E COME EPISTOLA di Andrea Pio Bizzarri

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Forma letteraria molto usata nell’ Europa del 1500, generalmente in lingua latina. Le epistole sono “una forma privilegiata di retorica umanistica”. Le epistole si dividono in ufficiali, ovvero rivolte ad alte personalità, e di carattere pubblico, usate come strumento per divulgare le discussioni politiche tra gli intellettuali del tempo.  Questi due diversi tipi di epistole differiscono tra loro soprattutto sul piano del linguaggio poiché i destinatari sono di diverso spessore culturale.

Le epistole del Rinascimento e dell’ Umanesimo hanno, inoltre, grande valore storico perché ci mostrano l’ evoluzione della lingua, dal latino fino ad un volgare moderno, nel corso della storia d’Italia. Mettono in evidenza anche informazioni attendibili sull’autore, perché contengono le caratteristiche più personali di chi le ha scritte. Un’analisi più approfondita ci mostra che le epistole erano uno strumento molto importante per l’inserimento dell’ autore nella società, nei circoli e nelle accademie di ritrovo degli intellettuali. L’importanza delle epistole viene sostenuta anche da Michel de Montaigne negli Essais (1580).

Anche Machiavelli e Erasmo da Rotterdam scrissero epistole che trattavano di politica e della società del periodo. Erasmo nel De Conscribendis epistolis riuscì a dare dimostrazione della straordinaria potenza letteraria delle epistole nel panorama umanistico.

Ludovico Dolce, autore e letterato, fu uno dei principali mediatori, traduttori e interpreti in volgare italiano. Dolce nel 1548 raccolse le epistole di Petrarca in una collezione, (come Plino farà con quelle di Pico della Mirandola) scegliendo alcune lettere dalle Familiares e una dalle Senili. Anche molti altri autori e umanisti del 1500 usarono le epistole come forma di espressione. Tra questi spiccano Bruni, Filelfo, Poliziano, Poggio Bracciolini, Ficino e Bembo.

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