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IL SISTEMA PERIODICO (PARTE I)

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Il Sistema Periodico di Sabrina Manetti

“ Saremmo stati chimici, Enrico ed io. Avremmo dragato il ventre del mistero con le nostre forze, col nostro ingegno”
“La nobiltà dell’uomo, acquisita in cento secoli di prove ed errori, era consistita nel farsi signore della materia, e io mi ero iscritto a chimica perché a questa nobiltà mi volevo mantenere fedele. Vincere la materia è comprenderla, e comprendere la materia è necessario per comprendere l’Universo e noi stessi…il Sistema Periodico di Mendeleev era una poesia, più alta e più solenne di tutte le poesie digerite al liceo: a pensarci bene, aveva persino le rime”

Difficilmente un insegnante di materie scientifiche riesce a trasmettere ai ragazzi, persi nei meandri delle applicazioni del concetto di mole o di una reazione di ossidoriduzione, la bellezza che emerge dalla rigorosa perfezione di certi processi chimici. Perché, allora, non provare ad utilizzare Il sistema periodico di Primo Levi, chimico e scrittore, come strumento per appassionare gli studenti a una disciplina spesso ostica come la chimica?
Si tratta di un libro composto da 21 racconti, ciascuno dei quali porta il titolo di uno degli elementi della tavola periodica, fissata nel 1869 dal chimico russo Mendeleev. Ogni racconto narra episodi della vita dell’autore legata a un particolare elemento, dall’infanzia alla vita adulta, segnata dalle leggi razziali, l’orrore del lager e le diverse esperienze lavorative, dalle quali emerge la vita dei chimici: “appiedati che lottano corpo a corpo con la materia per carpirne i segreti e piegarla, procedendo per prove ed errori”.
La raccolta fu premiata nel 2006 dalla prestigiosa Royal Institution di Londra come il più bel libro di scienza mai scritto.
Nel Sistema periodico Levi disegna la sua storia personale, la storia della sua generazione e di un intero periodo, utilizzando la chimica come lente di ingrandimento, e al contempo accendendo i riflettori su una disciplina di solito relegata in oscuri laboratori :
“Dinanzi alle menzogne ufficiali (la chimica) è pur sempre un’esaltazione delle cose chiare e distinte, alle smisurate e impazienti ambizioni del potere contrappone l’ostinata verità dei piccoli passi”.
Così nel racconto Idrogeno viene narrata la storia di due ragazzini che sperimentano l’elettrolisi, in Zinco è descritta la prima esercitazione di laboratorio in Università e in Potassio è raccontata un’esperienza di laboratorio dagli effetti devastanti. In Cerio l’autore descrive come, durante la detenzione nel lager di Monowitz, insieme all’amico Alberto, lavori dei cilindretti di ferro-cerio al fine di produrre acciarini da utilizzare come merce di scambio per procurarsi il pane che avrebbe loro permesso di sopravvivere alla fame qualche giorno in più:
“Mangiare, procurarci da mangiare era lo stimolo numero uno, dietro a cui, a molta distanza, seguivano tutti gli altri problemi di sopravvivenza, ed ancor più lontani i ricordi della casa e della stessa paura della morte. Ero chimico in uno stabilimento chimico, in un laboratorio chimico, e rubavo per mangiare.”
Ma è soprattutto il racconto Carbonio, nel quale Levi segue il percorso di un atomo di carbonio, attraverso il tempo e lo spazio, una sublime sintesi della poesia insita in tutti i processi chimici, inorganici, organici e biochimici.
Seguendo la corsa del protagonista, l’atomo di carbonio, che procede dalla materia inorganica (la roccia calcarea) a quella organica (la molecola di glucosio prodotta per fotosintesi) per concludersi nel cervello di chi scrive, Primo Levi riesce sinteticamente ed efficacemente a rappresentare il ciclo dell’elemento biologicamente più importante e al contempo il senso di miracolo che scaturisce dai sistemi biologici.

