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A SPASSO PER PARIGI CON COCTEAU

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Jean Cocteau, Parigi, Piemme, trad. di Sergio Baratto pagg. 96, euro 14,90

51Wm8OxgA3L._SX335_BO1,204,203,200_A chi piacerebbe tornare a Parigi con una guida d’eccezione consigliamo Parigi di Jean Cocteau, una raccolta di testi finora inediti in Italia, che esaltano angoli inconsueti nascosti al normale turista. Una ricognizione innamorata delle bellezze urbane di un luogo poetico, ma complesso e contraddittorio, fatto non solo di luci ma “di ombre e penombre». Una guida Michelin per uno stratificato labirinto di splendori e miserie, di trappole, miraggi e meraviglie.

Cocteau è stato un viaggiatore dall’occhio rapido e esercitato a cogliere l’essenziale. Da bambino vide al teatro Châtelet lo spettacolo Il giro del mondo in ottanta giorni, tratto dal romanzo di Jules Verne e ne rimase ammaliato. Da grande vorrà emulare Phileas Fogg e nel 1936 convince “Paris-Soir” a mandarlo come inviato circumplanetario, per realizzare il suo sogno di bambino. I suoi resoconti di viaggio sono raccolti nel libro Mon premier voyage. Mon tour du monde en quatre-vingts jours fatto di note brevi, fulminanti istantanee scattate a raffica in Italia, in Grecia, in Egitto, in Giappone e a New York. Mentre è sul ponte della nave che lo porterà in America, dopo aver visitato il Giappone, in vista del Golden Gate, gli si avvicina Charlie Chaplin che gli sussurra all’orecchio: -Ritorniamo tra i selvaggi.- Girando il mondo, Cocteau scopre che i nobili vizi orientali sono preferibili alle mediocri virtù occidentali.

Ma per Cocteau la cosmopolita Parigi è pur sempre l’epitome del mondo. “Parigi è una grande città, fatta di piccole cittadine e di villaggi che lo stesso parigino ignora e che gli stranieri conoscono meglio di noi…Parigi è una agorà pericolosa, una pubblica piazza dove gli artisti di differenti nazioni provano insieme questo patriottismo internazionale dell’Arte, tanto suscettibile e feroce quanto il patriottismo legato alla nascita.” Una città dove il sangue dei poeti si tramuta rapidamente in inchiostro. “Come i poeti, Parigi è di tutte le città del mondo la più vistosa e la più invisibile. È da questo strano contrasto che nascono i peggiori malintesi.” Il fulgore elettrico dei suoi boulevard somiglia a volte alla fosforescenza della putrefazione, ma quel che si sprigiona da tutti questi contrasti che affaticano l’immaginazione, “altro non è che poesia”. Metropoli romanzesca e iperletteraria, Hugo, Eugène Sue, Rocambole e Fantômas ce ne aprono porticine, botole e retroscena segreti. Parigi stessa assume l’aspetto umanizzato di un personaggio balzacchiano, con le sue qualità singolari e i suoi difetti sordidi. Da amare e odiare a cuore aperto.d74ed0de49178a9606b94773cbd9b32c

Chi ha odiato di più Parigi, come odia solo un amante deluso è stato però il semidimenticato e irregolare scrittore romantico Paul-Ernest Rattier, autore di Parigi non esiste, una contro-guida che si propone di demolire il mito della Città di Luce mostrandone lo squallore. Lutetia, il suo nome latino, richiama il lutum, ovvero il fango delle sponde acquitrinose della Senna. Le sue strade rettilinee sono state tracciate per tenere sotto controllo il suo spirito tortuoso e ribelle. “Parigi che cambia” scriveva Baudelaire. L’eloquenza corrusca di Rattier ci conduce nei vicoli, nell’inferno di tetti ammassati che si stagliano contro un cielo avaro di azzurro, nei palazzi opulenti che confinano con bicocche sfasciate. Una fascinazione controversa e ambivalente che sarà ereditata dal Walter Benjamin dei Pasagen-Werk che cita Rattier e la sua rappresentazione di questa capitale fallace, trasformata da Napoleone III e Haussmann in un décor teatrale di ortogonalità plebiscitaria.

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