G COME GUILLOT E GIVENCHY

erte-g-the-alphabet-suite-1375559430_orgG COME GUILLOT E GIVENCHY

Dopo aver censurato i nudi del pittore tedesco Gerhard Richter sulla pagina del Centre Pompidou, Facebook ha imposto la rimozione di una foto che ritraeva un nudo femminile parziale esposto alla Galerie Nationale du Jeu de Paume di Parigi, minacciando in caso contrario di disabilitare l’account del museo. La foto era stata scattata nel 1940 e faceva parte della mostra che il Jeu de Paume aveva dedicato alla grande fotografa dello scorso secolo Laure Albin Guillot. Cosa importa che siano nudi di riconosciuto valore artistico? Si può forse pretendere che un social network, destinato a masse di persone che postano foto di cibarie e intasano il web di gattini e frasi sdolcinate, sia addirittura in grado di riconoscere la differenza tra estetico e pornografico? Aveva o no ragione Umberto Eco a dichiarare che i social sono a rischio di dare voce agli imbecilli?

                                                                                             Ecco due foto incriminate di Laure Albin Guillot

I blog incentrati sui media deplorano che un centro prestigioso di arte e cultura come il museo del Jeu de Paume si debba adeguare agli standard dei manager sessualmente repressi di Facebook. Di recente anche la Galleria Saatchi è stata vittima della censura dell’imperante social network, per la foto di un classico di Salvador Dalí e del fotografo Philippe Halsman, la peraltro notissima foto dal titolo In Voluptas Mors (sic) rimossa perché considerata offensiva per il pudore. Di chi? Dei talebani?A quando rimettere le braghe ai nudi di Michelangelo? Cosa aspettano gli Uffizi ad attaccare una banda nera sulla Venere di Tiziano, e il Musée d’Orsay a coprire i seni di Olympia; e il Prado a voltare verso la parete la Maya desnuda?640px-Manet,_Edouard_-_Olympia,_1863Per contrastare l’ignoranza asinina e la bacchettonaggine insulsa del management di Facebook, ci sentiamo quindi in dovere di proseguire il dizionario ricordando questi due grandi fotografi vittime della censura. E vedrete che gli argomenti che affronteremo sono mirabilmente in linea con il volubile repertorio alfabetico cominciato, se ci state seguendo, con la A di Audrey Hepburn.

G come Laure Albin Guillot (1879–1962), dunque. Un nome che si impose specie all’indomani della Seconda Guerra mondiale non solo per la sua interpretazione artistica del ritratto e del nudo fotografico, ma anche per le sue sperimentali e immaginifiche micrografie decorative, in cui, forse per la prima volta, le preparazioni di vetrini da microscopio, dove galleggiano danzanti amebe, spore e diatomee, diventano vere e proprie composizioni astratte. L’infinitamente piccolo diventa arte. La scienza rivela che anche la natura ha un senso estetico.

La sua arditezza creativa rinnovò i canoni fotografici anche della moda e alla pubblicità. I suoi ritratti e i suoi nudi risentono ancora di scuola pittorica, ma il gioco di ombre e luci, i procedimenti di solarazzione e il taglio delle immagini ne fanno una precorritrice della visualità moderna, come Man Ray.

Fin dal 1922 la Guillot lavorò per Vogue, come quell’altro innovatore dell’arte fotografica, che fu Philippe Halsman (1906 – 1979) americano d’adozione, lettone di origine. Per una storia mai del tutto chiarita di omicidio, e anche a causa del clima ostile agli ebrei, Halsman si era trasferito in Francia, dove cominciò a scattare foto che si caratterizzano per un abbandondo del procedimento soft focus in favore di immagini dove più nitido e rigoroso è il contrasto tra ombra e luce. Quando i nazisti occupano la Francia, Halsman si rifugia negli Stati Uniti, grazie all’appoggio di Einstein, di cui farà un ritratto fotografico destinato a diventare famoso.

A New York nel 1941 Halsman incontra Salvador Dalí. Il connubio tra la fantasia del surrealista spagnolo e il rigore tecnico del fotografo cosmopolita produssero frutti pieni di arguzia ingegnosa.

