,

GENOVA: FRIDA KAHLO E DIEGO RIVERA di Mirva Fiorini


1373120322_0_7bc7f_75e17eee_xxl

 

Gran bella mostra quella che si è conclusa al Palazzo Ducale di Genova l’8 febbraio scorso: Frida Kahlo e Diego Rivera, 120 opere dei due coniugi-amanti che hanno percorso da protagonisti un’ampia e significativa fetta di storia, storia di passioni e di vita vissuta pericolosamente, prima fra tutte la rivoluzione messicana del 1910 che vide il riscatto dell’appartenenza di un popolo alle sue radici e di cui Diego è stato il più autorevole documentatore. I suoi murales hanno rappresentato l’ideale e la sua forma, dando immagine a tutta la ricchezza che questo popolo è capace di esprimere; una videoistallazione dei suoi più famosi murales e numerosi dei suoi bozzetti preparatori hanno ben illustrato la complessità della loro esecuzione, costantemente in bilico tra tradizione tecnica e contemporaneità compositiva.


Nella mostra è stato dato ampio spazio alla formazione di Diego nell’Europa delle avanguardie del primo ‘900, esperienza questa che gli permise di coniugare la sua anima messicana con i linguaggi formali che si andavano sperimentando e che segnarono in maniera così irreversibile tutte le forme dell’arte.
Ma la mole più ampia della mostra è dedicata a Frida, tra documentazione della sua vita privata, con il suo tormentato ma indissolubile legame con il grande Diego e la tragedia personale così lucidamente espressa in molte delle opere esposte; l’incidente a soli 18 anni che la segnerà per la vita e la sua lotta contro e per la vita stessa, incurante di tutte le preclusioni, dovute alla sua condizione fisica, a vivere una maternità sempre ricercata.

Andrè Breton, poeta e teorico del Surrealismo, la definì come la più grande surrealista della storia dell’Arte, Frida rifiutò questa definizione, come pure i ripetuti inviti ad esporre con i surrealisti; ed ha sempre ripetuto che lei non seguiva alcun metodo di estraneazione dal reale per far emergere la “verità interiore ed automatica senza alcuna mediazione della ragione”, ma bensì era lucidissima nel raffigurare, semplicemente, la sua vita e quello che in essa le accadeva. Era la pura realtà del suo vissuto che fermava sulla tela, nient’altro.

Poter vedere i suoi lavori da vicino consente di apprezzarne la qualità pittorica, la precisione del tratto che fissa le immagini, la grande maestria nello stendere il colore e le composizioni sempre puntuali e ricche di una narrazione mai sopra od oltre le righe dell’essenza stessa del racconto.
Gran bella mostra ripeto e mi dispiace di non averla visitata prima, perché adesso potrei sollecitare chi mi legge a visitarla a sua volta ma, se queste poche righe vi hanno incuriosito, non dimenticate questi nomi e se sentirete parlare di una nuova loro esposizione andate a vederla perché si tratta di Arte con la A maiuscola, come solo la vita che vi si intreccia può generare.

Mirva Fiorini

0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Fornisci il tuo contributo!

Rispondi