IL GIRO DEL MONDO IN 80 LIBRI di Pietro Cutrino

 

Ho deciso di togliere le tende. Viaggiare, conoscere il resto del mondo forse mi darà la possibilità di apprezzare di più il posto in cui vivo.

Da appassionato della lettura, ho scelto come mete i luoghi in cui sono ambientati i libri che più ho apprezzato. “I libri sono ali che aiutano a volare, i libri sono vele che fanno navigare, i libri sono inviti a straordinari viaggi” recitava una canzone per bambini di qualche anno fa.

In questa prima tappa del mio viaggio ripercorrerò i luoghi in cui sono ambientati tre libri: “Per questo ho vissuto” di Sami Modiano, “Il comandante di Auschwitz” di Thomas Harding e “Bambino n° 30529” di Felix Weinberg.

Per visitare i luoghi di questi libri, ho prenotato un volo Lufthansa che partirà da Pisa alle 13:15, spero che non si verifichino ritardi.

Pisa, 12:15.

Purtroppo non avendo mezzi quali l’armadio delle cronache di Narnia, mi tocca intraprendere un lungo viaggio, che prevede uno scalo a Monaco di Baviera alle 14.40, aspettare circa due ore e venti minuti in aeroporto, poi prendere l’aereo da Monaco e arrivare a Francoforte sul Meno alle 18:05. A Francoforte devo attendere circa tre ore e un quarto in aeroporto. In seguito, con un altro aereo dovrei arrivare a Cracovia alle 22:50. A quell’ora in genere dormo, quindi spero solo di non cadere assopito nella hall dell’hotel. Il solo pensiero di tutti quegli scali in aeroporto mi fa accapponare la pelle, ma non posso far altro che rassegnarmi.

Eccomi a Cracovia ora. Sono le 23. C’è stato un piccolo ritardo con i voli. Quei dieci minuti mi sono parsi un’infinità. Sono stanco morto e solo ora mi sono ricordato che devo ancora cenare e infatti il mio stomaco si fa sentire. Per arrivare al mio albergo, un quattro stelle nel quartiere ebraico di Kazimierz, devo percorrere 12,6 km di strada dall’aeroporto e sto facendo i salti mortali per trovare un taxi disponibile. 

In hotel, probabilmente per il mio aspetto stanco a tal punto da sembrare ebbro, mi hanno pregato di lasciare pure a loro i miei bagagli e di recarmi direttamente al ristorante, dove un ricco menù di pietanze tipiche della cucina polacca mi attende.

Evviva si mangia! Mi sto abbuffando a tal punto che neanche Geri Spina e gli ambasciatori papali con il loro banchetto nella novella “Cisti fornaio” di Boccaccio possono competere con la mia cena. Al momento sono un po’ in imbarazzo: sto scrivendo e molte persone mi stanno osservando incuriosite. D’altronde sto scrivendo anche per voi. Nella camera da letto dell’hotel ho appena il tempo di impostare la sveglia, poi crollo in un sonno profondo.

La mattina successiva mi vengono a prendere con un minivan per un’escursione che durerà circa 6-7 ore da Cracovia ad Auschwitz. Ho appena il tempo di farmi una doccia e subito mi fiondo giù per le scale e, arrivo puntuale all’incontro mentre arriva anche il minivan. Il viaggio per arrivare ad Auschwitz dura circa un’ora e mezzo. L’attesa prima di entrare al campo pare infinita. Mille pensieri viaggiano a duemila nella mia testa. Ci dividono in gruppi di persone della stessa nazionalità in modo da assegnare a ciascun gruppo una guida che parli la lingua madre di quelle persone. La nostra guida è una signora polacca di nome Maria che parla egregiamente l’italiano. Ogni anno milioni di visitatori da tutto il mondo visitano il campo. L’escursione ad Auschwitz 1 dura circa 2 ore, mentre quella nell’immenso Auschwitz 2-Birkenau dura un’ora. La prima cosa che mi colpisce è l’iscrizione “Arbeit macht frei” all’ingresso. Maria spiega che nel campo di Auschwitz 1 erano rinchiusi i prigionieri politici, mentre in quello di Auschwitz 2-Birkenau per lo più ebrei e zingari. La guida, con parole toccanti, ci informa su quanto accaduto nei campi, sulla vita quotidiana dei deportati e sulla storia del campo, mentre noi ripercorriamo i luoghi in cui sono state imprigionate persone che hanno sopportato qui torture inimmaginabili.

