,

“QUANDO TI FUCILANO FA MALE?” I diari di un’Anna Frank lituana sopravvissuta all’Olocausto

877b2350bcbdf8a2bc64319d3d57e409Masha Rolnikaite, Devo raccontare, Diario 1941-1945, Traduzione di Anna Linda Callow, pp. 284, Adelphi, Milano, 2005.

Giusto dieci anni fa usciva la versione italiana del diario scritto in yiddish dal 1941 al 1945 da una ragazza lituana coetanea di Anna Frank, Masha Rolnikaite, giovanissima vittima ma sagace testimone della persecuzione nazista contro gli altri ebrei lituani.

Vilnius, la Gerusalemme del nord, è lo scenario di questa storia di terrore, di violenza, di brutalità esercitata con una delirante diligenza burocratica dagli scrupolosi carnefici hitleriani. Duecento pagine di claustrofobica intensità drammatica, come in un racconto di Kakfa, dove i protagonisti sono perseguitati da indecrifrabili aguzzini e sospinti via via in trappola, senza più possibilità di fuga.

Il ghetto di Vilnius

Il ghetto di Vilnius

Nel cuore della notte, la vita di Masha e degli altri ebrei di Vilnius viene sconvolta dall’arrivo dei carrarmati tedeschi. Masha si è addormentata come giovane donna e si risveglia spregevole ebrea prigioniera degli invasori.  Una storia kafkiana che diventa la realtà da affrontare ogni giorno. Come Anna Frank, questa ragazzina scopre cosa sono la guerra e l’odio più efferato nell’età in cui si scoprono i primi amori.

Con la sua pacata accuratezza, il suo diario ha sul lettore un effetto sconvolgente. Sembra di vivere sulla nostra pelle la progressiva perdita di libertà e di dignità degli ebrei, costretti in spazi sempre più ristretti: prima un quartiere-ghetto, poi un crocevia di strade, poi una strada, poi la deportazione, il lager, la riduzione a schiavitù, per molti la morte.

Sono cose che sappiamo, che abbiamo letto e studiato, ma questa testimonianza è persino più terribile del resoconto di Se questo è un uomo, perché le vessazioni disumane non avvengono in un luogo inconcepibile e alieno come un campo di concentramento, ma in scenari quotidiani come quelli che abitiamo: i palazzi, gli atri condominiali, le strade, le botteghe, dove si svolge una parvenza di vita normale, se non fosse per i divieti minuziosi che restringono a poco a poco, e alla fine negano, ogni libertà di movimento. Gli ebrei vengono avviati dai tedeschi al lavoro coatto e sono tenuti buoni dagli occupanti in quella angosciosa cattività, fatta di muri eretti a bloccare ogni accesso al ghetto, permettendo loro di organizzare attività sociali, ricreative e culturali, pur essendo già destinati a essere deportati e sterminati. E aggiunge orrore alla crudeltà il fatto che gli stessi ebrei sperano che, assecondando i comandi dei tedeschi e collaborando volenterosamente con loro, possano salvare la pelle. Ma ripetute brutalità e rappresaglie, continui arresti, impiccagioni, angherie e fucilazioni fanno vivere gli ebrei in una condizione di permanente terrore. E la fredda dissimulazione con cui i tedeschi celano dietro pretesti i loro disegni di morte agghiaccia anche più delle loro sanguinarie efferatezze. La vista del cappotto di un bambino massacrato può risultare più terribile del racconto del massacro stesso. E stringe più il cuore il fratellino che chiede a Masha: «E quando ti fucilano, fa male?» che la descrizione di una strage.

Il ghetto di Vilnius oggi

Il ghetto di Vilnius oggi

Il racconto prosegue con Masha che finisce in vari campi di concentramento. E’ abbastanza fortunata per uscirne viva; e raccontare è un dovere, non una possibilità. Masha è una specie di Anna Frank sopravvissuta, quasi come nel romanzo Lo scrittore fantasma (The Ghost Writer) di Philip Roth, dove Nathan Zuckerman, alter-ego dello scrittore, incontra una donna misteriosa che potrebbe essere Anna Frank, scampata allo sterminio e rifugiata negli Stati Uniti con uno pseudonimo. Ma a differenza del personaggio di Roth, Masha Rolnikaite si stabilirà dall’altra parte della Cortina di ferro, nell’Unione Sovietica di Stalin, ad affrontare un’altra catastrofe storica.

Ma gli eventi storici passano. Le storie restano. Purché qualcuno sappia raccontarle.

0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Fornisci il tuo contributo!

Rispondi