COSA RESTA DELL’IMPERO KHMER? di G. Billi Ciani

Sull’Impero Khmer, sviluppatosi nell’odierna Cambogia, ma anche in Thailandia, nel Laos e nel sud del Vietnam a partire dal IX secolo, si hanno scarse fonti storiografiche. Possiamo ricavare notizie da ritrovamenti archeologici, antichi resoconti di mercanti o viaggiatori, e, per la maggior parte, iscrizioni su stele e su pietra nei templi sopravvissuti. Per questo motivo gli storici hanno potuto effettuare ricostruzioni in base all’interpretazione delle iscrizioni.

Ad Angkor, in Cambogia, sono attualmente in corso degli scavi archeologici, ed è proprio lì che ho deciso di andare: a vedere quel che resta dell’Impero Khmer.

Prima di intraprendere questo salto nel passato ho però ritenuto necessario armarmi di alcune nozioni storiche sull’impero. Il fondatore di Angkor è, secondo alcune iscrizioni ritrovate nel tempio Sdok Kok Thom, Jayavarman II.

La prossimità con la popolazione Chamel del vicino Vietnam influenzò notevolmente la politica di Jayavarman II.

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Il tempio Sdok Kok Thom

Il successore di Jayavarman II, Idravarman I, riuscì a proseguire l’espansione dei domini evitando conflitti, poté perciò dedicarsi a sviluppare agricoltura e commerci. Queste attività lo arricchirono considerevolmente ed egli intraprese la costruzione di alcuni templi. Il tempio Preah Ko è considerato il più importante del suo regno e proprio da qui è iniziata la mia visita del sito archeologico.

Il nome del tempio significa toro sacro, poiché l’ingresso è preceduto da tre statue di Nandi (nell’induismo è un toro bianco che viene cavalcato da Shiva). Il tempio di per sé è formato da sei torri di mattoni, costruite in uno stile tale da far pensare a influenze indiane. Già entrando nel sito archeologico sono rimasto colpito dalla vegetazione che si è fusa, con gli anni, alle costruzioni, dando loro un aspetto allo stesso tempo inquietante e suggestivo.
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Purtroppo non è consentito entrare all’interno dei templi del sito, quindi ho deciso di proseguire il mio giro all’esterno.

Alla morte di Idravarman I il potere passò al figlio, Yasovarman I. Egli fu il fondatore della prima città di Angkor,  Yasodharapura, nonché la capitale. Come il padre, Yasovarman I proseguì le opere di irrigazione, fece costruire vari pozzi, e, pose il tempio centrale della città su una collina.

Anche il tempio Phnom Bakheng venne dedicato a Shiva, e, a causa della sua postazione elevata, viene definito tempio-montagna. Lo stretto viottolo roccioso che porta sulla cima della collina offre una vista molto limitata del paesaggio. Dalla cima, invece, è possibile apprezzare un vasto orizzonte, ma non appena sono giunto alla sommità mi sono limitato ad osservare il tempio.

Le dimensioni di quest’ultimo infatti sono mastodontiche: la base misura 76 metri ed il tempio è organizzato su sette livelli. Non saprei descrivere il mio stupore di fronte ad una simile opera.

Risultati immagini per Phnom BakhengDopo essermi riposato per un po’, ammirando il tempio ho deciso che prima di proseguire sarei arrivato sulla cima. Mentre stavo percorrendo le rampe il già vasto panorama ha continuato ad allargarsi ed ho anche scoperto che questo tempio, come altri fatti costruire dallo stesso imperatore, è anche dedicato al Monte-Meru, una grande montagna sacra, nell’induismo ritenuta la sede degli dèi, nonché il centro dell’universo. Giunto in cima, la prima cosa che mi è balzata agli occhi, in lontananza, è stata un tempio, che ho scoperto essere chiamato Angkor Wat. Senza alcuna esitazione ho deciso che il mio obbiettivo sarebbe stato quello, quindi, accompagnato da un leggero venticello, ho ripreso la stessa strada da cui ero giunto sulla cima del tempio.

La costruzione del tempio Angkor Wat, fatto erigere dall’Imperatore Suryavarman II, giunse a termine in circa 40 anni, poiché la costruzione si svolse contemporaneamente su tutti e quattro i lati della forma rettangolare. A differenza dei templi che avevo precedentemente visitato, questo era dedicato a Vishnu, divinità vedica. Questo è inoltre il tempio meglio conservato del sito archeologico, ciò è probabilmente ricollegabile al fatto che è rimasto un rilevante centro di culto sino ad oggi. Rappresenta molto bene lo stile Khmer, tanto da apparire persino nella bandiera nazionale della Cambogia.

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Vista aerea di Angkor Wat

 

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