo , come alimento di riserva per uno sforzo improvviso; sforzo che fu costretto a fare la domenica seguente, inseguendo un cavallo che si era adombrato. Addio alla struttura esagonale: nel giro di pochi istanti il gomitolo fu dipanato e ridivenne glucosio, questo venne trascinato dalla corrente del sangue fino ad una fibrilla muscolare di una coscia, e qui brutalmente spaccato in due molecole di acido lattico (prodotto della fermentazione lattica del glucosio), il tristo araldo della fatica: solo più tardi (..)l’ansito dei polmoni potè procurare l’ossigeno necessario ad ossidare con calma quest’ultimo. Così, una nuova molecola di CO2 ritornò all’atmosfera, ed una parcella dell’energia che il sole aveva ceduto al tralcio passò dallo stato di energia chimica a quello di energia meccanica e quindi si adagiò nella ignava condizione di calore, riscaldando impercettibilmente l’aria smossa dalla corsa ed il sangue del corridore”

E il nostro protagonista è di nuovo anidride carbonica, che viene trasportata lontano dal vento….Appennini, Adriatico, Grecia, Egeo e Cipro, fino a giungere in Libano ove l’Atomo verrà prima intrappolato nella molecola di cellulosa del tronco di un cedro e poi nella corazza di chitina di un tarlo del legno. Con la morte del piccolo insetto, per opera “degli instancabili ed invisibili becchini del sottobosco, i microrganismi dell’humus” “la corazza, coi suoi occhi ormai ciechi, è lentamente disintegrata, e l’ex bevitore, ex cedro, ex tarlo ha nuovamente ripreso il volo”
“Lo lasceremo volare per tre volte intorno al mondo” “Ogni duecento anni, ogni atomo di carbonio che non sia congelato in materiali ormai stabili (come appunto il calcare, o il carbon fossile, o il diamante o certe materie plastiche) entra e rientra nel ciclo della vita, attraverso la porta stretta della fotosintesi”.

“E’ di nuovo fra noi, in un bicchiere di latte (…..)Viene ingoiato: e poiché ogni struttura vivente alberga una selvaggia diffidenza verso ogni apporto di altro materiale di origine vivente, la catena viene meticolosamente frantumata, ed i frantumi, uno per uno, accettati o respinti. Uno, quello che ci sta a cuore, varca la soglia intestinale ed entra nel torrente sanguigno: migra, bussa alla porta di una cellula nervosa, entra e soppianta un altro carbonio che ne faceva parte. Questa cellula appartiene ad un cervello, e questo è il mio cervello, di me che scrivo, e la cellula in questione, ed in essa l’atomo in questione, è addetta al mio scrivere, in un gigantesco minuscolo gioco che nessuno ha ancora descritto.”

Come potrebbe un’insegnante di scienze come me rappresentare altrettanto efficacemente il continuo ciclo di distruzione e creazione insito nei fenomeni naturali e nella stessa vita umana?
Scomodando, forse, la mitologia indiana, secondo la quale, detto in maniera molto semplicistica, tutto ciò che nasce muore e tutto ciò che muore nasce? Ma la mitologia indiana non è parte integrante del programma curricolare di scienze…
Oppure potrei, forse, utilizzare le parole di Tiziano Terzani in La fine è il mio inizio dove l’autore, all’avvicinarsi della morte, descrive la condizione di pace interiore che riesce a raggiungere, trovando rifugio nella contemplazione della bellezza della natura:
“la bellezza che ciò che finisce ricomincia. Perché così è l’universo. Perché dentro ad un seme che cade per caso c’è già un albero enorme. Caduto, il seme sembra morto, finito: E ricomincia. (……) Sento questa mia vita che sfugge, ma che non sfugge, perché è parte della stessa vita di quegli alberi. Una cosa bellissima, il disfarsi nella vita del cosmo ed essere parte di tutto. Questa mia vita non è la mia vita, è la vita dell’Essere, è la vita cosmica di cui mi sento parte.”. Ma anche in questo caso il giornalista Terzani non è parte integrante del programma curricolare…

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  1. […] Come superare l’eterna contrapposizione tra scienza e fede meglio che attraverso l’utilizzo della chimica come strumento di riconciliazione? Ma la corsa del nostro atomo di carbonio è solo all’inizio. (to be continued…) […]

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