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ESPRESSIONISMO E NATURISMO NUDISTA – DIE BRÜCKE

Mostra: Da Kirchner a Nolde. Espressionismo tedesco 1905-1913.

Dal 5 marzo – 12 luglio 2015. Palazzo Ducale di Genova. In collaborazione con il Brücke Museum di Berlino

             Dresda. 1905. Tutto comincia nelle aule della facoltà di architettura. Finita la lezione, tre o quattro studenti, vent’anni o poco più, tornano a casa, parlando d’arte. Lungo gli affollati marciapiedi del capoluogo sassone, i passanti sentono pronunciare a voce troppo alta parole come: sviluppo, nuova generazione, giovani, futuro, vita, libertà. Le stesse parole che compariranno in seguito nel programma del gruppo DIE BRÜCKE, solennemente litografato da Kirchner in tosti caratteri Jugendstil.Programm_der_Brücke

I giovanotti si chiamano Ernst Ludwig Kirchner, Erich Heckel, Fritz Bleyl e Karl Schmidt-Rottluff e tutti si trovano d’accordo che è ora di farla finita con il vecchio modo di fare arte. La Germania era rimasta molto addietro nel campo della pittura. Mentre a Parigi si sperimentavano geniali innovazioni, a Monaco e a Berlino non c’erano che epigoni diligenti di stili sorpassati, talenti mediocri che perseguivano maniere scontate di rappresentare la realtà.

Certo non deve essere stato uno scherzo per Kirchner e i suoi sodali emergere dal fitto sottobosco della pittura di genere che andava per la maggiore nel Reich guglielmino.

Li vediamo farsi largo a calci e spintoni lungo un’ideale pinacoteca teutonica zeppa di dipinti privi di originalità: le convenzionali scene campestri di Julius Bretz o di Hugo Mühlig; le noiose marine di Erich von Perfall; le calligrafiche vedute dipinte da emuli di Manet e Degas in un decotto Biedermeier; i leziosi ritratti di bambini di Ludwig Knaus; i paesaggi romantici e le vedute pittoresche di Johann Wilhelm Schirmer. Bisognava darci un taglio con lo storicismo estetizzante di Alexander Frenz; per non parlare dello scaltro eclettismo di Eduard Gebhardt, che rinfrescava i fiamminghi e Velazquez con un bagno di realismo alla Courbet.

Kirchner, Pechstei e compagni degnavano appena di un’occhiata il festoso e luminoso cromatismo di Fritz von Wille prima maniera, e storcevano il naso di fronte ai vibratili simbolismi fin de siècle di Carlos Schwabe o ai troppo cauti impressionisti della scuola di Düsseldorf. E avrebbero sputato senza riguardi sugli orientalisti post-Gérôme come Adolf Seel o su abili artigiani come gli Adam, bottega specializzata da tre generazioni in cavalli, cavallerizzi, cani e capi di bestiame assortiti.

Se quella era l’arte che piaceva ai filistei tedeschi, allora occorreva dare una buona svegliata alla società guglielmina. Disturbare le digestioni dei borghesi, indispettire i pedestri imbrattatele, indisporre il pubblico e scontentare i critici, irritare la pudibonda sensibilità Biedermeier, contraddire gli stessi presupposti dell’estetica, disilludere quelli che concepiscono l’arte come gradevole armonia, smentire le attese di chi visita le gallerie in cerca di una gradevole riproduzione mimetica da mettere in cornice e appendere in salotto. Piuttosto che avallare quel tipo di arte, erano disposti a rimontare indietro nel passato, fino a Cranach e ai pittori gotici. Non devono andare tanto lontano nel tempo, però. In cerca di padri nobili, lo trovano nel più maturo Emil Nolde, che, per quanto fosse un tipo appartato, sta al gioco e si lascia coinvolgere. Nolde stava traducendo in asprezza teutonica il simbolismo elusivo di Paul Gauguin e la problematicità ibseniana di Edvard Munch.

emil nolde

                                                                                   EMIL NOLDE, Tronchi bianchi 

La sua lezione viene interpretata come un tentativo di decostruire gli elementi formali per piegarli al gesto veemente dell’impulso istintivo, per far affiorare una profondità invisibile, non per riprodurre una superficie visibile.

