,

DIALOGO TRA QUESNAY E GALIANI

Faubourg Saint-Germain, Parigi, 1750

Ritratto di Quesnay

Quesnay: Abate Galiani, quale piacere incontrarvi! Stavo giusto concludendo la lettura del vostro Della Moneta. Trovo molto interessanti alcuni passaggi contro il mercantilismo ma, se mi permettete, avete una bizzarra opinione sul concetto di utilità. Visto che ho avuto la fortuna di imbattermi in voi, volevo giustappunto spiegarvi…

Galiani: Mi duole non avere il tempo di fermarmi a conversare con voi, monsieur Quesnay, sono in ritardo e mi aspettano!

Quesnay: Chi vi aspetta?

Galiani: Se proprio vuole saperlo, sono atteso nel salotto di Mme. de Choiseul. Mi ha chiesto di illustrarle le mie idee sul valore dei metalli preziosi e la loro necessità per la moneta. A proposito di metalli, Madame ha avuto la bontà di dire che i francesi non hanno che gli spiccioli dell’esprit, mentre noi napoletani ne possediamo lingotti. Ma non voglio fare aspettare troppo questa dama così gentile con me, perciò, con vostra licenza, dovrei andare.

Quesnay: Ma non è possibile! Non posso credere che nei salotti di Parigi vogliano ascoltare le vostre teorie e non abbiano alcun interesse per le mie!

Galiani: A quanto pare, è così. Forse il mio spirito vale più delle vostre convinzioni.

Quesnay: E’ da tempo che cerco l’occasione per introdurre nei dibattiti della buona società i concetti della fisiocrazia. E a voi, che siete forestiero e risiedete a Parigi da pochi anni, è bastato un libro per rubarmi la scena?

Galiani: Forse se sosteneste una teoria economica più credibile, vi ascolterebbero più volentieri.

Quesnay: La mia teoria è credibile, credibilissima, a tal punto che è stata applicata dal governo che ha autorizzato il libero commercio e l’esportazione del grano, come forse saprete.

Galiani: Ne ho avuto notizia, infatti, ma temo che la vostra teoria sia arretrata e semplicistica. Non basta proclamare la libertà delle transazioni commerciali tra Stati, perché ciascuno Stato è un caso a sé, con i suoi ordini, i suoi costumi e le sue istituzioni. E come può pensare che, nel XVIII secolo, si possa ancora considerare l’agricoltura come il settore più importante nell’economia di uno Stato? Voi farete ingrassare di contentezza il cuore di tutti i contadini, ma finché continuerete a ripetere questa solfa dell’agricoltura, i salotti sbadiglieranno appena vi metterete piede.

Quesnay: Voi mettete in dubbio la centralità dell’economia agricola che sfama tanto il popolo quanto la corte?

Galiani: Il commercio e lo scambio creano il valore, non le zolle di terra, mio buon Quesnay.

Quesnay: Io li conosco i tipi come voi. Da quando è stata scoperta l’America e oro e argento sono affluiti in Europa, vi siete fatti accecare dalla loro lucentezza, tanto da dimenticarvi quali sono i beni primari di uno Stato. Provate voi stesso a porvi questa semplice domanda: cosa fareste se vi trovaste su un’isola deserta? Cerchereste degli alberi da frutto o una miniera?

Galiani: Qui non parliamo di condizioni primitive, ma di Stati civilizzati. Se voglio competere economicamente con gli Stati vicini non posso andare avanti solo a meloni e zucchine.

Quesnay: Questo perché voi siete talmente ammaliati dalla bellezza dei metalli preziosi da non accorgervi che l’unico settore su cui si sostengono gli scambi è l’agricoltura. E se permettete, le mie non sono proprio le idee di uno sprovveduto. Godo della stima del re e sono membro dell’Académie des sciences e della Royal Society.

Galiani: Ho letto le vostre opere. Ma sprecate il vostro ingegno per sostenere tesi sorpassate. Ma chiudiamo questa discussione, è evidente che ognuno resterà del proprio parere. Solo il tempo saprà dirci chi fra noi due aveva ragione. Con il vostro permesso…

Quesnay: Andate, andate. Vorrà dire che, quando verrà una carestia e tutta la Francia morirà di fame, mangeremo i vostri lingotti d’oro invece delle pagnotte!

Galiani: Preferisco le brioche, monsieur.

 

0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Fornisci il tuo contributo!

Rispondi