MACROFILIA: OVVERO, GIGANTI CHE PASSIONE

tumblr_n4gl047mbJ1s7eu27o1_1280Altezze abnormi, arti spropositati, dimensioni e forze terrificanti per i mortali di taglia ordinaria, i giganti sono figure leggendarie che si stagliano nel panorama mitologico e letterario con la loro figura ingombrante, spaventosa o grottesca. Pericolosi o salvifici, a seconda se le loro misure eccezionali siano messe al servizio dei deboli e offesi o diventino strumenti di distruzione e di morte.

Francisco de Goya, Colosso

Francisco de Goya, Colosso

I giganti dei miti possono essere tanto eroi fondatori di città quanto espressione del caos primordiale che minaccia la vita civile. I sumeri tremavano all’idea del mostruoso Humbaba figlio del Sole, guardiano della Foresta dei Cedri,  sede del loro pantheon. Le leggende norreniche raccontano di giganti in lotta contro il divino castello di Asgard.0ejpg

Persino i miti folklorici di fondazione dell’America anglosassone non possono fare a meno di un gigante come il colossale boscaiolo Paul Bunyan, tanto forte quanto abile, concentrato sesquipedale del vigore e delle capacità dei coloni che domarono la natura selvaggia del Nuovo Continente a forza di braccia e spirito di adattamento.hey_paul_da_by_leomon32-d8236yl

L’eccelso e simpatico taglialegna yankee è protagonista di numerosi racconti, musical e fumetti e la sua effige ricorre in repliche iconografiche o scultoree nei più disparati angoli degli Usa, idolo protettore della virile intraprendenza wasp.paul bunyan 3

Forse Paul Bunyan era l’ultimo esemplare del popolo di Brobdingnag, che Swift nei Viaggi di Gulliver pone da qualche parte del Nord America che affaccia sul Pacifico. A quel che Swift lascia intendere, gli abitanti di Brobdingnag sono una dozzina di volta più grandi degli uomini, più o meno come dei campanili. Ma è la stessa natura a essere in scala gigante. I topi sono grandi come cani mastini, e i cani pari a quattro elefanti. Un chicco di grandine pesa un paio di migliaia di volte più che nel Vecchio Mondo e il più esiguo ruscello è grande quanto il Tamigi. Le smodate estensioni del Paese sono compensate da una grande semplicità e ragionevolezza del governo e dei costumi.

Se il suo aspetto fisico combina scala straordinaria e forza sovrumana, le caratteristiche morali del gigante non sono definite. Atlante è un gigante perfido e inaffidabile, Prometeo un gigante filantropo. Il gigante della favola inglese Jack e la pianta di fagioli è un orco cannibale, come i Ciclopi omerici.

jack-the-giant-slayer L’ossimoro del gigante buono, o almeno bonario, ricorre almeno quanto quella del mostro efferato. Commuove l’immagine di un corpaccione immane, che invece di schiacciarli come vermi, si piega premuroso a prestare soccorso agli indifesi.

Ma in genere, la stessa enormità dei giganti è quella che li dispensa dai vincoli fisici ed etici a cui devono attenersi gli uomini che tra i piedi e il cielo mettono al massimo un paio di metri. Questi colossi incombenti trasformano i corpi umani nel loro balocco, il globo terrestre nella loro scatola dei giochi.

c4af11cb88983b84660af8f1c5186530 Hanno letteralmente il mondo in pugno. La loro mole implica sempre una minaccia di stritolamento, o almeno un rischio di schiacciamento involontario. 

Ne sa qualcosa il pastorello Aci, spiaccicato da un sasso lanciato dal ciclope Polifemo, innamorato senza speranza di Galatea, promessa sposa di Aci, rivale più bello e di stazza decisamente più ordinaria.

Giovanni Lanfranco, Polifemo, Aci e Galatea

Giovanni Lanfranco, Polifemo, Aci e Galatea

Dal sangue di Aci si formò una fonte e lo sventurato pastorello fu trasformato in dio fluviale. L’unico che comprese che sotto la sgraziata mole dell’irsuto Ciclope era dissimulata una tenerezza latente fu il poeta alessandrino Teocrito, che nell’Undicesimo dei suoi Idilli immagina il mostro monocolo che, in un empito di entusiasmo amoroso, elogia la bellezza di Galatea e la invita con le profferte più generose a considerarlo degno oggetto d’amore, nonostante il “grande irsuto sopracciglio/sulla mia fronte da un orecchio all’altro,/l’unico mio occhio, il naso ampio sul labbro.” Ma la ninfa non ne vuol sapere e al ciclope non resta che consolarsi con il suo canto d’amore.11360252

Se Galatea non si lasciava sedurre dal giovane ma poco avvenente Polifemo, feticistiche fantasie di sottomissione possono anche rendere i giganti degli irresistibili oggetti di investimento libidico.