olio su tela, cm 86 x 106  Berlin-Dahlem, Brücke-Museum prestito permanente della Collezione Karl ed Emy Schmidt-Rottluff

                                                                                         EMIL NOLDE Derisione 

I nostri giovanotti, architetti mancati, adattano a studio mansarde o negozi sfitti, li arredano alla bell’e meglio con mobilia di sbratto e ci danno dentro. Senza una formazione accademica e senza complessi di inferiorità nei confronti dell’innegabile bravura tecnica degli ottocentisti tedeschi, agivano con la libertà di chi fa tabula rasa. Danno di piglio ai pennelli e spianano alla brava i colori sulla tavolozza. I loro primi dipinti sono deformazioni smaccate e sberleffi iconoclasti che rivendicano la forza sovversiva della gioventù. Ogni quadro deve essere uno scandalo e un paradosso. Le linee irruenti si sfracellano in piatte stesure di tinte estrose. La spontaneità dell’emozione è affidata a intense sensazioni cromatiche.Ernst Ludwig Kirchner otto-mueller-beim-schachspiel

                                                ERNST LUDWIG KIRCHNER Otto Mueller agli scacchi

La forma era inventata di volta in volta a seconda della temperie emotiva del momento. È l’inconscio non l’occhio a guidare la loro mano. Le tele diventano un campo di battaglia tra libido e pulsione di morte. La psicanalisi entra di forza negli atelier dei pittori.KIRCHNER_nudo-allo-specchio

                                                         ERNST LUDWIG KIRCHNER, Nudo allo specchio

Se la Prima Topica di Freud sembra ispirare il loro estro, Nietszche autorizza la loro pratica di vita eterodossa. Una disinibita promiscuità sfida i pregiudizi del tempo.

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                                                                         Lo Studio di Kirchner in Körnerstraße a Berlino-Steglitz

Uno stile di vita collettivo senza orari, dentro atelier di periferia animati da un via vai di modelle nude in posa, ninfette indolenti, amanti di passaggio. E Franzi e Lotte e Erna e Isabella e Doris e Marcella, che poi diventano compagne di vita o di letto.KIRCHNER_marcella

                                                                                                                     ERNST LUDWIG KIRCHNER, Marcella

Ballerine e prostitute stravaccate sul sofà, cocotte in pausa pranzo. Una festa mobile, una allegra baraonda goliardica, un trasandato edonismo bohémien tra ciabatte lasciate sul pavimento, natiche riflesse in grandi specchi e mobili male assortiti.Ernst-Ludwig-Kirchner-Nudo-femminile-di-schiena

                                                                ERNST LUDWIG KIRCHNER, Nudo femminile di schiena

E si molla la città soffocante per scampagnate nudiste ai laghi di Moritzburg, vacanze estive sul Mare del Nord o in isolette baltiche, dove bagnanti emancipate si stravaccano sulla riva, sotto lo sguardo degli artisti che, nudi anch’essi, non si lasciano scappare l’occasione di ritrarle nel loro disinibito relax.

Ernst-Ludwig-Kirchner-Entering-the-sea

                                          ERNST LUDWIG KIRCHNER, Entrando in mare

Le loro scene arcadiche tra le ripe e i prati della Sassonia sembrano sketchbook di gite campestri con abbozzi buttati giù all’impronta, eseguiti con rapidità e braveria, per non tradire con ripensamenti e aggiustamenti la sincerità della prima emozione.

olio su tela, cm 68 x 78  Berlin-Dahlem, BrŸcke-Museum prestito permanente da collezione privata

MAX PECHSTEIN, Costume giallo e nero

Si tende spesso ad attribuire anche all’espressionismo avant-guerre di Die Brücke i medesimi aspetti dell’espressionismo di Franz Marc o di Kokoschka, e magari ad assimilare l’agra impulsività dell’arte di Kirchner ai risentimenti satirici e grotteschi di Grosz e di Otto Dix. Certo, l’anticonformismo, l’insofferenza per la tradizione accademica, la deformazione del segno pittorico e una più o meno esplicita critica sociale sono tratti comuni tanto del primo espressionismo quanto della Nuova Oggettività. Ma quale avanguardia non ha rivendicato questi elementi come contrassegni della propria vocazione al rinnovamento?

