COSTANTINO SONO IO! di Fabio Chiti

8f6be127ed1a6a1320dbbbf7ab4a75a7Carissimi, stamattina il cielo è sereno e sembra proprio un giorno come tutti gli altri.
Ma c’è qualcosa che non capisco, la mia casa si è trasformata in una specie di castello, e sento la mia testa appesantita come se portassi un enorme cappello. Ieri sera devo aver giocato troppo a Shadow of Rome alla play station.
Sono confuso, mi guardo allo specchio, e mi vedo vestito da re o meglio da imperatore, con tanto di corona, il mio gioco è diventato realtà. E ora che faccio ?
Chiamo subito mia madre, ma al suo posto mi appare un servo, al quale chiedo di dirmi che cosa sta succedendo.
Egli mi chiama Cesare e alla fine realizzo di essere Flavio Valerio Costantino, figlio del valoroso Costanzo Cloro e della nobildonna Elena ancora oggi venerata come una Santa, e futuro imperatore.
Io odio le formalità e quindi chiedo subito di essere chiamato soltanto Costantino. Scopro con mia grande sorpresa che siamo nell’anno 306 dall’Incarnazione di Cristo, e avendo saputo che mio padre era in battaglia, lo raggiungo, nel tentativo di rendermi utile, ma scopro che mio padre è appena stato ucciso.
Sono affranto, mi chiudo nel mio dolore, ma non posso piangere, perché non si conviene ad un futuro imperatore.
Solo il fedelissimo generale Croco, riesce a trovare le parole giuste per farmi reagire, e con il favore dell’esercito mi proclama imperatore, sono lusingato e felice.
Molti non vedono di buon occhio la mia proclamazione e quindi devo guardarmi le spalle dai molteplici nemici.
Mentre cammino assorto nei miei pensieri, mi appare in cielo una croce sovrastata da una scritta: “IN HOC SIGNO VINCES”, che io interpreto come un segno del destino. Ora il mio nuovo alleato è la fede, mi sento più forte e capace di affrontare ogni avversità.
Tramite la mia servitù, invio un messaggio al mio amico Licinio chiedendogli di incontrarci a Milano, per un progetto grandioso che ho in mente. Appena il cavallo è pronto parto alla volta di Milano ansioso di illustrare a Licinio la mia intenzione di emanare un editto che avrebbe posto fine alle persecuzioni per motivi religiosi e affermato la tolleranza verso qualsiasi religione. Pervaso dalla fede concedo ai cristiani di ricostruire i loro edifici di culto e di riunirvisi.
Ma anche gli amici più cari mi tradiscono per la sete di potere e con grande rammarico sono costretto ad uccidere Licinio e per precauzione sposto la capitale del mio impero a Bisanzio chiamandola Costantinopoli, nella quale mi sento più sicuro.
La mia “nuova Roma” è bellissima, la faccio circondare da imponenti cerchia di mura e vi faccio costruire un palazzo imperiale ed un ippodromo degni di un grande imperatore, ma soprattutto faccio edificare delle chiese cristiane.
Questo interminabile giorno è finito, sono stremato, è veramente faticosa la vita di un imperatore, e solo la storia saprà dire se ho agito sempre nel giusto, altrimenti porgo le mie scuse.
Ora vado a riposare, nella speranza di ritrovare al risveglio la mia vita da studente.

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