L’attrazione per il gigantesco è una parafilia denominata nella fattispecie “macrofilia”. Ne fu affetto Baudelaire, che immagina di perdersi nel corpo voluttuoso di una gigantessa e dormire all’ombra dei suoi seni come ai piedi di una montagna.

La Géante

Du temps que la Nature en sa verve puissante

Concevait chaque jour des enfants monstrueux,

J’eusse aimé vivre auprès d’une jeune géante,

Comme aux pieds d’une reine un chat voluptueux.

René Magritte, La géante 1929

René Magritte, La géante 1929

Il poeta francese contraddiceva l’interdizione estetica di Edmund Burke, che nel suo trattato A Philosophical Enquiry into the Origin of Our Ideas of the Sublime and Beautiful (Indagine sull’origine delle nostre idee di sublime e di bello) affermava che era impossibile considerare un gigante come oggetto d’amore, perché a dimensioni spropositate si associano idee di tirannia, crudeltà, l’ingiustizia, e ogni cosa orribile e abominevole.

Troppo enormi per venire a patti con loro, troppo sproporzionati per ridurli a ragione. Ci si può opporre solo chiamando a raccolta le masse, come i lillipuziani contro Gulliver.Pbijr3N

Si può resistere opponendo la solidarietà collettiva e la cooperazione sociale alla loro singolarità esorbitante. Oppure rimanere sopraffatti provandoci. L’unione fa la forza, ma quando l’unione non basta, per sconfiggere un gigante bisogna ricorrere a un altro gigante; se non di statura, almeno di prestanza fisica. Ci volle nulla di meno che Ercole per sbarazzarsi del gigante Anteo, il quale, dall’alto dei suoi 60 cubiti (26 metri), come racconta Plutarco, accoppava gli sventurati passeggeri che transitavano per il deserto libico. Figlio di Poseidone e Gaia, era immortale mentre era a contatto con la madre Terra, ma a Ercole bastò sollevarlo in aria con abile mossa da wrestling per fare diventare Anteo vulnerabile.heta

Nella mitologia greca terremoti ed eruzioni erano attribuiti a giganti ctoni, espressioni delle oscure energie della Terra, di cui erano figli. Prole di Urano e Gea, i Titani si ribellano a Zeus, appena insediato sul trono dell’Olimpo. Gli dei devono ingaggiare battaglia per difendere il loro sovrano. È la Titanomachia.

cba99A cui segue la Gigantomachia, esaltata negli splendidi marmi dell’Altare di Pergamo.

I giganti vengono debellati. La misura e l’armonia vengono ripristinati e diventano le norme della vita associata tra i cittadini ellenici, fieri delle loro piccole patrie e nemici di ogni smodatezza, in arte come in politica. Sarebbe piaciuta agli ateniesi la leggenda ebraica del piccolo Davide che abbatte il grande e grosso gigante Golia, come Atene abbatté l’Impero persiano.

Andrea Vaccaro, David con la testa di Golia

Andrea Vaccaro, David con la testa di Golia

Se un gigante servizievole che difenda gli uomini non si trova, lo si fabbrica. Efesto foggiò per ordine di Zeus, Talos, un gigantesco automa di bronzo, messo a guardia di Creta.talos-in-jason-and-the-argonauts

Gli ebrei del ghetto di Praga ricorsero al Golem per proteggersi dalle persecuzioni. Foggiato in argilla rossa dal rabbino Leon Ben Bezabel, alla fine del XVI secolo, secondo esoteriche procedure cabalistiche, la nascita di questa creatura antropomorfa ripete quella adamitica e lo stesso nome “golem” designa la materia grezza da cui Dio cavò il primo uomo (Salmo 139, 16). A differenza dei giganti di origine bio, la forza soprannaturale di questo organismo artificiale e magico è messa a servizio dell’uomo. Lo scrittore Gustav Meyrink nel suo romanzo Der Golem (1915) lo trasforma in un incubo che perseguita la mente del protagonista. Come tutte le creazioni che varcano il limite dei poteri umani, anche il Golem sfugge al controllo, diventando sempre più grande, così che il rabbino deve modificare la parola che gli ha infuso la vita e che porta impressa nella fronte (“verità” in ebraico emet) cancellando la prima lettera e trasformano emet in met (“morte”). 393457-golem

Gli antenati israeliti avevano del resto una certa dimestichezza con i giganti. ll libro del Genesi conosce i Nephilim, misteriosa razza uscita dall’unione tra le figlie degli uomini e i figli di Dio “sono questi gli eroi dell’antichità, uomini famosi..”(Genesi 6:1-8). Nei popoli antichi circola la strana idea che gli uomini, nella più remota antichità, fossero più alti, più forti e più longevi.

