EXPO: NON DI SOLO CIBO… di Giovanni Barbieri

EXPO2015_RussianPavilionStreetView_©SPEECHUna fiera piena di padiglioni fantastici e zeppi di mirabolanti attrazioni. Cibo a perdita d’occhio, vassoi stracolmi di leccornie.
Speranza vana. I padiglioni non erano straripanti di cibo bensì di umanità. Un mare di scolaresche ondeggiante con bandierine che spiccavano tra i flutti come dei fari. Alcune classi indossavano dei gilet giallo fluorescenti, come naufraghi alla deriva. Bambini uniti tra loro a formare una catena umana, tenendosi per mano come un branco di pesciolini intrappolati in una nassa.
Code lunghissime per entrare nei padiglioni. Scoraggiati dai tempi di attesa, si va in cerca dei padiglioni meno affollati.

Padiglione francese: l’entrata è addobbata da piante alte, verdi e rigogliose. Niente cibi tipici. Solo prodotti dozzinali a prezzi raddoppiati, schiacciate e cornetti poco fragranti che si sarebbero potuti acquistare in un qualsiasi Starbucks del mondo. La mancanza di tipicità è una costante di molti padiglioni, ma in alcuni casi viene compensata da interessanti novità tecnologiche. Un oggetto in particolare mi ha colpito: piccoli tubi, recipienti contenenti un liquido, un complesso di condotti in cui si formavano bolle enormi. Era il modello di un macchinario innovativo per la produzione di energia nel padiglione della Russia. Anche il padiglione dell’Enel presentava un sistema all’avanguardia per la distribuzione di corrente elettrica ad una velocità fantascientifica. L’unico padiglione che mi ha fatto venire l’acquolina in bocca è stato quello belga. All’interno un reparto completamente dedicato alla cioccolata. Sembrava di essere nella fabbrica di Willy Wonka: tavolette, conigli, uova, tutto di gustosissima cioccolata. Ho dovuto correggere le mie aspettative. L’EXPO, più che costituire una semplice esposizione di cibi, ha come scopo quello di concentrare l’attenzione mediatica e il dibattito culturale sui problemi legati al cibo, coinvolgendo personalità ad altissimo livello.

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