Alla fine degli anni Quaranta, Dalì aveva appena finito di dipingere la sua Leda Atomica, che rappresenta sua moglie Gala come la mitologica amante di Zeus tramutato in cigno.Leda_atomica

In un mondo ancora sotto choc per l’esplosione di Hiroshima, il titolo si riferisce alle nuove concezioni scientifiche inaugurate dallo studio dell’atomo e del comportamento delle particelle subatomiche. La nuova fisica atomica è resa nel dipinto come una levitazione di oggetti separati tra loro, come particelle indipendenti che non si toccano, come spiega lo stesso Dalì in un intervista apparsa su Time. (“And Now to Make Masterpieces” – Time, 8 dicembre, 1947).

Ispirandosi alla Leda Atomica ancora fresca di pittura, Halsman coinvolge Dalì in una foto indiavolata che fa il verso all’idea di sospensione di particelle in preda a leggi quantistiche. Un atelier con una sedia, quadri e cavalletti sospesi a mezz’aria, secchiate d’acqua che attraversano lo spazio e incontrano tre gatti lanciati in aria, il tutto mentre lo stesso Salvador Dalí balza a mezzo metro da terra, senza abbandonare il pennello e la tavolozza.

95165918_bad21d217f_oHalsman è lì pronto a scattare con il suo apparecchio a lastre 4×5. Ma il trucco c’è, e si vede, almeno nella foto originaria, come spiega il fotografo Nicola Focci nel suo sito: fili che reggono i cavalletti, mani che tengono una gamba della sedia. Ma il fotoritocco ha reso l’opera degna delle visionarie allegorie dello stesso Dalì, con il richiamo esplicito della Leda Atomica che appare in magica levitazione nella foto di Halsman.

Due anni dopo Hiroshima, Albert Einstein viene ritratto dal suo amico Halsman in una delle sue più celebri fotografie.

0Einstein, che alla costruzione della bomba atomica aveva involontariamente fornito l’indispensabile fondamento teorico, in quegli stessi anni era affranto all’idea che una nuova guerra avrebbe portato “la distruzione a una tale scala da lasciar sopravvivere ben poche tracce di civilità”, come possiamo leggere nei suoi Pensieri degli anni difficili, (Boringhieri, 1965). L’espressione malinconica del grande scienziato nella foto si deve proprio al suo discorrere con Halsman, mentre era in posa, del recente disastro atomico. Il metodo di Halsman era infatti quello di intervistare e provocare i suoi soggetti per ottenere un ritratto fotografico che ne facesse emergere la psicologia e gli stati d’animo più intimi.

Alla brillante sinergia tra l’obiettivo scrupoloso di Philippe Halsman e l’occhio stralunato di Salvador Dalì si deve anche il volume fotografico Dali’s Mustache, che raccoglie una trentina di foto dedicate agli aguzzi baffetti del pittore surrealista, icona e sineddoche della sua personalità sulfurea. Il narcisismo di Dalì venne appagato da questa consacrazione della propria immagine pubblica, che giocava con altre icone, dalla Gioconda di Leonardo alla boccetta di Chanel N. 5, in acrobazie di citazionismi e di manipolazioni facete.

Non semplici fotografie, ma veri teatrini del nonsense dove il personaggio Dalì mette in scena la sua maschera poliedrica, che l’obiettivo di Halsman coglie con impeccabile abilità, grazie a un uso magistrale del flash elettronico, della doppia esposizione e specialmente dei processi di post-produzione: montaggi, collage e altri virtuosismi tecnici in epoca pre-Photoshop, come quelli, complicatissimi, utilizzati per il ritratto dell’artista a forma di orologio “molle”.