Giulio Romano, affresco nella Sala dei Giganti, Palazzo Te, Mantova

Giulio Romano, affresco nella Sala dei Giganti, Palazzo Te, Mantova

Alla corte dei Medici il mito dei giganti rivive in forme burlesche sotto la penna arguta e spregiudicata di Luigi Pulci. Il suo Morgante è un gigante addomesticato, ma sotto sotto è un killer inviato a bastonare quel presuntuoso di Marsilio Ficino, con la sua boria da fumoso umanista neoplatonico a cui bisognava dare una buona lezione di concretezza e di realismo. Affiancato dal mezzo gigante Margutte, il protagonista del poema di Pulci va incontro spavaldo all’avventura, al seguito di Orlando, scampando ai nemici, ma non al morso di un granchio, che provocherà la sua morte buffonesca. Morto un gigante ne sorge un altro. Pantagruel nasce da una gigantessa che muore nel metterlo al mondo. La caratteristica più peculiare del gigante di Rabelais non è la sua iperbolica estensione corporea ma la sua erudizione che ne fa un vero umanista XXL. Il gigante diventa sempre più umano e raffinato nel corso della storia. Il gigante egoista di Oscar Wilde trasforma il mito in un racconto edificante, dotando l’orco di una psicologia dilemmatica in linea con gli impulsi e le inibizioni dell’epoca vittoriana.

La quasi inconcepibile grandezza è un attributo soprannaturale e come tale associato alla divinità, come insegna Isaia che (Is. 40,22-23) si immagina come una cavalletta a petto dell’immensità di Yaweh, in grado di schiacciare i grandi della terra come tanti insetti. Ma proiettandosi sotto l’ala protettrice dell’enormità divina, Isaia finisce per trasformare la proclamata umiltà in autoesaltazione, immaginando di sgominare i suoi nemici  grazie al potere di Dio.

Nel 1999 il medievalista americano Jeffrey Jerome Cohen ha pubblicato un saggio On giants per i tipi dell’University of Minnesota Press, in cui analizza, secondo una prospettiva psicoanalitica, i significati che queste mostruosità fuori scala adombrano per la mentalità premoderna, rappresentata da testi come il Beowulf o Chaucer.

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I giganti eccedono qualsiasi punto di riferimento, se ne può osservare solo una parte e, oltre a sconvolgere le normali prospettive umane, mettono in discussione la soggettività dello spettatore, che viene miniaturizzato o, in un processo di identificazione libidica e di transfert, elevato alla scala del gigante. Il macrocosmo dei giganti e il microcosmo umano fluttuano vorticosamente, mettendo in crisi l’identità antropocentrica.

In Micromégas, Voltaire immaginerà le avventure terrestri di un abitante di Sirio “alto otto leghe” e un abitante di Saturno, al confronto un nanerottolo, con le sue mille tese di statura.  Giunti sulla Terra, faticano a trovare gli abitanti a occhio nudo. Il racconto filosofico di Voltaire innalza il relativismo a vertigine iperbolica, invitando a un saggio ridimensionamento della boria delle nazioni.

Il duello tra il normodotato Davide e il gigante Golia (1 Samuele 17) è ormai proverbiale, come la sfida della fede e dell’ingegno contro la tracotanza blasfema e la forza bruta.

Tiziano, Davide e Golia

Tiziano, Davide e Golia

Ma Davide è un falso nano, visto che dietro di lui si staglia, invisibile ma non per questo meno possente, il Dio degli Eserciti, immenso e ubiquo.

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Invece i Nephilim, i Giganti biblici, sopravvissero al Diluvio grazie alla loro altezza. Secondo il Genesi, il Diluvio Universale sommerse montagne alte 15 cubiti. Dal momento che scamparono alle acque, si deduce che i giganti antidiluviani dovevano essere almeno un po’ più di 15 cubiti.deluge_650px

Il professor Walter Stephens, docente presso la Johns Hopkins University con un debole per la teratologia, autore tra l’altro del volume Giants in Those Days: Folklore, Ancient History, and Nationalism (1989), sostiene che le misure dei giganti biblici erano una vera ossessione medievale che attraversa gli scritti di teologi e scrittori, da Onorio di Autun fino al poligrafo rinascimentale Francesco Sansovino che tradusse in italiano, nel 1583, le Antiquitatum variarum di Annio da Viterbo con il titolo Le antichità di Beroso Caldeo Sacerdote. Et d’altri scrittori, così Hebrei, come Greci et Latini, che trattano delle stesse materie, divulgando le fole che Annio aveva confezionato, spacciandole per una compilazione di antichissimi libri caldei ed ebraici.David-goliath28