Il complesso di Auscwitz-Birkenau venne istituito nel 1940 e durante i suoi 5 anni di attività circa 1,5 milioni di persone tra ebrei, oppositori politici del Partito nazista, testimoni di Geova, omosessuali, persone affette di handicap e zingari persero la vita. Dagli ebrei lo sterminio è ricordato come Shoà da noi come Olocausto. I prigionieri avevano routine asfissianti e morivano per molteplici cause. Solo chi era in grado di lavorare aveva una possibilità di sopravvivere: doveva resistere fino alla liberazione. Si dice che il comandante accolse i primi prigionieri con queste parole:-L’unico modo per uscire di qui è dal camino del forno crematorio, se non volete aspettare potete gettarvi sul filo spinato-, che aveva una tensione elettrica sufficiente a uccidere un uomo. Quando i prigionieri si recavano ai confini del campo di lavoro per prendere i carri di legna, venivano contati e sorvegliati a vista. A fine giornata, i prigionieri andati a lavorare dovevano ripresentarsi all’appello di fine giornata. Se qualcuno era morto di stenti o di malattia nel frattempo il suo cadavere doveva essere presente all’appello, altrimenti tutti quei prigionieri avrebbero pagato quell’assenza con severe punizioni o addirittura con la vita.

Non riesco a crederci, non mi sembra reale, eppure lo è: sono esattamente nel posto descritto da Sami Modiano nel suo libro “Per questo ho vissuto”. Ripensando al romanzo un brivido mi corre lungo la schiena. I binari dei treni si sono conservati bene, lo stesso vale per diverse baracche, edifici vari e per le torri. Alla fine non riesco a smettere di pensare a ciò che ho visto e sentito. Una ragazza del mio gruppo addirittura piange dopo il racconto di Maria che, gentilissima, la conforta. Torno all’hotel e preparo i miei bagagli per la prossima tappa del mio viaggio. Questa è un’escursione che ricorderò per il resto della mia vita. Domani dovrò andare all’aeroporto per continuare il mio viaggio.

8 commenti
  1. Giorgio Buccolieri
    Giorgio Buccolieri dice:

    Molto bella l’idea di affiancare questo grande viaggio ai tuoi libri preferiti. La prima parte è descritta molto bene, con riflessioni personali, ma tutta la parte degli scali e degli orari può risultare un po’ noiosa. Nell’ultima parte, in cui descrivi il campo di concentramento/sterminio, sei riuscito veramente a rendere l’idea del dolore e delle sofferenze che provavano i deportati.

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  2. Francesco Iacopini
    Francesco Iacopini dice:

    Articolo ben articolato e molto originale. Mi ha toccato molto la parte sulla routine dei prigionieri ad Auschwitz; penso comunque che sia più che giusto ricordare atrocità simili, soprattutto per impedire che qualcuno ne commetta di simili in futuro. Mi è piaciuta anche la similitudine che hai fatto con “Geri Spina”. Unica pecca l’assenza di foto, che avrebbero reso meglio l’idea di questi vecchi “campi della morte”.

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  3. eleonora guiducci
    eleonora guiducci dice:

    Questo articolo mi è piaciuto molto, è ricco di particolari e impressioni personali che contribuiscono a rendere più reale tutto ciò che hai scritto. Questa descrizione mi ha incuriosito e sicuramente sarà una meta da includere in uno dei miei prossimi viaggi. L’unica cosa che mi è dispiaciuta è stata la mancanza di foto.

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  4. Asia Albo
    Asia Albo dice:

    ho trovato molto interessante l’articolo, in particolare per l’idea di affiancare a dei libri un viaggio e per le numerose citazioni di film o libri fatte. Avrei riassunto la prima parte di testo in cui parli dei vari scali e peccato per l’assenza di immagini; ma comunque molto carino!

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  5. Niccolo Pozzolini
    Niccolo Pozzolini dice:

    Articolo molto bello e ricco di impressioni personali. Bella è anche l’idea di affiancare famosi libri al “Viaggio intorno al mondo”. Secondo me dovresti togliere i vari riferimenti agli scali e al tempo che hai espresso anche in modo più che preciso.

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  6. Sara Guido
    Sara Guido dice:

    Ho sempre voluto andare a visitare un posto del genere, ma ora non ne ho più bisogno, grazie a questa gradevole descrizione…sembrava di essere là con te. Mi è piaciuta anche la definizione che dai dei libri…la mai canzone preferita da bambina.
    (P.S. l’idea di andare a visitare i luoghi citati nei tuoi libri preferiti è molto interessante)

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  7. Diego Fortini
    Diego Fortini dice:

    Ottimo articolo ben curato e ricco di particolari. Molto originale l’idea di affiancare dei libri ambientati nei luoghi visitati all’articolo stesso. Peccato l’assenza di foto.

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