E(X)POI? di V.Cassia

Angola-2647“Appena arrivi all’ingresso ti danno una copia del Corriere della Sera. Ve lo giuro. Ma non per leggerlo. Per farci un cappellino da muratore e ti metti lì, con gli altri, a finire i lavori, gli dai una mano.” Maurizio Crozza

Un piccolo tamburo di legno esotico. Un souvenir africano. Un portachiavi. E’ rimasto lì nel padiglione  del Ghana dove era in vendita, un prezzo troppo elevato per le mie tasche. Non è stata la sola delusione della giornata passata all’Expo. Cosa accomuna un pensionato con folti baffi, scolaresche attaccate a una fune per non perdersi tra la folla, una famigliola con un bambino bizzoso, svizzeri mattacchioni? La voglia di assaggiare un boccone di mondo, una fetta di pianeta, uno spicchio della Terra. Ma probabilmente rimarranno a bocca asciutta, a meno che non vogliano fare un’ulteriore fila per entrare in uno dei ristoranti dei vari paesi. La prima sorpresa dell’Expo milanese è che non si tratta di una vera e propria mostra del cibo. Padiglione ungherese: paesaggi campestri, telai tradizionali azionati a mano ma di cibi tradizionali, nemmeno l’ombra. Forse è un padiglione minore, penso, mentre esco dallo stand ungherese. Decido quindi di andare verso dei paesi più importanti. Scelgo di visitare il padiglione degli USA, (che forse è un paese più grande e ci potrebbero essere cose più interessanti) la fila era molto breve e la cosa mi ha fatto subito dubitare se ne valesse la pena. Il risultato è stato alquanto deludente. Brevi video di Obama mentre parla e carte geografiche del paese sparse nel padiglione. Tutto qui. Meno male che sono gli Stati Uniti! Tirando le somme, l’Expo si potrebbe definire come un gioco di cui tutti parlano un gran bene, ma di cui pochi ricordano i difetti e le vistose mancanze.

 

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