In questa fase dell’espressionismo tedesco non è evidente nessun dramma dell’artista alienato e inorridito dal mondo borghese, di cui si vendicherebbe rappresentandolo in maniera grottesca e deformata, come invece vuole l’ermeneutica corrente. Questo team di zingareschi dandy, associati sotto l’etichetta “Die Brücke”, si dedica in quegli anni a provocazioni artistiche che azzerano la rappresentazione prospettica, rendono sghembe e fatiscenti le forme, si fanno beffe della verosimiglianza, alterano i colori, sveltiscono l’esecuzione, aguzzano e semplificano i contorni, addensano le pennellate, in aderenza non al mondo visibile ma al ritmo vitale dell’interiorità.olio su tela, cm 125 x 90 Berlino, Brücke-Museum                ERNST LUDWIG KIRCHNER, Nudo che si pettina

La prospettiva è stravolta, il taglio delle scene è di sbieco, insolenti contorni neri delineano le figure in cui colori non mescolati squillano in striduli contrasti. Il perturbante freudiano spazza via ogni riguardo per i confini tra bello e brutto. Ma, insensibilente, l’impetuosità iconoclasta dell’intenzione cede spesso a un più morbido lirismo. I colori vivaci lusingano l’occhio fino a provocare un sospetto di piacevolezza decorativa. Così in Heckel e in Pechstein e poi in Otto Muller. Le dissonanze cedono all’introversione e all’intimità malinconica. Schmidt-Rottluf si ingegna di semplificare le forme, persegue la sintesi spietata, ma poi si compiace del sedimento materico di pennellate iper-analitiche.Karl Schmidt-Rottluff0

                                                                                      KARL SCHMIDT-ROTTLUFF, Am Meer

Kirchner non è ancora così drammatico come diventerà in seguito, dopo la Grande Guerra. Il suo stile è un sovvertimento ludico delle convenzioni, le deformazioni del corpo sono sornione, maliziose, irriverenti, non tragiche.

E gli altri? Frullano gli azzurri, i rosa e i verdi di Monet. Rivisitano con ironia Munch e i cubisti e li pastellano con variazioni di blu e terra di siena. Si baloccano con Cézanne. Karl+Schmidt-Rottluffl+Roter Giebel

                                                         KARL SCHMIDT-ROTTLUFF, Frontone rosso

Comprimono e deturpano Derain. Rettificano le curve di Matisse trasformandole in spigoli e angoli acuti. Inaspriscono e rincarano il colorismo di de Vlaminck. HECKEL_dangstatt

                                                                  ERICH HECKEL, Dangstatt

Appiattiscono e spolpano le cocotte di Toulouse-Lautrec, lasciandone soltanto una spettrale radiografia. Scompaginano van Gogh e lo ricompongono in forme stridenti e colori acidi. Riducono all’osso il disegno di Degas e lo emulsionano con i colori allucinati di Gauguin. Coartano Braque precubista entro geometrie non euclidee.Erich-Hecke-ragazza-che-suona-il-liuto-1913-olio-su-tela-

                                                          ERICH HECKE, Ragazza che suona il liuto

La polemica antiborghese è forse un inevitabile presupposto della loro pittura antinaturalista, ma resta quasi silente negli anni d’oro. Il tema privilegiato è un altro.

Il pennello degli artisti di Die Brücke è infatti calamitato dal nudo. La prima mostra collettiva del 1906 si incentrò proprio su soggetti di nudo femminile.Karl Schmidt-Rottluff

                                                                    KARL SCHMIDT-ROTTLUFF, Ragazza che si lava

I corpi di Kirchner & Co., per quanto itterici, sono ancora affabili e suggeriscono un ideale steineriano o addirittura anarco-naturista di libero e armonico sviluppo psicofisico.Erich Heckel                                               ERICH HECKEL, Coppia di nudi
Max Pechstein Coppia distesa 1909

                                                                                     MAX PECHSTEIN , Coppia distesa

I bagnanti e i gitanti nudi delle tele targate Die Brücke si direbbero ispirate alle coeve pratiche naturiste teorizzate dal profeta del nudismo in Germania, Heinrich Pudor (1865-1943) (quando si dice nomina sunt omina…) che proprio a Dresda studiò e pubblicò non solo i primi articoli (sul Dresdner Wochenblättern für Kunst und Kultur), ma anche il primo manifesto tedesco del nudismo, Nackende Menschen. Jauchzen der Zukunft (1893) che poi approfondì in Katechismus der Nachtkultur (Berlin-Steglitz, 1906) e nei tre volumi di Nacht-Kultur (Leipzig, 1907).

