A COME AUDREY

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A COME AUDREY

Nell’Olanda occupata dai nazisti, c’era una bambina straniera che viveva rifugiata sotto falso nome. Intorno a lei vedeva parenti ed ebrei deportati o giustiziati dai tedeschi. È la storia di Anna Frank, diranno subito i miei venticinque lettori. No, ragazzi, avete sbagliato. È la storia di Audrey Hepburn.annex-hepburn-audrey-breakfast-at-tiffanys_14

Della ragazzina ebrea che visse nascosta con la famiglia in uno stambugio sul Prinsengracht di Amsterdam e morì nel lager di Bergen-Belsen, la piccola Audrey era esattamente coetanea (sono entrambe del ’29) e viveva in quegli stessi anni in una cittadina a un’ora dalla capitale olandese.

E’ incredibile pensare che la vita sfavillante della star più glamour di Hollywood cominci con la tragica carestia olandese del ’44, l’Hongerwinter o Inverno della Fame, che la lascia anemica e denutrita; e che l’ultimo decennio di quella stessa vita lo impiegherà volontariamente in mezzo alla cronica malnutrizione dei Paesi del Terzo Mondo, da lei visitati nel suo ruolo di ambasciatrice dell’UNICEF. L’icona della femminilità ultra-chic passerà infatti gli anni del suo ritiro dalle scene, attraversando la povertà dell’Etiopia, l’arretratezza dell’America latina, le baraccopoli dell’Ecauador e del Venezuela, la fame del Bangladesh, i campi profughi del Sudan, gli sterminati cimiteri della Somalia in guerra.

Ma torniamo agli anni ’50. La giovane Audrey è impegnata nelle riprese del film Monte Carlo Baby, una produzione anglo-francese. Viene notata dalla scrittrice francese Colette, che bazzica il set in cerca di una protagonista per la commedia musicale tratta dalla sua novella Gigi, (accento sull’ultima, mi raccomando), scritta proprio in quel tremendo 1944 in cui la piccola Audrey conosceva la fame e la paura dei nazisti.

Lo spettacolo va in scena a Broadway nel ’51 con grande successo, tanto che, qualche anno dopo Vincente Minnelli ne ricava l’omonima pellicola, che farà incetta di Oscar, fra cui quello per il miglior film. La colonna sonora di Gigi raggiunge la prima posizione su Billboard.

Se gli inediti legami tra Anna Frank e Audrey Hepburn vi hanno sorpreso, che ne direste di scoprire che ve ne sono altri ancora più bizzarri tra la protagonista di Colazione da Tiffany e i Pink Floyd?

Se prendete la copertina dell’album Ummagumma, nella versione inglese (in quella americana il titolo è stato cancellato), noterete che appoggiato al muro, ai piedi di David Gilmour, è ben visibile proprio il disco della colonna sonora di Gigi. Bizzarro omaggio del gruppo rock più sperimentale dell’epoca alle melense melodie dei musical hollywoodiani.

Pink_Floyd_-_Ummagumma

 

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