Apocrifo e di dubbia interpretazione come Le antichità di Beroso Caldeo è anche Il Libro dei Giganti, ritrovato tra i papiri di Qumran, che potrebbe far parte dei libri attribuiti al patriarca Enoch. I giganti in questione sarebbero figli degli angeli caduti, discesi dal cielo per unirsi alle donne terrestri e insegnare agli uomini la lavorazione dei metalli, come il titano Prometeo. davidandgolliath-paulcadmusUna leggenda pervenuta fino a un testo del XI secolo incluso nel Midrash. Il tema del gigantismo biblico è stato studiato da comparativisti che hanno notato interessanti collisioni tra testi veterotestamentari, letteratura mesopotamica, letteratura ebraica in greco e manicheismo.tumblr_n0c1v4fWqr1rqqedro1_1280

Nella sua opera Heroikos, (‛Ηρωικός) ) ovvero Dialogo sugli eroi il sofista Filostrato Lemnio, vissuto sotto i Severi nel III sec. d. C, elenca gli eroi della guerra di Troia, raccontandone vita, morte e miracoli, e descrivendo la loro inusitata statura, calcolata in non meno di 10 cubiti (circa 4 metri). La prova che i guerrieri antichi fossero fisicamente più dotati dei moderni sta per Filostrato nei frequenti rinvenimenti di ossa enormi nei siti dove, secondo la tradizione, avevano stanza le tombe degli eroi, che il tempo, con sue fredde ali, aveva spazzato via. In base alle dimensioni di quelle ossa, Filostrato è in grado di determinare l’altezza di Aiace in 4,5 metri e dichiarare che Achille era addirittura un marcantonio di 10 metri e passa di altezza. In molti testi antichi si favoleggia di scoperte di scheletri colossali. Plutarco sostiene che il generale romano Quinto Sertorio avesse scoperto le abnormi ossa di Anteo durante una spedizione in Numidia. È probabile che le ossa ritrovate fossero quelle fossili di mammut o mammiferi preistorici.4c1eec07d9d0ee64181b8240b1946deb

Ma una recente scoperta archeologica ha portato alla luce i resti di una enorme città, identificata con Gat, la città filistea patria di Golia. Qui pare sia stato rinvenuto anche un grande teschio umano contenente una pietra di fiume incorporato nella sutura frontonasale. Gli Israeliti, guidati da Mosè, si scontrarono con i Refaim, una antica popolazione cananea che sgomentava per via della sua straordinaria statura. Circola sul web la notizia del ritrovamento nella Biblioteca Vaticana di un libro apocrifo intitolato Il libro perduto di Re Og, un sovrano che la Bibbia chiama l’ultimo superstite della stirpe dei Refaim, il popolo dei giganti, forse imparentati con gli antidiluviani Nephilim. Secondo alcuni, le scoperte di giganteschi scheletri sarebbero state occultate dalla comunità scientifica, perché sarebbero incompatibili con i presupposti della paleontologia di stampo darwinista.11061213_439182886250520_3876481938044743963_n

Persino i giganti sono manovrati dai creazionisti e dagli integralisti cristiani come clave per dare addosso al darwinismo. Gli scheletri colossali proverebbero l’esistenza della stirpe dei Nephilim e quindi, implicitamente, della verità letterale della Bibbia. La leggenda degli scheletri cicoplici riesumati dagli scavi ispira un racconto di Jules Verne, pubblicato postumo nel 1910, Le Humbug, appena tradotto in italiano come Il bluff (Elliot), in cui seguiamo i maneggi del mercante August Hopkins, che viaggia a bordo di un traghetto insieme a enormi casse dal contenuto misterioso. Si verrà a sapere che dentro è sistemato lo scheletro di un gigantesco essere vissuto migliaia di anni prima, scoperto casualmente durante i lavori di scavo per le fondamenta di un edificio.

Il web pullula di siti che riportano notizie di scheletri e mummie giganti che farebbero pensare a una storia alternativa dell’evoluzione umana; o alla presenza di scomparse razze aliene, di cui nulla sarebbe dato sapere al pubblico, perché la scienza ufficiale non avrebbe nessun interesse a divulgare dati che metterebbero in discussione i suoi stessi fondamenti. Se i giganti dell’antichità ci affascinano forse è proprio perché sembrano essere un argomento tabù che la storia ufficiale elude. L’incontro impossibile tra noi uomini e i nostri mega antenati serba tracce di rimpianto nei miti e nelle fantasie letterarie di ogni epoca e nazione. 

1 commento
  1. chiara
    chiara dice:

    Un articolo molto piacevole e interessante sia per la macrofila sottoscritta sia per chi non lo è 🙂 complimenti

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