Uno dei più noti lavori nati dal genio di Dalì coadiuvato dalla competenza tecnica di Halsman, fu proprio il paradossale teschio ottenuto incastrando sette volenterose modelle nude, che tanto hanno scandalizzato quelle anime pie di Facebook.

in-voluptas-mors-2Il quadro fotografico chiamato In Voluptas Mors richiese un tour de force delle povere modelle, costrette per ore in quell’assurda posizione per realizzare il disegno schizzato dal pittore.

tumblr_n9b7599MRl1rqh5gio8_4001 Come tante invenzioni visuali degli artisti, anche questa fu sfruttata dall’iconografia commerciale. Nel poster del film The Silence of The Lambs (Il silenzio degli innocenti) si noterà che la farfalla che copre la bocca di Jodie Foster porta sul dorso la miniatura di In Voluptas Mors.

E la locandina di un film culto per gli amanti dell’horror come Discesa nelle tenebre (The Descent) reinterpreta lo schema delle donne unite a formare un teschio immaginario. Noterete che le donne sono ridotte da sette a sei e sono…vestite.the-descent

Fotografo della moda, dei divi del cinema e del jet set a stelle e strisce, Halsman impressiona le sue lastre con i corpi più bramati del secolo: Kennedy, Marilyn Monroe, Grace Kelly, Marlon Brando, Ava Gardner, Ingrid Bergam, Lauren Bacall, Frank Sinatra e centinaia di altri vip.

Uno dei soggetti favoriti di Halsman fu però il ben poco attraente Alfred Hitchcock, a cui lo legavano molte affinità. Come l’espatriato ebreo Halsman, anche Hitchcock era un emigrato. Halsman, accusato ingiustamente di parricidio, fu costretto a rifugiarsi prima in Francia e poi negli USA. Era un caso che il regista inglese predilesse il tema degli innocenti perseguitati, come il povero Halsman? Si pensi al film girato nel 1956 The Wrong Man (Il ladro, in italiano) con un bravissimo Henry Fonda, che parla di un uomo accusato ingiustamente o a North by Northwest (Intrigo internazionale), dove Cary Grant viene preso per un assassino. Su Intrigo internazionale dovremo ancora tornare alla fine dell’articolo. Tenetelo a mente.

Già per una pellicola del 1945, Io ti salverò (Spellbound) Hitchcock aveva commissionato a Dalì la scenografia di alcune sequenze oniriche. Halsman realizza un ritratto di Hitchcock dove la vena surrealista del fotografo collaboratore di Dalì si riaffaccia nell’associazione tra l’uccello appollaiato sul sigaro e il regista che lo sta fumando, su un fondale palesemente finto di cielo in techicolor, una foto concepita per pubblicizzare il film Gli uccelli, che Hitchcock aveva appena realizzato.

USA. British filmmaker Alfred HITCHCOCK, during the filming of "The Birds". 1962.

Nella foto Halsman emula lo stile visionario e onirico di Hitchcock e sfoca leggermente l’uccello, come se stesse per spiccare il volo. Halsman sa perfettamente che cinema significa appunto arte del movimento. Un’altra foto finita sulla copertina di Life mostra Hitchcock attorniato da corvi e lo proclama implicitamente, non senza humor, erede dell’autore di The Raven, Edgar Allan Poe, lo scrittore preferito del regista.tumblr_m8efckh4GR1qa4m1yo1_1280Sebbene richiestissimo sia dalla Dream Factory hollywoodiana che dai potenti della Terra, uno come Halsman difficilmente si poteva piegare agli standard convenzionali dell’entertainement o della rappresentazione celebrativa. Insinuando quella nota di ironico surrealismo appresa da Dalì e citando se stesso e la foto dove il pittore spagnolo spicca un salto, Halsman chiese a molti dei suoi soggetti di compiere un balzo mentre il suo obiettivo li immortalava. Non solo Marilyn Monroe o Dean Martin, ma persino Nixon, i duchi di Windsor, lo scrittore Aldous Huxley e i Ford saltarono per il suo obiettivo, creando un nuovo genere fotografico: le jumping celebrities.

Il vero motivo per cui chiedeva ai suoi clienti di saltare lo rivelò lui stesso: le persone sono così concentrate nell’atto di saltare che non hanno più il controllo sulla maschera sociale che indossano, rivelando così la loro vera personalità. “After all, life has taught us to control and disguise our facial expressions, but it has not taught us to control our jumps.  I wanted to see famous people reveal in a jump their ambition or their lack of it, their self-importance or their insecurity, and many other traits.” Così si legge nell’exergo del sito ufficiale dedicato a Halsman.

