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IL RITRATTO D’ISABELLA D’ESTE È UN LEONARDO?

Ritratto d'Isabella d'Este

 

Intorno a Leonardo da Vinci aleggia sempre un’aura di mistero. Oggi volevo parlarvi di un altra vicenda che chiama in causa l’artista più chiacchierato degli ultimi cinque secoli. Pochi giorni fa è stato ritrovato in un caveau in Svizzera la tela “Ritratto d’Isabella d’Este“.

Tra il 1499 e il 1501 Leonardo dovette fuggire da Milano, subito dopo aver ricevuto in commissione un ritratto di Isabella d’Este. In quei due anni Leonardo inviò due copie dello schizzo del ritratto alla nobildonna; due perché il primo venne regalato dal marito. Il secondo inviato è quello tutt’ora conservato al Louvre (a sinistra nell’immagine qui in alto). La tela ritrovata è quindi il ritratto eseguito dal maestro? Non si sa. I pareri sono discordanti (anche se per ora sono impressioni a “naso”, anche se di esperti ) Alessandro Vezzosi, storico, critico e studioso di Leonardo, afferma che il ritratto non sembra appartenere pienamente allo stile del maestro; mentre il professor Carlo Pedretti, anche lui studioso di Leonardo, crede invece possibile che sia autografo. È interessante sapere che il disegno esposto al Louvre presenta minuscoli fori lungo le linee del tratteggio, appositamente fatti per ricalcarlo. Quindi una valutazione precisa della tela ritrovata in Svizzera potrà essere fatta solo quando giungerà in Italia, e ci giungerà prima o poi perchè è stata avviata un’inchiesta per traffico di opere d’arte, e sarà constatato se sotto il colore presenta gli stessi fori dello schizzo. In questo caso si apriranno vari scenari e il ritratto potrebbe essere attribuito al grande pittore, mentre, in caso contrario, significherà che la tela è di un seguace non contemporaneo di Leonardo che ha eseguito il dipinto ispirandosi a lui. Perciò non resta che aspettare che la giustizia, molto lenta, faccia il suo corso. Ma sapete qual è la cosa più bizzarra di tutto ciò? Che nonostante l’opera non sia di sicura attribuzione, era già stata messa in vendita a 95 milioni!

 

Autore Articolo: Gabriele Tretola

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