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EPRESSIONE & INDAGINE: 4 ARTISTI CONTEMPORANEI A EMPOLI

Come annunciato, si è inaugurata ieri al Palazzo Ghibellino di Empoli la mostra collettiva di Antonio e Gabriella Sedoni, Antonio Cecchi e Danilo Cecchi. Malgrado i dipinti degli artisti esposti seguano itinerari stilistici e tecniche molto diversi tra loro, è tuttavia possibile rintracciare una contiguità di intenti nelle loro opere.

Come ha detto anche Lorenzo Poggi, presentando la mostra, i lavori dei quattro pittori coniugano la ricerca estetica della forma alla ricerca conoscitiva, cercando di rappresentare una specie di mappa interiorizzata del mondo, così come riflesso nelle inquietudini e nella sensibilità di ciascun artista.

Gabriella Sedoni, incidendo e colorando delle tavole di polistirolo, esprime la sua fuga irrequieta eppure gioiosa verso un’intimità segreta fatta di luce e di intuizioni misteriose che si esprimono in sentieri sfavillanti di oro e argento musivo.

Antonio Sedoni coltiva un astrattismo affine, pur nella diversità di esiti, a quello della sorella, distinguendosi per la sua rappresentazione disarticolata di un universo destrutturato e ricomposto, a partire da frammenti geometrici saturati da campiture di colore, che sembrano altrettanti frantumi di specchi, dove si riflettono schegge di realtà mentali e si moltiplicano i punti di vista su un un macrocosmo esploso e percorribile solo a brani e spicchi.

Quelli di Antonio Cecchi si possono definire invece arazzi su carta, di una fattura originalissima a tratti fini di inchiostro che intessono ritmi e cadenze come in un collage di Matisse, espunto però ogni riferimento figurativo e convertito in simboli di squsita fragilità, leggeri nel segno ma profondi nell’evocazione archetipica.

Più drammatico è invece l’impatto delle tele di Danilo Cecchi, che in una sorta di espressionismo materico lascia che le strie dense e aggrumate del colore spremute direttamente dal tubo irrompano come un grido cromatico, per affermare la presenza di un’identità turbata che indaga il mondo del reale, ne sollecita la reazione, ne attende l’eco deformato.

Tutte queste opere ci parlano di una sincera ricerca estetica che dialoga con l’astrattismo e l’informale novecentesco, declinandolo in forme più intime e colloquiali, capaci di suscitare risposte emotive e non solo apprezzamenti intellettualistici, come accade invece con tanta arte mainstream del nostro tempo.

1 commento
  1. Gabriele Tretola
    Gabriele Tretola dice:

    Un evento interessante. Sono passato una mezz’oretta a vedere, peccato per la scarsa partecipazione, almeno nel periodo della mia visita. Un evento così, meritava maggiore attenzione, soprattutto mediatica.

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