I COME ILLUMINISMO

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e0c129ea21b2ee72eeaa836dead8a36aI COME ILLUMINISMO

Redattore insieme a Foscolo del Monitore Italiano, il filosofo ed economista Melchiorre Gioia, Pubblicò nel 1802 Nuovo galateo, che al Capo secondo conteneva una singolare Apologia della moda. A chi la stima contraria agli usi di natura, ribatte l’illuminato economista, si dirà che allora dovremmo andare nudi, perché la natura nudi ci ha fatto.

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Conformarsi alla moda è invece un istinto sociale profondo, tanto è vero che i selvaggi tendono a modificare non gli abiti, che ignorano, ma il corpo stesso, sottoponendosi a crudeltà atroci e rendendosi mostruosi, forandosi le cartilagini del naso, facendosi aperture nelle labbra, incidendosi le guance, allungandosi le orecchie, comprimendosi la testa, frastagliandosi la pelle del corpo, che, chiosa spiritosamente il filosofo, è un po’ peggio che portare ora cappello piccolo ora uno grande.

Ecco una pinacoteca di selvaggi del Sud e del Nord del mondo:

Gioia nega che le eleganti fogge della moda siano segni di corruzione morale, come la rozzezza non è segno di virtù. Anzi, sul piano etico la moda è un incentivo a guadagnare e a lavorare, e inoltre decrementa il capitale disponibile per gli altri vizi. (pp 142- 145)

Da seguace della ragione illuminista, elogia la moda del proprio tempo, che ha abbandonato le torreggianti acconciature dei capelli e gli ingombranti guardinfante, diventando più comoda e adatta alla vita pratica. Quanto a assurde modificazioni, sia pure temporanee del corpo, il XVIII secolo non ebbe rivali, in Occidente, come dimostrano le immagini che abbiamo cavato dagli archivi della follia settecentesca: un catalogo di capigliature sempre più alte e stravaganti e crinoline sempre più larghe, voluminose e invadenti.

Ragionando da puro economista, Gioia osserva che i capricci della moda aumentano opportunità di guadagno e lavoro, danno valore a materie che resterebbero inutili e redistribuiscono le ricchezze.grupo-damm-marie-antoinette“Un abito con l’apparenza della novità, dell’eleganza e della bellezza è subito ricercato dai più ricchi e bramato dai meno abbienti. Per adattarsi ai desideri dei clienti, gli artisti imitano con materie meno costose e minor finezza di lavoro la prima foggia, la fanno diventare comune. A questo punto i ricchi, per desiderio di distinguersi, abbandonano la prima foggia e seguono uno seconda recentemente inventata”. Abbandonata la prima moda dai ricchi, il prezzo decade e si rende accessibile anche ai più poveri, che senza le variazioni della moda resterebbero esclusi da quei piaceri.

La moda avrebbe dunque il duplice merito di fungere sia da lievito democratico che da catalizzatore economico. Per l’ottimismo illuministico di Gioia più aumenta l’impero della moda più diminuisce il regno dell’ozio, in quanto è uno stimolo per le masse contro la loro naturale inerzia, costringendole a ingegnarsi per stare al passo della cangiante spirale delle voghe.

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