H COME HELVETIUS di Rachele Ceni

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Tutte le conseguenze che il sensismo implicava per la vita morale dell’uomo giungono in chiaro nella riflessione del filosofo Helvétius. Profondamente legato al pensiero illuminista, nell’unica opera pubblicata, De l’esprit (1758), fondò un’etica materialista in cui la vita morale appare del tutto asservita ai principi del piacere e dell’interesse. Lo scritto gli valse non solo la condanna da parte dell’arcivescovo di Parigi e del Parlamento francese, ma si attirò anche la critica di Diderot che nella Réfutation d’Helvétius negò che un popolo potesse privarsi della sua libertà in cambio di un utile materiale maggiore.  Nè le critiche nè le condanne ufficiali riuscirono a fermare il corso del suo pensiero.

Animatore culturale, diede vita ad un salotto filosofico e letterario che divenne uno dei centri della vita intellettuale parigina, un luogo di discussione tra gli illuministi legati all’Enciclopedia.
Concetto chiave nella dottrina del filosofo è la libertà, come sua condizione di possibilità e ragione stessa d’esistenza. Di questo orientamento di pensiero, certo, è possibile rintracciare qualche significativa anticipazione nella storia della filosofia.

Hobbes, ad esempio, diede una visione nuova della vita passionale, ponendola a fondamento della condizione umana e dello stesso passaggio dell’uomo alla condizione civile. Pertanto, in questa visione del tutto moderna, l’agire passionale passa dall’essere considerato come un’anomala alterazione del comportamento umano, alla vera fonte di conoscenza.
In tutto ciò, la politica si pone a coronamento della filosofia di Helvétius, giacchè solo nella dimensione pubblica dello stato e della società trova compimento il processo di riforma morale dell’uomo promosso da Helvétius.

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