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IL GIOCO DEL SANGUE di Giovanni Barbieri

sangueUna mano bianca e scarna si appresta a girare il pomello della porta. Chi abita in quella casa non sa ancora. L’acqua smette di fuoriuscire dalla doccia. Il tubo esplode e la casa si allaga. I bambini escono e si rifugiano nel bosco, dietro casa. Non lupi, non belve stanno in agguato tra gli alberi, ma terrori immotivati e attacchi di panico. Ma il dolce suono di una voce familiare li invita a rincasare. –Il pranzo è in tavola! È la voce della mamma. A cena, la mamma propone ai bambini di partire per un breve viaggio, mentre viene riparato l’impianto idraulico. I fratellini sono felicissimi di viaggiare. Adorano i treni. Salgono su un treno notturno. Dal finestrino vedono la luna oscurarsi come in una eclisse. I bambini si assopiscono nel caldo dello scompartimento, vegliati dalla madre. Una mano apre una nuova porta. La mano punta il dito contro di loro. Ma il dito è la canna di una pistola. Sognano che il loro vagone sta deragliando e si destano in un incubo peggiore, sotto le rotaie del treno in corsa.

             Fuori la città è un pandemonio illuminato dalle fiamme degli incendi e assordato da sirene. Si odono colpi di pistola. Ma in cucina un’altra mamma sorride, tranquilla. Forse vuole rassicurare i figli, prima di metterli a letto. Nel buio una mano mostruosa torna a tentare la maniglia, graffia il tavolino della cameretta con unghie nere e affilate. Poi riappare e stavolta impugna una specie di kriss malese, un’arma da cartoni animati. La maledizione ha la forma della luna che si è di nuovo oscurata. Ma il sonno dei bambini è quieto. Non si accorgono di niente. La mattina dopo i loro occhi stanno rotolando nel lavandino insanguinato.

          Un giovane detective è stato inviato per fermare il mostro che fa a pezzi i bambini. Presto o tardi la sanguinaria creatura si troverà il revolver del detective puntato in faccia. –Hai smesso di mangiare bambini!- gli urlerà. Il mostro tenterà di giustificarsi. Dirà che non può farne a meno. Giurerà che è un istinto, non una volontà.

       –Mamma, dove sei?- chiede un bambino, angosciato dai suoi incubi. La madre non è in casa. In casa non c’è nessuno. Ma in corridoio un sussurro dice: -Dopotutto, il destino di un uomo prima o dopo termina sempre con un violento “splat”, non credi? I gatti cadono sempre in piedi, ma voi no, siete destinati a cadere e basta. Allora a che serve tutta questa prudenza? Tutte quelle raccomandazioni? Quello stare attenti a non farsi male?-

Questo dice il mostro a un bambino spaventato, rimasto solo in casa, di notte. –Non vuoi giocare?- gli propone. E ogni volta un bambino gioca. E giocando si uccide. Chi precipita da un palazzo. Chi cade dalla tromba delle scale. Chi si dissangua con un pezzo di vetro rotto. Chi si avvelena con qualche strano intruglio. Quando il gioco è finito, il mostro smembra delicatamente i corpi dei bambini. Nessun bambino si sente più sicuro in città. Il giovane detective trascorre notti insonni ed inutili.

         -Il mostro verrà a prenderti e ti ucciderà, dicono le mamme per mettere in guardia i loro figli. Ma nonostante gli avvertimenti e le precauzioni, il mostro prima o poi riesce a colpire lo stesso. Ogni volta che lo desidera. Neppure le pareti domestiche proteggono più i bambini. Possibile che esistano madri assetate del sangue dei loro bambini?

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