Entrambi collaboratori di Vogue e autori di eleganti campagne pubblicitarie, due maestri dell’obiettivo come Halsman e la francese Guillot, ondeggiando disinvoltamente tra mondo della moda, dell’arte e della letteratura, hanno un più specifico punto di contatto nello scrittore Jean Cocteau. I due fotografi si trovarono a dare versioni diverse dello stesso soggetto. La Guillot ritrasse Cocteau in principe di Galles mentre fuma leziosamente una sigaretta.

laure-albin-guillot-jean-cocteau-fumant-une-cigarette-1939 Anche Halsman ritrae Cocteau in giacca di tweed e con una sigaretta, ma la sua scatenata fantasia concepisce un fotomontaggio dove lo scrittore ha sei braccia e altrettante mani che contemporaneamente tengono tra le dita una sigaretta, scrivono, reggono un libro, impugnano delle forbici e un pennello, a simboleggiare l’infaticabile eclettismo del letterato che fu anche regista, pittore, drammaturgo e costumista.Jean Cocteau portrait by Philippe Halsman

Nè poteva mancare un richiamo alla Dalì, per una versione di Cocteau Atomicus.007-jean-cocteau-theredlistIn un’altra foto debitrice del surrealismo, Cocteau sta dipingendo una giovane modella in una specie di cuffia, entro una cornice retta da un modello a torso nudo, mentre lo stesso pittore è parte del quadro che dipinge, trovandosi contemporaneamente dentro e fuori dalla cornice.philippe-halsman7Visto che Laure Albin Guillot ci ha riportato a Parigi e a Cocteau, aggiungiamo che la fotografa era amica di quasi tutte le celebrità parigine del suo tempo, tra cui Paul Valéry, Colette e Hubert de Givenchy, che ritrae come un longilieo dandy in frac.

Hubert de Givenchy, couturier français, 1948.

Hubert de Givenchy

La Guillot riceveva tutti nella sua casa di boulevard de Beauséjour, non lontano dall’avenue Pierre-Grenier dove abitava Erté. La sua amica Colette invece abitava fin dal 1938 al primo piano del Palais-Royal, affacciato su rue de Beaujolais, lo stesso edificio dove abitava Cocteau, che però dava su rue de Montpensier.

Riusciremo a questo punto a trovare un collegamento tra la A come Audrey Hepburn, che è stato il nostro punto di partenza, e i personaggi che abbiamo evocato in questa voce dedicata alla G? Non dubitatene

La Guillot e Philippe Halsman sono connessi tra loro anche tramite le foto di Cocteau. Ma Halsman e Cocteau sono legati ulteriormente proprio da Audrey Hepburn. Tra le star fotografate da Halsman poteva mai mancare la protagonista di Colazione da Tiffany e Vacanze romane? Oltre a posare per un ritratto più formale, la Hepburn si prestò anche a spiccare un salto per accontentare la strana mania del fotografo dei divi. Un salto liberatorio dall’aggraziato involucro di porcellana che avviluppava l’elegantissima icona di Givenchy.H-Audrey-Hepburn-PAR384891E cosa hanno da spartire il poliforme geniaccio francese e la diva americana del grande schermo? Nel Natale del 1962, sotto il colonnato del Palais-Royal, dove risiedeva, Cocteau fece in tempo a vedere Audrey Hepburn che girava una delle scene chiave di Sciarada, il film di Stanley Donen con Cary Grant. Il film fu molto criticato perché sembrava una goffa scimmiottatura di Intrigo internazionale di Hitchcock. Del resto il regista Stanley Donen si ritagliò nel film un cameo, imitando anche in questo il caratteristico vezzo di Hitchcock.

Quello stesso 1963 che vide l’uscita di Sciarada nei cinema fu anche funestato dalla morte di Cocteau nella sua casa di Milly-la-Forêt, oggi divenuta un museo; come da museo sono quasi tutti i personaggi, le opere e i luoghi che abbiamo nominato fin qui.

articolo di Giovanni Lopez

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