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IL DOMINIO DEI CANGURI DI B. Ceccanti

Una nuova tappa in Australia, dove la natura e gli animali sono ciò che più la caratterizza. Il motivo per cui sono voluta venire qui è stato proprio questo: scoprire qualcosa di più, magari anche di curioso e prima di tutto, l’Outback.

L’Outback australiano, che cos’è? Un deserto si direbbe ma… quanto è esteso? Nessuno ha la risposta esatta: alcuni dicono che sia tutto il territorio compreso fra una città ed un altra, altri che sia solo la parte di terreno che circonda Alice Springs (una città letteralmente al centro dell’Australia), altri ancora dicono “E’ semplicemente un luogo che non finiremo mai di scoprire, una faccia che rivela tanti volti unici e differenti allo stesso momento”.

Una delle vaste distese dell’Outback australiano dove possiamo vedere il classico colore rossiccio della terra e la vegetazione detta anche ‘bush’.

Ma tutto questo rende la grande “isola”, l’Australia, un dominio che non è ancora degli uomini: i veri padroni sono i canguri. La popolazione australiana conta 23,13 milioni di persone e pensate che il territorio è così vasto in confronto che la densità non viene misurata come facciamo noi, cioè in abitanti per chilometro quadrato, bensì metro quadrato per abitante: la stima più recente è proprio di 308.000 metri quadrati a testa! E i canguri invece? Sono quasi il triplo.

Per riuscire a vedere i canguri dal vivo ho deciso quindi di visitare Morisset Park, un grande parco dove è possibile stare in mezzo alla natura e… ai canguri! Erano molto carini, soprattutto quelli che tenevano un piccolo canguro nel loro marsupio e saltavano a dir poco in alto, ma comunque si lasciavano talvolta accarezzare (se gli era offerto del cibo). Questo mi ha fatto capire perché appartengono alla famiglia dei Macropodidi: i loro piedi sono spropositatamente lunghi.

Uno dei canguri australiani, famosi per il loro marsupio. In questa foto possiamo vedere come la testa del cucciolo spunta fuori guardando incuriosito.

La vita umana, in ogni caso si mostra anche nel posto che per alcuni può essere ance ostile, il non conoscere il territorio o gli animali pericolosi, potrebbe essere un grave svantaggio per la sopravvivenza. Ci sono, però, delle popolazioni aborigene che sfidano la natura e non sono poche, per esempio arelhe, anangu, yapa, koori, murri ed ancora palawah… Spesso siamo anche così distratti dalla nostra quotidianità che certe tradizioni di questi popoli possono essere molto strane per noi.

Un esempio è il fumo che è in Occidente considerato un brutto vizio che non fa bene per la salute, nocivo, ragione della morte di tante persone, causa di tumori e tante altre cose negative, per il popolo aborigeno dei Ngarrindjeri è invece simbolo di purificazione e mezzo per scacciare via i brutti pensieri, oltre che oggetto di cerimonie e riti spirituali. In questi ultimi, può essere celebrata la morte, la vita oppure anche il passaggio da un periodo di vita ad un altro, in tutti i casi i presenti devono spargere sul corpo la cenere di foglie verdi.

Un’altra cosa che non ero abituata a vedere e che mi ha stupito sono i disegni  e le pitture che incorniciano il volto di uomini e donne. Il colore sempre presente sulla loro pelle era il bianco, ma ciò poteva variare (un esempio proprio l’uomo raffigurato nella foto qua sotto).

Il capo del popolo aborigeno dei Ngarrindjeri, mentre sta celebrando un rito con il fumo.

 

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