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IL MARINAIO DI PESSOA

IL MARINAIO

DRAMMA STATICO IN UN QUADRO


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Una stanza che si trova senza dubbio in un castello antico. Dalla stanza si capisce che ha forma circolare. […] Dalla parte della finestra vegliano tre fanciulle. […] E’ notte e c’è come un residuo di chiar di luna.

Stasi, simmetria, una bara con dentro una fanciulla, una finestra, un paio di montagne in lontananza con qualche vaga risonanza leopardiana e tre fanciulle. Questi e pochi altri sono gli elementi che costituiscono la Scena del Marinheiro (Il marinaio), Dramma statico in un quadro.

Fernando Pessoa, il poeta lisboneta degli eteronimi, si cimenta in età giovanile nel 1913 nella scrittura di un’opera di riflessone sull’uomo, la sua esistenza e la fenomenologia del suo pensiero, opera che vede la luce in forma ortonima: pubblicata infatti nel 1915 sulla rivista “Orpheu” firmata Fernarndo António Nogueira Pessoa.fernando_pessoa__masks__by_ana_gabriela-d8aax0o

La scelta della pubblicazione, nonché della riflessione, del Marinaio nella forma personale dell’ortonimia rivela già il luogo in cui l’oggetto dell’opera trova posto ed esame: l’interiorità incomunicabile e indefinibile dell’uomo. E’ proprio questa, nella varietà caleidoscopica dei suoi aspetti, la meta del viaggio delle tre fanciulle protagoniste di questo dramma, viaggio interiore s’intende, perché delle tre non vedremo muovere che pochi muscoli e molto raramente. Tutto comincia dal silenzio, è notte e le tre vegliano il cadavere di una quarta fanciulla, una di loro non fa in tempo a constatare la mancanza di un orologio che parte una lucida conversazione che mai avrebbe avuto luogo in assenza dell’atmosfera notturna, di un mancato riferimento temporale e dell’incombenza di un motivo mortuario. Inizia così una riflessione sulla condizione dell’esistenza umana: si parla con rassegnazione della falsità dei ricordi, della loro inevitabile corruzione, se di ricordi puri si possa mai parlare, e con afflizione dei limiti della umana percezione, tutti concetti elaborati con la sicurezza di chi ha sempre saputo e solo ora parla. Tutti punti appena toccati e mai affrontati a viso aperto o sempre con troppe circonlocuzioni.Desiree Dolron is a Dutch photographer

La conversazione assume fin da subito la forma di una danza fatta di approcci e immediate fughe. L’estraneità delle proprie parole, l’inconciliabilità della immagine corporea con il proprio stato interno, il paradosso della significazione retroattiva dei ricordi, la ricerca ossessiva del finissimo confine che separa la coscienza presente da quella passata e da quella futura, l’incertezza dello stesso stare esistendo, il tentativo di definire la matrice stessa del pensiero, l’aver coscienza della infinita e indefinibile distanza che separa il pensiero dalla parola e la parola dal senso.

Gli argomenti nascono, si arricchiscono e diventano subito insostenibili, il declamatore allora cambia argomento, implora una qualsiasi certezza che possa alleviarlo dalla neonata angoscia. Le fanciulle si trovano così a camminare sull’orlo di un abisso e vi guardano in uno stato d’animo misto di timore ancestrale e di isterica disperazione e paralizzato dal terrore dei mostri che il loro pensare potrebbe svegliare, dello sguardo che l’abisso potrebbe infine porre su di loro, stato d’animo che si risolve in un delirio a stento trattenuto.521850_wexczxb2nlw9afz6ggd_nrfox

Un argomento sugli altri comincia a ricorrere: il sogno. E’ appunto l’attività onirica e immaginativa l’oggetto che più degli altri seduce l’attività riflessiva delle tre fanciulle e l’argomento trova spazio nel sogno di una delle tre, nel sogno del Marinaio. Un marinaio, reduce da un naufragio, si ritrova solo su un’isola deserta e “non avendo speranza di tornare, e siccome il ricordo della sua patria lo faceva soffrire, si mise a ricordare una patria che non aveva mai avuto”.shipwrecked_by_manipulatethis

