IL GIRO DEL MONDO IN 80 LIBRI: Baghdad di Pietro Cutrino

Moschea Samarra

Città dal fascino indiscutibile, Baghdad è stata immortalata per la sua sfarzosità nei racconti delle “Mille e una Notte” che ne hanno decantato il glorioso passato. Di tutt’altro tenore è il resoconto raccontato in “Pattuglia Bravo Two Zero.Una squadra dei SAS in missione dietro le linee nemiche in Iraq.” di Andy McNab. Questi due libri ci forniscono un’immagine di questa città in due periodi molto diversi è molto lontani tra loro. Detto ciò, ora che sono in aeroporto, la prima cosa che faccio è cercarmi una guida locale esperta che sappia parlare inglese. La capitale irachena, infatti, è uno dei posti meno sicuri al mondo. Vengo affiancato da un ragazzo di qualche anno più grande di me che mi rassicura sul fatto che mi farà fare un tour della città in tutta sicurezza. Mentre siamo sulla macchina che ho preso a  noleggio lui mi racconta che Baghdad è stata capitale di un antico califfato, ragione per cui è stata il cuore pulsante di una vivace cultura e patria di poeti e novellisti. Per questa ragione vengo subito condotto in un vero e proprio luogo simbolo, ovvero il mercato dei libri di via al-Mutanahi (strada che deve il suo nome ad un poeta del X secolo). Questo mercato si tiene tutti i venerdì in una zona molto centrale della città, essa è un luogo ricco ed intellettuale. Mentre passeggio tra le bancarelle sento un odore molto intenso di inchiostro, carta stampata e china. La copertina di un libro attira la mia attenzione ma, quando vado ad aprire il testo alla prima pagina, mi si incrociano gli occhi: è scritto tutto in arabo! Il mio accompagnatore allora si avvicina e inizia a tradurre in inglese i segni scritti sulla carta. Il commerciante dietro alla bancarella allora ci esorta a comprare il libro e io accetto. Essendo accaldato e stanco decido di bere un dolcissimo tè iracheno al Gehwet Al-Shabendar, l’equivalente iracheno di un caffè letterario occidentale, dove gli intellettuali si incontrano e scambiano idee. Dato che resta qualche ora prima di cena posso dare un’occhiata alla parte coloniale della città, nel distretto di Bab al-Shorji. Per cenare il mio accompagnatore mi consiglia un ristorante nel lussuoso quartiere di Karrada. Come al solito, non resisto alla tentazione di provare le specialità locali e ordino un piatto a base di agnello e riso che mi assicurano essere tipico della cucina locale. Constatato che la cucina irachena gioca su sapori particolari e stuzzicanti. Usciamo dal ristorante e decidiamo di fare quattro passi sul Ponte degli Imam. Quest’ultimo collega due importanti zone della città dal punto di vista religioso che si trovano sulle sponde opposte del Tigri. Da una parte troviamo Adhamiya con la sua Moschea di Abu Hanifa e, sull’altra, Khadhimiya con il suo santuario. Alla fine di questa giornata impegnativa la fatica e il sonno si fanno sentire e vengo accompagnato in un lussuoso albergo. Saluto la mia guida e vado a dormire. Il giorno dopo, in tarda mattinata ci incontriamo come stabilito per visitare l’antica città mesopotamica di Babilonia, considerata una delle sette meraviglie del mondo antico per la presenza degli splendidi giardini pensili. Devo dire di esser deluso del fatto che dell’antico splendore non sia rimasto quasi nulla. Nelle diverse epoche i tesori sono stati saccheggiati dai predoni e dalle potenze imperialiste europee e, in tempi molto più recenti, gli americani e i loro alleati hanno perfino usato il sito come parcheggio per i carri armati. Sono sopravvissuti alcuni ruderi che i nuovi funzionari stanno cercando di proteggere. Tornando verso la parte occidentale di Baghdad il mio accompagnatore mi suggerisce di provare un’altra specialità culinaria, ovvero il Kebab iracheno nel ristorante Zanzour che mi assicurano il migliore in zona. Dopo il primo morso al mio Kebab mi accorgo di quanto l’ottima fama di questo posto di ristoro sia ampiamente meritata. Dopo aver deliziato le mie papille gustative ed essermi dissetato con un ottimo tè vengo accompagnato in un posto estremamente pittoresco: il Mercato Shorja. Un suq all’aperto davvero grande dove l’odore delle spezie è fortissimo. Se si vuole si possono acquistare dei souvenir originali aiutando in questo modo l’economia e l’artigianato locale. Alcune bancarelle, in particolare, attirano la mia attenzione, poiché vendono il tradizionale abito arabo con impunture eseguite a mano, come spiegano i mercanti. Non posso fare a meno di premiare la loro pazienza nel spiegarmi come sono realizzati questi abiti e ne compro uno da mettere in valigia e portare a casa come souvenir… (Chissà se lo indosserò mai!). Giacché siamo in zona la mia guida mi conduce anche a visitare il Mercato “Rame”, dove sono venduti oggetti in bronzo. Per raggiungere Rame si percorre Al- Rasheed, una delle strade più antiche della città. Camminando la stanchezza si fa sentire e ci fermiamo  in un parco vicino al fiume Tigri. Noto subito dei ristoranti che nel menù offrono il pesce, ragion per cui mi fermo a cenare. Mi consigliano di provare il mazgouf, una carpa arrostita al fuoco di legna. Torno in albergo a sole già tramontato. Il mattino seguente mi reco al Santuario Askari a Samarra (a circa un’ora d’auto da Baghdad). Conosciuto come Moschea d’oro è considerato dagli iracheni uno dei luoghi più sacri della nazione. La sua cupola ha 72.000 pezzi d’oro. Caratteristico è anche il suo minareto a forma di spirale. Durante il viaggio di ritorno la guida mi dice con dispiacere che non è possibile visitare alcun museo perché, dopo la presa di Baghdad da parte delle truppe americane, si è verificato il saccheggio del museo archeologico sotto lo sguardo indifferente dei soldati americani, un dramma per l’intera umanità. Il museo conteneva millenni di storia:  170000 reperti sono stati trafugati, dispersi o danneggiati. Testimonianze delle civiltà uruk, supera, assira-babilonese e persiana, della tribù nomade dei Caldei e dei primi islamici non possono essere più ammirate. Fra le meraviglie delle quali non abbiamo più notizie, vi sono le celebri “pile elettriche”, ritrovate da un archeologo australiano tra gli oggetti antichi depositati presso il museo di Baghdad. Sono realizzate con elettrodi di ferro e rame immersi in un’ampolla di bitume che generavano una debole differenza di potenziale. Sono datate in epoca Parto-Persiana. Erano probabilmente usate per rivestire gli oggetti con leggeri strati di metallo (una tecnica detta oggi elettro-galvanica). Dopo la visita a Samarra torniamo direttamente in aeroporto da dove ripartirò per una nuova avventura. Mi congedo da quello che è diventato un nuovo amico e per ringraziarlo della pazienza con cui ha risposto alla valanga di domande che gli ho posto  gli regalo il libro che ho comprato il primo giorno di permanenza in questa strana città.          

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