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ANIME E ANIMA: NEON GENESIS EVANGELION di D. Toccafondi

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Neon Genesis Evangelion

Studio Gainax, sceneggiatura di Hideaki Anno (1995)

 

“Se incontriamo pagine esplosive, pagine che feriscono e bruciano, che strappano gemiti e lacrime e bestemmie, sappiate che sono pagine di un uomo alle corde […]. Se un uomo mai osasse tradurre quel che ha nel cuore, mettere giù quella che è la sua vera esperienza, io credo che allora il mondo si sfascerebbe in frantumi, e né Dio, né accidente, né volontà potrebbero mai raccogliere i pezzi, gli atomi, gli elementi indistruttibili che componevano il mondo.”

  • Henry Miller, Tropico del Cancro

 

“E tu non sei essere dato alla morte.”

  • Un personaggio di Evangelion, prima di morire molto, molto male

 

Pre-scriptum: Evangelion è composto dai 26 episodi della serie originale, più il film animato End of Evangelion. Ci sono poi tre remake/seguiti cinematografici, ma su di essi non posso esprimermi finché non esce il quarto.

Per carità, restate alla larga da tutto il resto.

LA STORIA

Anno 2000. Il Primo Angelo Adam si schianta in Antartide, causando la morte di tre miliardi e mezzo di persone e uno sconvolgimento climatico senza precedenti, nel cataclisma conosciuto come Second Impact.

Anno 2015. Compare il Terzo Angelo e attacca Tokyo. Se non venisse fermato in tempo, sarebbe il Third Impact e la fine dei tempi. Ma stavolta l’umanità si è preparata: la NERV, una società internazionale strapotente, ha costruito degli immensi robottoni, gli Evangelion. Dove missili e bombe atomiche falliscono nello scalfire l’Angelo, il robot è l’unico in grado di neutralizzare il campo di forza intorno al mostro.

Gli Eva (i robottoni, così amorevolmente abbreviati) richiedono però piloti particolari: serve infatti sincronia tra la macchina e l’essere umano. Gli unici che ce l’hanno sono i cosiddetti Figli.

Uno di loro è il quattordicenne Shinji. Orfano di madre, suo padre è il comandante supremo della NERV. Il genitore l’ha abbandonato in tenera età nelle mani di un tutore, ma adesso lo richiama. Shinji viene subito, sperando di ricevere l’affetto che gli è stato negato. E invece il padre lo vuole solo per pilotare l’unità Eva 01.

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Riuscito a salvare l’umanità una volta, il giovane sarà costretto a pilotare ancora e ancora, perché i mezzi sono scarsi e molti altri Angeli sono in arrivo. E non sono cherubini con alucce di plastica: ma mostri che escono da un incubo di Lovecraft. Leviatani, ombre dello spessore di molecole, occhi grandi come città, serpentoni di luce e ottaedri di cristallo sono solo alcune delle loro forme. E combatterli richiede il suo scotto da pagare su persone travagliate e dai rapporti difficili.

LE OPINIONI

Solitudine. Paura. Disperazione. Amore. Di questo parla Evangelion. 

È un’opera piena di difetti: a volte è pacchiana, noiosa, dalla caratterizzazione forzata, oscura. L’analisi psicologica rischia di sconfinare nelle seghe mentali. Il budget è stato speso malissimo: alcuni episodi sono fatti con i pastelli rubati a una scuola elementare.

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Però è stata scritta da un uomo alle corde. Un uomo che ha osato mettere giù quel che aveva nel cuore. Per questo guardare Evangelion infiamma l’anima. Ti butta giù e ti presenta un conto troppo a lungo rimandato, da cui non puoi scappare, perché prima lo spettacolo ti ha spaccato le gambe a mazzate e ha pisciato sulle tue ferite. E ha bisogno anche della noia, della pacchianaggine e delle giapponesate per essere Evangelion. Come l’umanità è tale anche per il dolore e la disperazione. Ma pure per quella vocina che dal buco in cui sei sprofondato ti sussurra: “Non arrenderti, non è finita.” Una volontà di vivere, di evolvere e di strappare la felicità più forte di ogni cosa.

No, non mi sono rincoglionito. Lo so che questo è un cartone animato giapponese. Voi puristi chiamatelo anime, vi ricordo che deriva da animazione, termine italiano. Resta il fatto che non è un romanzo.

Non ho nemmeno intenzione di cambiare l’argomento delle recensioni. Ho deciso di proporvi questo anime fra tutti per via della sua ricchezza, paragonabile a quella di un’opera letteraria.

Ricchezza. Mhm…già qui troviamo chi afferma che tutti i riferimenti alla Cabala, le simbologie cristiane, i termini misteriosi, siano soltanto fumo negli occhi, messi lì per fare figo. Altri invece hanno scritto sull’argomento fiumi d’inchiostro, saggi e addirittura tesi universitarie, ciascuna con un’interpretazione contrastante. Io mi pongo in mezzo: lo sceneggiatore è uno a cui piace mettere tanta carne al fuoco. Solo che a volte si dimentica di qualche salsiccia. Lo invito al mio barbecue solo perché quel che riesce a cuocere è davvero buono. Voi amanti della superficie, non rompete il cazzo: Evangelion è un’opera dai molteplici piani di lettura: battaglia tra robottoni e mostri, storia di crescita dalla fanciullezza all’età adulta, polemica contro l’isolamento della società giapponese, grido d’allarme contro le dipendenze dai media, analisi psicologica, percorso iniziatico cabalistico, metafora del dramma interiore dell’umanità. E scusate se è poco.

