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DIALOGO TRA VOLTAIRE E MONTESQUIEU di Alderotti&Lastrucci

 

Parigi, ore sette di un mattino autunnale. Piccole gocce rumoreggiavano nel silenzio delle strade parigine. Nella Place du Panthéon fatale fu l’incontro davanti alla Biblioteca di Sainte-Geneviève dei due filosofi.

Ritratto di Voltaire di Jacques-Augustin-Catherine Pajou

Voltaire: Buongiorno, vieni con me a leggere la gazzetta?

Montesquieu: Con piacere, andiamo al coperto in quel caffè.

Voltaire: Vediamo un po’ le novità.

Montesquieu: Leggi tu, intanto ordino il caffè

Voltaire: “La lira inflazionata! L’economia francese è andata!”

Montesquieu: Leggi questa… ( gli passa un altro giornale)

Voltaire: “Il figlio si voleva convertire, Jean Calas condannato a morire!” Questa faccenda non mi convince, voglio indagare a fondo e magari ci scriverò sopra qualcosa. È un po’ di tempo che mi frulla in testa l’idea di scrivere un trattato sulla tolleranza.

Montesquieu: Credi che Calas sia innocente?

Voltaire: Lo credo. Ormai la religione è diventata un’arma, un telo sotto il quale nascondere i cadaveri. Metterò tutto su carta. Tutti lo devono sapere. Ne abbiamo abbastanza di conflitti religiosi, di fanatismo e oscurantismo.

Montesquieu: Tu che sei così bravo a dare definizioni da dizionario, definiscimi che cosa è la tolleranza?

Voltaire: E’ la più nobile prerogativa dell’umanità. La tolleranza non è che una conseguenza necessaria della nostra fallibile condizione umana. Siamo tutti così impastati di debolezze e di errori, che non ci resta che perdonarci vicendevolmente. L’intolleranza conduce sempre allo scatenarsi di una violenza barbarica, anzi bestiale. Le tigri sbranano per mangiare, noi ci sbraniamo per dei paragrafi. Eppure bisogna considerare tutti gli uomini come nostri fratelli.

Montesquieu: Mio fratello il turco? Mio fratello il cinese, l’ebreo, il siamese?

Voltaire: Si, senza dubbio; non siamo tutti figli dello stesso Dio? Mi stupisce che tu, che hai assunto il travestimento di un persiano per criticare i nostri costumi, ti stupisca della mia affermazione di fratellanza universale.

Montesquieu: Temo di non pensarla come te su questo punto.

Voltaire: E’ questo il bello della tolleranza: non approvo ciò che affermi, ma difenderò fino alla morte il tuo diritto di affermarlo.

Montesquieu: Novità in campo politico ?

Voltaire: “Il popolo presto insorgerà, Luigi XVI se ne accorgerà”. Scusami, componendo tragedie in versi ogni tanto mi scappano delle rime.

Montesquieu: La Francia non può andare avanti così, con una monarchia assoluta e inefficiente.

Voltaire: Viviamo in tempi strani, nevvero?

Montesquieu: Ma come potrebbe essere diversamente con una politica così antiquata…

Voltaire: E immagino che tu abbia un’opinione su come rinnovarla?

Montesquieu: Innanzitutto dovrebbe essere garantita la libertà al cittadino e abolito il dispotismo.

Voltaire: Come pensi che si possa realizzare questo cangiamento?

Montesquieu: Per prima cosa limitando il potere del Re, attraverso leggi e organismi costituzionali, sull’esempio della monarchia inglese. Il potere dovrà essere tripartito in: legislativo, giudiziario ed esecutivo, in modo che si limitino e controllino a vicenda.

Voltaire: Concetti interessanti, ma, secondo la mia opinione, prendi troppo a modello lo Stato britannico. La realtà dell’Inghilterra è troppo diversa da quello della Francia per poter paragonare la loro politica con la nostra. Vi dico invece che io sono ancora a favore di una sorta di assolutismo, in modo che il sovrano possa realizzare le necessarie riforme, vincendo le resistenze delle classi sociali privilegiate, sfruttando l’apporto e il consiglio di noi filosofi che possiamo indirizzarlo a usare il suo potere per la felicità del popolo.

Montesquieu: La tua sarebbe un’idea eccellente, se non sorgesse a contrastarla l’obiezione che ben pochi sovrani resisterebbero a non abusare arbitrariamente del loro potere per soddisfare i loro interessi personali. E ricorda che il potere assoluto è causa di corruzione assoluta. Non esiste libertà laddove non vi è limite. La libertà è il diritto di fare ciò che le leggi permettono.

Voltaire: Che libertà sarebbe, caro Montesquieu, se non vi fosse la libertà di sbagliare?

 

Tommaso Lastrucci e Tommaso Alderotti

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