CASSIODORO di Tommaso Cinotti

cassiodoro__squillace__museo_cassiodoroMi sveglio. Mi alzo. Mi stropiccio glio occhi. Chiamo una delle mia serve e mi faccio portare la colazione. Mangio frutta, pane e vino, come sempre. Mi preparo per andare dal re. Pronto e vestito mi incammino, anche se ben corta è la passeggiata, verso il palazzo reale. Trovo il sovrano seduto sul trono, e lo saluto con un inchino. Sono sempre stato nelle sue grazie. Lo aiuto in ogni decisione, tranne quelle familiari, perché come si suol dire: “Tra moglie e marito non mettere dito”. Dopo aver sbrigato alcune questioni diplomatiche e militari con il re, andiamo a pranzo. Spesso mangiamo assieme, ma quando al re girano, è meglio se lo lasciamo pranzare in pace. Nel pomeriggio, se tutto fila liscio, andiamo a riposarci un po’. Se il sovrano è nervosetto e ci sono problemi, stiamo belli svegli in cerca di soluzioni o in attesa di notizie. Esercito molta influenza sulle decisioni del re, sono come la sua coscienza. Solo quando viene la sera posso ritirarmi a casa mia, e ritrovare la mia solitudine per continuare a scrivere la mia biografia. Quando vedo che gli occhi iniziano a chiudersi lascio la scrivania e vado a letto.

Una brutta mattina, mi giunge notizia che Teodorico ha fatto uccidere Boezio perché pensava stesse organizzando una congiura. Ho paura. Preparo le mie cose e fuggo. Mi ritiro in un monastero da me fondato in Calabria. Continuo a studiare, come ho fatto come gran parte della mia vita. Non sono più potente, ma sono più felice.

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