Poi, ovviamente, qualcosa doveva pagare lo scotto di tutto questo bendiddio e in alcuni punti è la trama.

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Ma andiamo con ordine. Eva è una tragedia di robottoni contro mostri, o meglio Angeli. Aspettate prima di fermarmi. Siete scettici vero? Robottoni, proprio come quelli che davano su Italia Uno prima del Diluvio. E tragedia. Che c’è, non possono avere come protagoniste “macchine” alte 200 metri? Non v’ispira l’immagine dell’Eva 01 con un teschio in mano, a declamare “Essere o non essere”?

Se è per questo, come altre opere dalle aspirazioni elevate, Evangelion tocca anche altri generi, come il thriller e la commedia romantica di genere harem, quella con il protagonista maschile a cui tutte le ragazze zompano addosso.

La sua specialità però è prendere le convenzioni di questi generi e sovvertirle, oppure mostrare le loro implicazioni in maniera realistica, il che vuol dire ottenere effetti inquietanti.

Volete un esempio? Per essere uno show di robottoni, non ci sono robottoni. Tranne uno, ma è una mezzasega. Gli Eva sono robot quanto Iron Man è un automa: sono mamme. La loro anima e personalità è stata trapiantata nei corpi clonati di un Angelo soggiogato, per farsi pilotare dai loro Figli. La prossima volta che mamma vi chiama perché la pasta è in tavola, immaginatevela alta 200 metri, magari in berserk, che fa a pezzi un mostro dell’altro mondo.

Adesso capite perché i piloti devono essere per forza dei quattordicenni. Io a vedere tutti gli altri show mi ero sempre chiesto come mai in cabina non potevano metterci dei militari cazzuti con addestramento e mezzo metro di peli sul petto. E infatti per una volta dei ragazzini che pilotano armi di distruzione di massa, combattono mostri apocalittici e vedono morire i loro commilitoni, ci mettono molto poco a sviluppare traumi.

Bene. E la commedia romantica? E l’harem? Pane al pane e robottone al robottone, questo genere caro ai giapponesi, nasce soprattutto per indulgere le fantasie di quelli che stanno più chiusi in casa. Un po’ come certi romanzetti rosa, ma tant’è.

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A dir la verità, quel gran furbone dello sceneggiatore pare abbia progettato tutto Evangelion come una trappola per otaku: ovvero uno spettacolo che potesse attrarli con le migliori premesse, così da poter distribuire loro cazzotti nello stomaco.

Ma torniamo all’harem. Gli ingredienti ci sono tutti: abbiamo il protagonista timido ma di buon cuore, rappresentante dello spettatore; c’è la ragazza passiva sogno di ogni sado; quella aggressiva sogno di ogni maso; e la donna esuberante che insidia e tenta il protagonista. Tutte e tre vogliono saltare addosso a Shinji e per una volta, invece che impersonarsi, lo spettatore si comincia a chiedere che cacchio ci trovino in lui.

Peccato che la realtà consegua implacabile. Shinji è un rottame privo di iniziativa. A differenza di altre storie dello stesso filone, i problemi relazionali non vengono presentati per ridere, se non proprio all’inizio, e la risoluzione romantica non gli arriva con la magia dello sceneggiatore. Lontano dalle fantasie e dagli auto-inganni dei più otaku, lo spettacolo fa vedere che senza autostima, stabilità e capacità di amare, ciascuno resta nel suo guscio e i rapporti personali peggiorano. Il che potrebbe arrivare a compromettere la salvezza dell’umanità.

Inoltre, le tre donne che intorno al cor gli son venute, dietro la bellezza richiesta per contratto celano grosse instabilità: da una solitudine terribile, a una chiusura a comparti stagni, a un rapporto difficile con il proprio corpo, a un tranquillo desiderio di morte, fino a un’aggressività devastante. E non vengono trattati come dei problemucci che l’Ammorre Reciproco™ può risolvere.

Perché più che un sentimento di amore, il loro è un bisogno. Sono vampire, alla ricerca di linfa che chi è messo peggio di loro non può dare. E non ci sono scorciatoie facili. Due zoppi si sorreggono bene solo se hanno in panne le gambe opposte. Se soffrono entrambi dello stesso problema, cadono a terra di faccia.

Le decostruzioni di genere non si fermano qui. Ora sono molto più comuni, soprattutto nello stesso media ma anche in altri (mi viene in mente il Cavaliere Oscuro di Nolan), però all’epoca, essendo uscito 20 anni fa, mi dicono abbia rivoluzionato il mondo degli anime. (continua)

Davide Toccafondi

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