Una figura interessante questo Pudor: pittore e musicista fallito, vegetariano, bisessuale, pubblicista prolifico ed eclettico, agitatore politico, nazionalista, antisemita, ma critico del nazismo, finì più volte in carcere e morì impegolato in problemi giudiziari. Il tipico anticonformista a 360 gradi che non potè passare inosservato ai pittori avanguardisti di Dresda. Così come dovettero avere senz’altro notizia di Richard Ungewitter (1869-1958),  guarda caso anche lui sassone, proprio come i membri di Die Brücke. Ungewitter fu il pioniere tedesco e l’organizzatore del primo movimento nudista in Germania. Nel 1903, due anni prima della costituzione dell’allegra combriccola di Die Brücke, pubblicò un opuscolo intitolato Wieder nacktgewordene Menschen che divenne piuttosto popolare, stando alle 100.000 copie stampate in quegli anni. Il suo primo libro, Die Nacktheit (Nudità) uscì nel 1906 (titolo completo Die Nacktheit in entwicklungsgeschichtlicher, gesundheitlicher, moralischer und künstlerischer Sicht ovvero “nudità dal punto di vista dello sviluppo storico, la salute, la moralità e l’arte”: cosa chiedere di più?).

Un testo del genere non poteva mancare di scandalizzare i benpensanti e naturalmente finì sotto processo. Una levata di scudi scientifici si levò a sostegno delle tesi di Ungewitter, che però non se la passava tanto male, se due anni dopo potè pubblicare un altro libro Nackt (Nudo) e fondare la Vereinigung für Hygienische, ethische und Kultur ästhetische (Organizzazione per la cultura igienica, etica ed estetica), sostenendo a spada tratta il nudismo come buona pratica di vita.

In verità fin dal 1898 era apparso a Essen un club nudista che sosteneva la Freikörperkultur o cultura del corpo libero, basata su una vita comunitaria a base di sport e nudità igienica. Le battaglie legali sostenute da Ungewitter resero infine lecita la propaganda naturista in Germania. Nel 1907 centinaia di membri della Loge des Lebens aufsteigenden, fondata da Ungewitter, si potevano crogiolare al sole ignudi come mamma li aveva fatti. I resoconti delle loro nuotate nei laghi e delle loro escursioni per boschi senza un cencio di mutande erano riportati puntualmente nel Vertrauliche Mitteilungen e sembrano trovare la loro più suggestiva illustrazione proprio nei dipinti di nudità colte en plein air da Kirchner, Pechstein, Heckel e Schmidt-Rottluff. Scrive Kirchner nel 1912: “spogliati dei loro vestiti e ornamenti civilizzati, gli artisti ed i loro modelli erano tutt’uno con la natura e conducevano una vita di primitivi moderni”.

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                        ERNST LUDWIG KIRCHNER, Entrando in mare

Gli artisti e gli intellettuali urbani di lingua tedesca furono i più sensibili al verbo naturista della Lebensreform, che agli atteggiamenti critici verso la nascente società di massa e l’industrializzazione abbinò il vagheggiamento di un ritorno allo stato di natura.

L’argomento è stato approfondito tra gli altri da Karl Eric Toepfer in Empire of Ecstasy: Nudity and Movement in German Body Culture, 1910-1935 (University of California Press, 1997) che, a partire dagli artisti tedeschi e dagli intellettuali di Weimar, ha indagato le radici storiche della moderna concezione del corpo come fonte di libertà e di energia trasgressiva, e come mezzo per estendere l’esperienza estetica oltre i limiti imposti dalla società massificata. Dagli ambienti artistici tedeschi proviene un altro apostolo del movimento come Karl Wilhelm Diefenbach (1851-1913) che nel suo decalogo monacense contemplava poligamia, armonia con la natura e nudismo outdoor.

