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DIALOGO TRA DIDEROT E D’ALEMBERT di Paglialonga&Sorrentino

D’Alembert: “Buongiorno mio caro amico.”

Diderot: “Buongiorno anche a voi!”

D’Alembert: “Solito caffè?”

Diderot: “Oggi no, è da un paio di giorni che soffro di dispepsia quando bevo il caffè, quindi prenderò una tazza di tè, stimolante per il mio sistema nervoso centrale, ottimo per lavorare senza sosta!”

D’Alembert: “Come volete. Vi devo raccontare un aneddoto molto interessante che riguarda una certa dama …”  

Diderot: “Vi prego, no! Ne ho abbastanza di dame e di aneddoti piccanti. Sapete che mi deconcentro. Il nostro è un lavoro molto importante, abbiamo tutte le menti di Francia in febbrile attesa dei nostri scritti!”

D’Alembert: “Avete ragione.”

Diderot: “Ricordate, mio caro, non c’è un’unica donna, né un’unica filosofia. Le idee sono come le donne, quale uomo ne possiede davvero una? E quale uomo possiede mai la verità?”

D’Alembert: “Posso almeno raccontarvi un episodio che mi è capitato ieri e che può introdurre a considerazioni filosofiche non trascurabili?”

Diderot: “Sono tutto orecchi.”

D’Alembert: “Mentre stavo passeggiando per le vie di Parigi, mi ritrovai al mercato e sentii tre uomini discutere su quale fosse il metodo migliore per arrivare a Londra: uno sosteneva che bastava seguire le vecchie mappe, sicure, affidabili e infallibili; un altro, invece, era convinto che le mappe antiche così tanto infallibili non erano e quindi, per sapere con certezza l’esatto itinerario, doveva ridisegnarla confrontandola con gli scritti più recenti; infine l’ultimo prese un bicchiere, guardò con esso il cielo e disse: -Sarà il vento e le stelle a portarmi fin là-. Dopo ciò ognuno prese la sua strada …”

Diderot: “E allora qual è il metodo migliore?”

D’Alembert: “Amico mio, questo lo ignoro, ma sono certo di una cosa, l’uomo, per conoscere la realtà, si avvale dei sensi ed essi vengono elaborati nel pensiero usando tre strategie: la memoria, intesa come conservazione passiva della conoscenza …”

Diderot: “Come il primo uomo dell’episodio …”

D’Alembert: “Esatto. La ragione, intesa come riflessione sulle conoscenze acquisite …”

Diderot: “Ecco il secondo uomo.”

D’Alembert: “Vedo che avete capito. E l’ultima strategia è l’immaginazione, intesa come imitazione creativa delle conoscenze; e questo è il caso dell’ultimo uomo.”

Diderot: “Interessante! Ma, secondo me, il metodo migliore è quello del secondo uomo, perché il primo percorrerà la strada più lunga, avendo mappe che risalgono al Medioevo; il terzo si perderà e dovrà chiedere informazioni; invece il secondo attua una strategia che utilizza esclusivamente la ragione, sola guida dell’azione umana.”

D’Alembert: “Se lo dite voi.”

 Diderot: “Ora vi racconto io un simpatico episodio accaduto qualche settimana fa.”

D’Alembert: “Sono curioso.”

Diderot: “Entrando in un emporio, per comprare degli attrezzi per un certo esperimento che intendevo condurre, sentii due uomini che discutevano il metodo migliore per curare la tosse. Tutti e due iniziarono a parlare di strani riti magici, cose assurde. Poi entrò un altro signore e, sentendo i due discutere, li guardò e disse ridendo che, anche se avessero trovato il rimedio giusto, non potevano mandar via quella tosse perché appena curata bastava un soffio di vento che subito sarebbe ritornata. E concluse dicendo che l’uomo è vittima di elementi naturali e non ci può far nulla. Dopo queste parole io mi voltai e cercai di spiegare a quei poveri ignoranti che la tosse non si cura con dei riti magici e nemmeno è provocata dal vento, ma da un irritazione della gola o da un germe; e conclusi che, se un uomo non vuole prendere la tosse, basta che beva tanto succo d’arancia e che si copra un po’ di più d’inverno. Sentendo le mie parole tutti e tre si misero a sghignazzare.”

D’Alembert: “Poveri stolti! Loro ridono e non sanno che sono loro a suscitare il riso.”

Diderot: “E voi cosa ne pensate?”

D’Alembert: “Riguardo a cosa?”

Diderot: “Riguardo alla questione del determinismo e del libero arbitrio dell’uomo.”

D’Alembert: “Non ci ho mai pensato.”

Diderot: “Alcune persone considerano l’uomo una vittima della natura, ma, come dico sempre io, con un po’ di ragione e di conoscenza ciascuno di noi è in grado di decidere il proprio destino e il proprio comportamento, nei limiti in cui riusciamo a sfuggire ai nostri istinti naturali. Ecco perché questo lavoro di chiarificazione filosofica che stiamo intraprendendo è molto importante; dobbiamo portare la conoscenza al di fuori di questo salotto con i nostri scritti!”

D’Alembert: “Vedete mio caro Diderot, i nostri scritti, stampati in libri ed opuscoli, col tempo sono destinati a disperdersi e il nostro sapere rimarrà sigillato nelle biblioteche. E poi, ammettetelo, se un normale cittadino, senza sufficiente istruzione, legge uno dei nostri scritti, cosa volete che ci capisca?!”

Diderot: “Che cosa avete in mente?”

D’Alembert: “Immaginate una grande opera che racchiuda tutto il sapere di oggi…”

Diderot: “E magari scritta in un linguaggio più semplice.”

D’Alembert: “Qualcosa che rimarrà per sempre nella storia!”

Diderot: “Un progetto fantastico! Ho già in mente come dividerci il lavoro.”

D’Alembert: “Ovvero?”

Diderot: “Io mi occuperò della parte filosofica e letteraria mentre voi, D’Alembert, di quella fisica e matematica.”

D’Alembert: “Sono d’accordo con voi. La chiameremo l’ Éncyclopédie. Non vedo l’ora di cominciare! Ma che ore si sono fatte?”

Diderot: “Sono le sette.”

D’Alembert: “Caspita! è tardi ho un appuntamento.

Diderot : “Con una dama?”

D’Alembert : “Con madame la Scienza.”

Diderot: “Arrivederci D’Alembert! Ora che ci penso anch’io mi ritirerò in dolci colloqui con la mia amante, la Filosofia.”

         

       

 

 

 

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