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BUREN A SAN GIMIGNANO di Lena Sanseveri

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«… quel gruppo di giapponesi in place du Palais-Royal, seduti nello spazio, che incrociavano e disincrociavano le gambe, si alzavano e saltellavano al di sopra del suolo, salendo e scendendo scale invisibili senza mai riuscire a toccare terra, con grande gioia della folla circostante»

D. Pennac, Signor Malaussène

Sabato 21 febbraio è stata inaugurata alla galleria Continua di San Gimignano la mostra “Una cosa tira l’altra, lavori in situ e situati 1965-2015”. Non è la prima volta che l’artista espone le sue opere nella cittadina senese, ma in questa occasione oltre a mostrare l’attività svolta in cinquanta anni ha realizzato un inedito lavoro “on site”.

All’ingresso si viene accolti da delle grandi tele dipinte negli anni sessanta dove a delle forme sinuose si sovrappongono strisce verticali di uguale larghezza ma diverso colore: quella che diverrà la sigla distintiva dell’artista.

 

Nelle stanze a destra dell’ingresso le righe diventano una citazione, un frammento. Scendendo le scale di onice dell’ex cinema trasformato in galleria d’arte si giunge a quella che era stata la platea, dove si è accolti da una impalcatura in acciaio da cantiere decorata da un fregio continuo a righe bianche e verdi. I visitatori che percorrono la struttura acquisiscono punti di vista diversi ed insoliti, sia sulle opere degli altri artisti presenti (ad esempio Sol Lewitt e Pascale Marthine Tayou ), sia sullo spazio tra il controsoffitto ed il tetto, dove Buren ha posto una lanterna, visibile salendo nel punto più alto e sbirciando attraverso un’apertura. Chi si limita a guardare la struttura dall’esterno senza salirvi è attratto dai diversi scenari offerti dai gruppi di persone che salgono e scendono le scale, si fermano a parlare, oppure nascondono la testa nel soffitto. E’ un invito al gioco, come nella place du Palais Royal.

Buren è gentile, disponibile, si lascia fotografare. Gli dico che con le sue opere è capace di trasformare un luogo in un grande giocattolo, lui sorride e ammette che proprio quella è la parte migliore del suo lavoro. Curiosa, gli chiedo quale fosse il suo giocattolo preferito quando era bambino. Lui ci pensa un po’ e poi risponde:  

              “Le costruzioni… quelle di legno,” – continua, compie un gesto ampio con la mano in direzione del suo ultimo lavoro. “E ho continuato tutta la vita”.

 

DANIEL BUREN Una cosa tira l’altra, lavori in situ e situati, 1965-2015

21 febbraio – 11 aprile Galleria Continua, San Gimignano

DANIEL-BUREN daniel buren Daniel Buren tappeto-volante

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