La rivista Die Schönheit (1901) redatta dal pittore Hugo Hoppener, fido discepolo di Diefenbach, fu il vangelo del movimento nudista, che dette vita anche a una confraternita cosmopolita di pittori. In seguito, Diefenbach fu il nume ispiratore per la Mecca, l’Arca, il Santo Graal degli alternativi: la celebre comunità di Monte Verità ad Ascona, nel Canton Ticino.7

In questo nido dell’utopia fondato dall’artista Gustav Arthur Gräser e dal fratello Karl si covarono anarchismo, antroposofia, teosofia, psicoanalisi e discipline orientali. Rigorosamente naked. Hermann Hesse, Gertrude Stein, Matisse e Picasso ne furono attratti e la danzatrice Isadora Duncan, vestita solo dei suoi capelli, vi concepì la sua danza espressiva anti-accademica.

Kirchner, come spiega Toepfer nel citato Empire of Ecstasy, guardò alla danza come espressione di una nudità estatica, e fu attratto dal gioco dinamico di luci e ombre che si dispiega da un corpo in movimento, simile a un prisma che rifrange la luce. La danza di un corpo nudo, per l’occhio del pittore, era l’espressione perfetta dell’interazione cinetica tra carne e luce.

(cfr. pp 70-71. Anche sul web:

http://publishing.cdlib.org/ucpressebooks/view?docId=ft167nb0sp&chunk.id=d0e1873&toc.depth=100&toc.id=d0e1230&brand=eschol;query=kirchner#1)kirchner 04-Farbentanz_ar

                                                                       ERNST LUDWIG KIRCHNER, Farbentanz

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                                                                             HENRI MATISSE, La danza

L’esaltazione della spontaneità istintiva e dell’emancipazione del corpo umano dalle convenzioni borghesi predicate da questo gruppo di teorici-artisti tedeschi collima troppo con gli atteggiamenti pratici e artistici di Die Brücke per essere un caso. Di tale relazione tra espressionismo e naturismo accenna fuggevolmente Shearer West in The Visual Arts in Germany 1890-1937: Utopia and Despair, Manchester University Press, 2000. Nonché il sito http://vnnforum.com/showthread.php?t=45769.

Si spiegherebbe così anche la rappresentazione caricaturale dei cittadini delle metropoli, le folle berlinesi impacchettate nei loro tetri abiti, le donne impennacchiate e lugubri, ingabbiate nell’insincerità frivola della moda, nella morsa innaturale dei corsetti e delle convenzioni sociali di cui sono segni.Ernst Ludwig Kirchner. Street, Dresden. 1919.

                                             ERNST LUDWIG KIRCHNER, Strada di Dresda

E non fu forse alla ricerca di un mondo senza abiti e senza convenzioni che, appena poterono, Pechstein e Nolde se la svignarono come Gauguin verso i fatali Mari del Sud, dove il clima consente la nudità edenica tutto l’anno, e le modelle non hanno bisogno di spogliarsi, perché girano già discinte tra i palmizi? Kirchner, da parte sua, si limitava a fantasticare tra le sale del museo etnologico di Dresda, ma fu non meno influenzato dal rudimentale stile figurativo delle civiltà extraeuropee. La voga del primitivismo e dell’arte indigena andavano giusto nella direzione dell’emancipazione da ogni gabbia formale e morale.NOLDE_007m

                                                                                                  EMIL NOLDE, Figure esotiche

La fase goliardica finì inevitabilmente con la giovinezza. Quando videro minacciata la libertà del loro fare artistico, gli irriverenti espressionisti di Dresda, varcati i trent’anni, preferirono sciogliere Die Brücke, piuttosto che leggere nero su bianco le loro estravaganti idee sull’arte nella Chronik der Brücke di Kirchner, una summa retrospettiva che sembrava vincolarli a una formula. Gli altri membri del gruppo videro tradita la stessa ragione sociale della loro confraternita e mandarono al diavolo Kirchner. Un anno dopo andarono incontro con una sventata baldanza all’avventura della guerra, a cui bene o male sopravvissero. Tutti tranne Kirchner che si suicidò. Gli altri, disillusi e incupiti, conobbero prima la polvere del bando sotto il nazismo, e poi gli altari della riabilitazione accademica, che dette loro gratificazione sociale ma li condannò all’insignificanza artistica.

Un happy end postumo. Nel 2006 Un’opera di Kirchner è stata battuta all’asta newyorkese di Christie’s per 38 milioni di dollari.

                                                              Giovanni Lopez

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