B COME BISANZIO di Tommaso Alderotti

Benozzo Gozzoli , tra i personaggi raffigurati si riconoscono Giorgio Gemisto Pletone e Giovanni Argiropulo (Cappella dei Magi, Palazzo Medici-Riccardi, Firenze)

Benozzo Gozzoli , tra i personaggi raffigurati si riconoscono Giorgio Gemisto Pletone e Giovanni Argiropulo (Cappella dei Magi, Palazzo Medici-Riccardi, Firenze)

Durante il declino dell’impero bizantino, molti intellettuali si spostarono da Oriente a Occidente, apportando così la loro dottrina in Europa; per questo motivo Bisanzio si rivelò molto importante per la cultura umanistica occidentale.
Nella prima metà dell’ XV secolo, papa Martino V convocò un concilio a Firenze, al quale parteciparono anche alcuni vescovi e cardinali di Bisanzio. Uno di questi fu Bessarione: cardinale, umanista e filosofo bizantino; erudito nella letteratura greca classica, insieme ad altri dotti bizantini iniziò ad insegnare il greco, inaugurando lo studio di questa lingua in Occidente, per la prima volta dopo la fine dell’Impero romano.
In seguito alla caduta di Costantinopoli, il cardinale recuperò molte opere bizantine e le raccolse in una biblioteca da lui aperta. In seguito, prima di morire, la donò a Venezia.
Nacque nuovamente l’interesse per gli studi filosofici antichi, e si tornano a leggere in lingua originale Platone e Aristotele.
Il filosofo neoplatonico, Pletone (anche lui partecipante al concilio di Firenze, come consigliere di Giovanni VII) riuscì a convincere Lorenzo de’ Medici della necessità di un ritorno ai valori della filosofia platonica; per questo il Signore di Firenze protesse l’accademia neoplatonica di Careggi.
Nei primi anni del ‘400, Emanuele Crisolora, umanista bizantino di Costantinopoli, compì svariati viaggi in Italia con lo scopo di riavvicinare l’Impero bizantino all’Europa; durante questi viaggi contribuì a riportare la cultura greca classica in Occidente e insegnò greco in un’università di Firenze, così come Giovanni Argiropulo, maestro di greco di Poliziano.
Un’altra importante figura fu Leonzio Pilato, il quale, per esaudire la richiesta di Petrarca, tradusse le opere di Omero in cambio di una cattedra di greco allo Studio Fiorentino, dove insegnò per due anni, dal 1460 al 1462.

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