H COME HYPERREALITY

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Melchiorre Gioia, nella sua Apologia della moda, se la prendeva con il cipiglio dei poeti satirici che a torto accusarono la moda di finzione e artificio. Anche le arti più ammirate dopotutto non sono altro che finzioni.

Lo ripeterà nel suo gergo strutturalista anche Roland Barthes che la Moda, se forse è sorella della Morte, di sicuro è parente della Letteratura. Nel Sistema della moda Barthes indagò la moda scritta, trasformata in sottocodice verbale nelle riviste; e rivelò come, al di sotto del livello dei segni, tutta la semiologia delle descrizioni dei capi di vestiario, inseguita fin nelle asole e nell’ordito, corteggi un solenne vuoto, una mancanza di contenuto. Ma proprio questa mancanza diventa il simbolo della capacità umana di far significare l’insignificante, l’esempio perfetto dell’atto della significazione, come appunto la stessa letteratura.

Ma parliamo di moda e filosofia? Fermi tutti, allora: dobbiamo citare per forza Baudrillard. Dell’ardua argomentazione del sociologo francese proverò a distillare non più che qualche goccia in dosi omeopatiche.

A Jean Baudrillard si deve la coniazione del neologismo “Hyperréalité”, che si riferisce alla costruzione sociale di un’immagine condivisa del mondo reale, come reazione alla mancanza di significato dei suoi oggetti particolari. I singoli oggetti assumono un significato solo in relazione e in opposizione a tutti gli altri oggetti, ma la conoscenza umana non arriva mai a ricostruire tutti i nessi e quindi stabilisce con gli oggetti un rapporto di seduzione, non di comprensione. Le società si creano una rappresentazione autoreferenziale del mondo che simula quello reale, troppo elusivo perché il suo senso possa mai essere afferrato. E si crea così la iperrealtà.22

In Le Système des objets (1968), definisce la moda come una circolazione accelerata e senza limiti di segni, una combinatoria fluida in cui i marcatori culturali si scambiano, si combinano, si contaminano, legandosi in equilibri effimeri in cui il senso non è da nessuna parte. Nel già citato L’Echange symbolique et la mort Gallimard, 1976, Baudrillard sostiene che la moda, nata per enfatizzare la sessualità, ha finito per sopprimere la sessualità reale, foggiando una sessualità fantasmatica, iperreale, appunto.Connie Imboden - Untitled Multiple Exposure Female NudeIn questo regno dei simulacri la realtà viene uccisa, il corpo come luogo reale viene abolito e sostituito con un simulacro fantasmatico, a immagine del sistema sociale che lo alimenta. Il corpo fantasmatico della moda è un luogo di simulazione dell’iperrealtà. Il controllo sociale della sessualità non ha più bisogno di esercitarsi sul corpo reale, perché lo ha sostituito con quello simbolico disegnato dalla moda. Il nuovo modello del corpo iperreale non è più l’automa o il robot: è il manichino.

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Ci domandiamo se Baudrillard, scomparso nel 2007, abbia fatto in tempo a vedere certi video clip di musica hardstyle o hard trance che sembrano illustrazioni della sua filosofia, con corpi reali che diventano virtuali e viceversa, assorbiti nell’iperrealtà generata dal computer e rivestiti di epidermidi e abiti fatti di byte e di pixel. Raccomandiamo la visione di un video musicale del DJ e musicista francese Panteros666 che si intitola guarda caso Hyper Reality da cui abbiamo tratto alcune delle immagini che corredano l’articolo.

 Non solo l’Eros, ma anche la paura della morte viene rimossa procedendo a una castrazione simbolica del corpo reale che viene soppresso. La morte appare un po’ meno spaventosa nella sottrazione che la moda esercita sul corpo. In altre parole, buttando via il capo fuori moda, preserviamo il corpo che ha rivestito. Celebriamo con l’abito un funerale simbolico che esorcizza e allontana quello del corpo, come avviene nello spostamento onirico studiato da Freud. Leopardi aveva sospettato che la moda fosse affine alla morte. Baudrillard va oltre e rivela che la moda è la sua complice nell’assassinio della realtà.ModaMorte1                                         disegno di Targiom Aiogi

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