“ Il nostro personaggio giace dunque da centinaia di milioni di anni, legato a tre atomi d’ossigeno e ad uno di calcio, sotto forma di roccia calcarea: ha già una lunghissima storia cosmica alle spalle ma la ignoreremo. (…) La sua esistenza, alla cui monotonia non si può pensare senza orrore, è un’alternanza spietata di caldi e di freddi (..): una prigionia, per lui potenzialmente vivo, degna dell’inferno cattolico. (……)E’ congelato in un eterno presente appena scalfito dai fremiti moderati dell’agitazione termica” “(…..) un colpo di piccone lo staccò e gli diede l’avvio verso il forno a calce, precipitandolo nel mondo delle cose che mutano. (…) poi incappò nella cattura e nella avventura organica”.
Nello spiegare il processo di fotosintesi, ho cercato spesso di far comprendere ai ragazzi la meravigliosa e rigorosa complessità dell’ intero fenomeno. Spesso al termine della spiegazione delle diverse fasi, dopo aver elencato un interminabile numero di composti chimici, mi trovo ad esclamare: -Ragazzi, ma vi rendete conto?! In noi è contenuta l’energia del Sole che le nostre amiche e spesso bistrattate piante, hanno gratuitamente convertito per noi in glucosio rendendoci possibile la vita! Non vi sembra bellissimo?!- Di solito o però l’esclamazione cade nel vuoto. La difficoltà di comprendere e ricordare tutte le fasi e le formule chimiche dei composti implicati nei processi addormenta anche gli intelletti più svegli…
Lo strumento della tanto auspicata interdisciplinarietà, nella veste del Sistema Periodico, potrebbe, allora, giungere in aiuto. Rileggiamo le pagine in cui Levi descrive la storia immaginaria di un singolo atomo di carbonio:

“L’atomo di cui parliamo, accompagnato dai suoi due satelliti che lo mantenevano allo stato di gas (CO2), fu dunque condotto dal vento, nell’anno 1848, lungo un filare di vite. Ebbe la fortuna di rasentare una foglia, di penetrarvi, e di esservi inchiodato da un raggio di sole. (….)Entra nella foglia, (…), aderisce ad una grossa e complicata molecola (la clorofilla) che lo attiva e, simultaneamente riceve il decisivo messaggio dal cielo, sotto la forma folgorante di un pacchetto di luce solare: in un istante, come un insetto preda del ragno, viene separato dal suo ossigeno, combinato con idrogeno e (si crede) fosforo, ed infine inserito in una catena, lunga o breve non importa, ma è la catena della vita. Tutto questo avviene rapidamente, in silenzio, alla temperatura e pressione dell’atmosfera, e gratis: cari colleghi, quando impareremo a fare altrettanto saremo “sicut Deus”, ed avremo anche risolto la fame nel mondo”.

“Ma c’è di più e di peggio, a scorno nostro e della nostra arte. L’anidride carbonica, e cioè la forma aerea del carbonio di cui abbiamo finora parlato: questo gas che costituisce la materia prima della vita, la scorta permanente a cui tutto ciò che cresce attinge, e il destino ultimo di ogni carne, non è uno dei componenti principali dell’aria, bensì un rimasuglio ridicolo, un’ impurezza (…..) Questo, in scala umana, è un’acrobazia ironica, uno scherzo da giocoliere, una incomprensibile ostentazione di onnipotenza-prepotenza, poiché da questa sempre rinnovata impurezza dell’aria veniamo noi: noi animali e noi piante, e noi specie umana, coi nostri quattro miliardi di opinioni discordi, i nostri millenni di storia, le nostre guerre e vergogne e nobiltà e orgoglio”

Come superare l’eterna contrapposizione tra scienza e fede meglio che attraverso l’utilizzo della chimica come strumento di riconciliazione?
Ma la corsa del nostro atomo di carbonio è solo all’inizio.
(to be continued…)

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  1. […] (continua dal precedente articolo) Ma la corsa del nostro atomo di carbonio è solo all’inizio. […]

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