D COME DIALOGO di Francesco Bastianoni

Anselm Feuerbach (1829 -1880) SymposiumIntorno al Quindicesimo secolo la verità diventa oggetto accanito di dibattito. Gli umanisti ricercano una cultura che ama la discussione, il confronto fra diversi orizzonti di pensiero; ed è proprio in questo periodo che si affermano nuove forme di dialogo e generi come l’epistola e l’orazione.
Molti autori utilizzano la forma dialogica per le proprie opere. Leon Battista Alberti, per esempio, scrive i quattro libri Della Famiglia (1433-1440) in volgare fiorentino, dove vengono immaginati come interlocutori membri della sua stessa famiglia. Dialoghi umanistici molto significativi sono il De Avaritia di Poggio Bracciolini, il De Voluptate di Lorenzo Valla e il Dialogus Consolatorius di Giannozzo Manetti, accomunati dall’argomento centrale riguardante un difetto morale. Il peccato dell’avidità in Bracciolini, del piacere in Valla e della mancanza di virtù in Manetti. A distinguere questi tre grandi esempi di dialoghi vi è una diversa visione degli argomenti trattati. Poggio Bracciolini abbraccia una prospettiva più laica e, pur facendo intervenire un teologo come interlocutore, riesce a dare sfumature più umane ai vizi condannati dalla Chiesa medievale. Questi ultimi tre dialoghi presentano forti analogie: infatti in tutte e tre le opere uno degli interlocutori avanza critiche alle tesi sostenute dagli altri partecipanti alla discussione. 

Uno degli espedienti letterari più usati nei dialoghi quattrocenteschi è l’introduzione di un terzo interlocutore che si inserisce nella discussione, cercando di rimanere il più neutrale possibile. Inoltre l’aspetto più interessante e caratteristico dei dialoghi umanistici è l’apertura alle varie opinioni intorno ai temi affrontati, che gli autori approfondiscono senza pregiudizi, accogliendo idee diverse in un serrato confronto di tesi e antitesi, di affermazioni e di critiche, dando così vita ad un dibattito polifonico. Questo denota il vivo interesse per il dibattito culturale che si era acceso in quel tempo e che sarà proseguito nel secolo seguente con i dialoghi di Pietro Bembo, che scrive gli Asolani tra il 1497 e il 1502, affrontando il tema dell’amore platonico; e di Baldassarre Castiglione con Il Cortigiano, un dialogo in quattro libri che descrive usi e costumi ideali del perfetto uomo di corte.

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