Inizia infatti per il marinaio una intensa e ossessiva attività di costruzione di una patria immaginata fin nei minimi e superflui particolari e all’elaborazione puramente estetica  ne affianca anche una emotiva: reazioni davanti a determinati panorami o edifici, relazioni con “persone amiche e nemiche“, e ricordi. Ad un certo punto il marinaio si stanca di sognare e prova a ricordare la sua vera patria ma… “si accorse di non ricordarne niente e che, per lui, non esisteva più… L’unica infanzia di cui si ricordava era quella della sua patria di sogno; la sola adolescenza, quella che aveva creato… L’intera sua vita era la vita che aveva sognato… E si rese conto di come fosse impossibile che ne fosse davvero esistita un’altra… Se non ricordava una strada, una figura, un solo gesto materno… Mentre della vita che credeva di aver sognato, tutto era reale ed era stato… né poteva sognare un passato diverso, concepire di averne avuto un altro, come chiunque, per un istante, può fare…”.

Il sogno della fanciulla del sogno del marinaio tocca il nodo portante del dramma statico: la convivenza dell’uomo con il sogno e l’immaginazione, l’inconsistenza del ricordo e della coscienza corrotta, manipolata senza via di ritorno dal sogno. Ma questo immanente fenomeno, come le tre fanciulle concordano in uno sprazzo di tiepido ottimismo, è “così bello”.

Ecco definita l’ambigua e contrastante funzione del sogno per l’uomo: è croce e balsamo della sua esistenza. Ed ecco palesate le ragioni della stasi che percorre per intero il dramma: le tre fanciulle non si muovono perchè non osano smettere di sognare.

Il dramma si conclude bruscamente, accompagnato dalla constatazione di una delle fanciulle che riconosce la singolare condizione della loro conversazione: essa è figlia della notte e non è niente meno di un sogno. L’odissea statica delle tre fanciulle si interrompe senza precedenti cali o aumenti della tensione narrativa, infatti, ad un certo punto “Un gallo canta. La luce aumenta quasi all’improvviso. Le tre veglianti ammutoliscono, smettendo di guardarsi. Non lontano, su qualche strada, un carro incerto geme e cigola”.pessoa_ii_by_nuvemIl Marinaio. Dramma statico in un quadro, opera ortonima di carattere meditativo e opprimente che  rimanda alla riflessione e al confronto, magari addirittura con gli stessi eteronomi dell’autore,  riesce ad evocare sensazioni angosciose anche attraverso la sua forma con il continuo spezzettamento del discorso e delle frasi e l’uso persistente dei puntini di sospensione che riescono a sottolineare la fatica e il conflitto con i propri pensieri nel tentativo di esplicitarli e renderli voce. Il discorso poi è costantemente altalenante: parte, si arena, decade e ne inizia subito un altro, in un ciclo quasi comico di frasi sospese e irrisolte tanto che, come “collage caotico di pensieri”, si può considerare l’opera come degno precursore del teatro dell’assurdo.

Fernando_Pessoa_1Colpito o meno, il racconto ispirò una poesia all’eteronimo Alvaro de Campos che ironicamente rivolse allo scrittore:

A FERNANDO PESSOA                                                   A FERNANDO PESSOA
DEPOIS DE LER O SEU DRAMA ESTATICO                       DOPO AVER LETTO IL SUO DRAMMA STATICO 
                     
      

O MARINHEIRO EM “ORPHEU I”                       “IL MARINAIO SU “ORPHEU I” 

Depois de doze minutos                                Dopo dodici minuti

Do seu drama O Marinheiro,                          Del suo dramma Il Marinaio,

Em que os mais ageis e astutos                     Che i più vigorosi e astuti

Se sentem com sono e brutos,                       Muta in sonnolenti bruti,

E de sentido nem cheiro,                               E il senso è solo un dettaglio,

Diz uma das veladoras                                  Dice una delle veglianti

Com langorosa magia:                                  Con il suo estenuato incanto:

“De eterno e belo ha apenas o sono…            “Di eterno e bello c’è solamente il                                                                      sogno…

Porque estamos nòs falando ainda?”               Ma perché stiamo ancora                                                                                  parlando?”

Ora isso mesmo è que eu ia                           Proprio quel che vorrei tanto

Perguntar a essas senhoras…                        Chieder io alle signore

 

                                      articolo di Tommaso Albini

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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