CONTROSTORIA DI ANTIFONTE di Gowan Inuvièl

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A proposito di Michel Onfray, Le saggezze antiche. Controstoria della filosofia I.

Antifonte di Atene

Michael Onfray, filosofo francese e teorico dell’ anarco-libertarismo, una posizione teorica e filosofica distante sia dal comunismo che dal liberalismo, fautore di un pensiero che unisce ateismo, edonismo e democrazia sociale, per dare vita ad un progetto sociale forse più facile a immaginarsi che a farsi.

Onfray è un iconoclasta, traccia nelle sue opere un diverso percorso di riscoperta di quei filosofi presocratici che la corrente platonica ha tralasciato o messo in ombra, per plasmare un’ immagine di Socrate probabilmente non aderente alla verità storica. Esiste ben più di una lacuna nella storiografia della filosofia, ci dice, che vorrebbe far credere ad un’ inesistente cesura tra un “prima” e un “dopo” Socrate, avvalendosi di omissioni e vistosi anacronismi. Democrito, ad esempio, che per primo affermò l’ esistenza dell’atomo, utilizzando unicamente ragionamenti empirici, viene incluso tra i presocratici, pur essendo la sua morte posteriore di ben quarant’anni rispetto a quella del maestro di Platone. E la visione platonica, fisica e metafisica, diventa nei secoli la sola possibile chiave di lettura della realtà e del pensiero, trovando nel Cristianesimo il suo prosecutore ed erede, mentre le diverse scuole che si discostano dall’idealismo, dall’antimaterialismo e dall’eccessivo spiritualismo del maestro di Aristotele rimangono sempre sullo sfondo, declassati a “filosofi minori”. Onfray si muove quindi alla riscoperta di questi trascurati pensatori, rimuovendo il velo di stereotipi con cui la storiografia classica ha cercato di appannare il loro possibile apporto alla conoscenza, e scrive una Controstoria della filosofia partendo dalla loro rivalutazione.

Il maggior rivale di Platone alla scuola di Socrate fu Antifonte di Atene, una figura dalla biografia incerta. Quel poco che ci è rimasto dei suoi scritti traccia una figura singolare, un vero precursore dei nostri tempi, in netta antitesi con l’altro discepolo. Antifonte é materialista, democratico, individualista, avversario delle leggi che come catene impediscono all’uomo di vivere secondo natura. Davanti al nomos, l’uguaglianza che dovrebbe sussistere tra tutti gli individui si annulla; torto o ragione non esistono più, esiste solo la ragione del più furbo. Chi è debole è destinato a soccombere, davanti al disonesto che con gli artifici e la potenza del denaro si appropria del diritto, causando dolore ed ulteriore ingiustizia. E’ la potenza della parola a sollevare il piatto della bilancia a favore di chi sa usare gli argomenti più insinuanti e capovolgere il resoconto dei fatti in modo strumentale.

Per questo, Antifonte entra nei tribunali e nelle agorà, usando la sua incredibile capacità oratoria nella difesa di chi altrimenti soccomberebbe, in contese dove la sentenza finale non dipende mai da un’ impossibile e veridico esame delle circostanze, ma dalla possibilità, con diversi mezzi, di accattivarsi il favore dei giudici. Il filosofo non aborre il compenso e i soldi, al contrario del ricco e nobile Platone, per cui il denaro era vile e disprezzabile, non avendo mai avuto la necessità di dover provvedere in modo autonomo alla propria sopravvivenza.

Tuttavia, afferma Antifonte, non è certo il benessere materiale a dare la felicità; fallisce si proponga la meta della serenità, se pensa di poterla perseguire con il denaro, gli onori e la reputazione sociale. E niente più delle leggi umane affligge l’uomo, arrecando estremo dolore. La sola gioia si ottiene vivendo secondo natura, seguendo i propri impulsi liberi da ogni convenzione e da ogni legame sociale. Soltanto così si ottiene quell’armonia interiore che è necessaria alla virtù, ma esiste unicamente nello stato di natura; e non è possibile scegliere, nomos e phisys sono opposte e inconciliabili.

Ed io aggiungerei soltanto che la libertà non è il mezzo per arrivare alla virtù, ma è essa stessa la virtù; ed il percorso mostrato da Antifonte dovrebbe essere, casomai, rovesciato. In mezzo ai propri simili non è concesso all’individuo realizzarsi secondo natura, perché la società tende a formare soggetti conformisti e remissivi, destinati a seguire la corrente. Uomini amputati psichicamente, che da tali invisibili menomazioni non possono che ricevere disagi e sofferenze. Invece nello stato di natura, seguendo solo la propria indole, si acquista la capacità di vivere nello stato presente, cogliendo con spontaneità quello che ogni istante dona a colui che lo coglie senza riserve e senza ulteriori aspettative.

Fuori dalla comunità, e da ogni classificazione di censo e di appartenenza a quel gruppo o a quell’altro, tutti gli uomini sono uguali. In questa considerazione l’antiplatonismo di Antifonte raggiunge il suo apice, scalzando alla radice l’elitarismo di cui il suo rivale presso Socrate era profondamente pervaso.

Benché ciò che ci è stato tramandato di questo pensatore sia lacunoso, sulla base di quanto possiamo leggere ci è data la possibilità di riconoscere una struttura tanto solida quanto completa, che con coerenza sviluppa le proprie basi tracciando alla fine una visione del mondo e dell’ uomo che mentre libera quest’ ultimo dalle illusioni metafisiche e dalle convenzioni sociali lo conduce per mano a godere dell’ attimo vissuto nel presente, della natura, della propria libertà, lontano da ogni disperazione e da ogni pessimismo. A questo fine era anche rivolta la sua attività di terapeuta; sì, terapeuta, perché Antifonte scoprì, secoli prima di Freud, la psicanalisi. Allo stesso modo in cui si adoperava per curare nei tribunali, con la sua accesa eloquenza, di cui testimoniano i suoi contemporanei, le ingiustizie sociali, ritenne che si potesse sciogliere ogni malessere dell’anima, che descriveva materiale e composta di “ atomi psichici”, scavando dentro sé ed esternando ricordi e sensazioni che poi Antifonte analizzava, cercando i vari nessi tra le esperienze narrate, fino a risalire poi alle cause. E dava importanza, nella sua ricerca, non solo a ciò che apparteneva al flusso verbale e cosciente del “ paziente”, ma ai suoi sogni, che per lui erano non certo di origine divina o metafisica,ma un prodotto della psiche.

Pochi uomini sono stati così in anticipo rispetto ai propri contemporanei… il pensiero di Antifonte, ancora oggi, se venisse diffuso e praticato tra noi, sarebbe rivoluzionario.

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